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Chi semina vento raccoglie tempesta

Non voglio sentire i telegiornali, non voglio leggere nemmeno i giornali. Quelli dei salotti buoni, dei servi di Berlusconi, di De Benedetti, di Caltagirone, della Confindustria e delle banche. Già immagino i loro commenti sui fatti del 15 ottobre: vomiteranno tutto il loro odio sui giovani e sulle loro istanze, confondendole con gli atti vandalici di poche centinaia di fascisti vestiti di nero. Mentendo, sapendo di mentire. Perché questa gente serva è lontana mille anni luce dai bisogni di una generazione cui è stato tolto tutto, compreso la speranza ed il futuro. Scriveranno i loro articoli astiosi e poi saliranno sui loro SUV da 100 milioni, fregandosene di tutto e di tutti.
E' del tutto evidente che i sedicenti "black bloc" (o come diavolo si chiamano questi maledetti) non hanno nulla a che fare con le decine di migliaia di giovani che hanno manifestato pacificamente. Anzi spesso gli "indignati" hanno tentato di isolare questi mascalzoni, consegnandoli alle forze di polizia. La loro malefica forza distruttrice ha invece fatto il gioco del potere, spostando l'attenzione mediatica dall'indignazione sacrosanta, alla pura violenza gratuita.
Ma non voglio fare anch'io di tutta un erba un fascio: è vero che molti di questi "black bloc" sono stati pagati per essere lì, a distruggere una dalle manifestazioni più belle ed imponenti della storia repubblicana. Ma è altrettanto vero che l'indifferenza del potere verso i giovani sta creando una generazione di disperati, che vedono lo stato e le istituzioni come un nemico che li vuole annientare. E la disperazione genera odio, senso di vendetta, voglia di spaccare quei simboli che rappresentano il nemico.
Chi semina vento raccoglie tempesta: i governi che si sono succeduti dagli anni 80 ad oggi hanno sistematicamente distrutto lo stato sociale, quell'insieme di regole che tengono unite una collettività nel nome del bene comune, di un unico senso di appartenenza. Hanno diviso invece di unire, hanno divaricato il solco tra la ricchezza e la povertà, tra la giustizia e l'ingiustizia.
Ecco perché con l'attuale classe politica, finanziaria ed imprenditoriale le fila dei "black bloc" sono necessariamente destinate ad ingrossarsi. Ecco perché è necessaria una immediata rivoluzione pacifica e culturale, che sostituisca questa accozzaglia di mafiosi e papponi che risiede nel parlamento con persone per bene, con regole nuove, che restituiscano alla democrazia ed alla politica la dignità che hanno perduto.
Non c'è più tempo da perdere: se non vogliamo consegnare il nostro futuro in mano ai "black bloc", dobbiamo ascoltare gli indignati, dargli fiducia immediata, consentirgli di installarsi nelle istituzioni politiche e sociali. Perché la bomba ad orologeria sta per esplodere, col suo sinistro ticchettio.

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