Questo blog è dedicato alla professoressa di letteratura italiana e latina, Loredana Rossi Molinaro, donna di grandissima cultura ed infinita umanità.

22/10/11

Il limbo

Adesso sono calmo. Calmissimo. Le cure fanno il loro effetto, eliminano le ansie, le nevrosi e le fobie. Ma eliminano anche una parte piuttosto consistente di me. I 23 lettori del mio blog avranno intuito che qualche mese fa ho scritto delle cose abbastanza personali. Non so se erano belle o brutte, ma erano parte di me, mi rappresentavano. Avevo voglia di scrivere e lo facevo con dignità ed orgoglio. Adesso è tutto così lontano, offuscato, sbiadito. E' come se qualcuno avesse spruzzato un intero estintore dentro quel coacervo di emozioni che era la mia anima. E se prima mi odiavo per il modo assurdo di affrontare la realtà, oggi mi odio per la mia indifferenza indotta. Ho dovuto fare una scelta terribile: vivere da morto o morire da vivo. Ecco sì, sono un morto vivente: senza emozioni, senza più odio e nemmeno amore. Aspetto che accadano gli eventi, anestetizzato e vaccinato. Evidentemente gli scatti d'ira, il nervosismo immotivato fanno parte della mia essenza e privarmene è stato come privarmi della mia tanta o poca intelligenza. E ora scusatemi ma torno nel mio limbo ovattato. E odiatemi pure. Tanto non riuscirò ad accorgermene.

16/10/11

Chi semina vento raccoglie tempesta

Non voglio sentire i telegiornali, non voglio leggere nemmeno i giornali. Quelli dei salotti buoni, dei servi di Berlusconi, di De Benedetti, di Caltagirone, della Confindustria e delle banche. Già immagino i loro commenti sui fatti del 15 ottobre: vomiteranno tutto il loro odio sui giovani e sulle loro istanze, confondendole con gli atti vandalici di poche centinaia di fascisti vestiti di nero. Mentendo, sapendo di mentire. Perché questa gente serva è lontana mille anni luce dai bisogni di una generazione cui è stato tolto tutto, compreso la speranza ed il futuro. Scriveranno i loro articoli astiosi e poi saliranno sui loro SUV da 100 milioni, fregandosene di tutto e di tutti.
E' del tutto evidente che i sedicenti "black bloc" (o come diavolo si chiamano questi maledetti) non hanno nulla a che fare con le decine di migliaia di giovani che hanno manifestato pacificamente. Anzi spesso gli "indignati" hanno tentato di isolare questi mascalzoni, consegnandoli alle forze di polizia. La loro malefica forza distruttrice ha invece fatto il gioco del potere, spostando l'attenzione mediatica dall'indignazione sacrosanta, alla pura violenza gratuita.
Ma non voglio fare anch'io di tutta un erba un fascio: è vero che molti di questi "black bloc" sono stati pagati per essere lì, a distruggere una dalle manifestazioni più belle ed imponenti della storia repubblicana. Ma è altrettanto vero che l'indifferenza del potere verso i giovani sta creando una generazione di disperati, che vedono lo stato e le istituzioni come un nemico che li vuole annientare. E la disperazione genera odio, senso di vendetta, voglia di spaccare quei simboli che rappresentano il nemico.
Chi semina vento raccoglie tempesta: i governi che si sono succeduti dagli anni 80 ad oggi hanno sistematicamente distrutto lo stato sociale, quell'insieme di regole che tengono unite una collettività nel nome del bene comune, di un unico senso di appartenenza. Hanno diviso invece di unire, hanno divaricato il solco tra la ricchezza e la povertà, tra la giustizia e l'ingiustizia.
Ecco perché con l'attuale classe politica, finanziaria ed imprenditoriale le fila dei "black bloc" sono necessariamente destinate ad ingrossarsi. Ecco perché è necessaria una immediata rivoluzione pacifica e culturale, che sostituisca questa accozzaglia di mafiosi e papponi che risiede nel parlamento con persone per bene, con regole nuove, che restituiscano alla democrazia ed alla politica la dignità che hanno perduto.
Non c'è più tempo da perdere: se non vogliamo consegnare il nostro futuro in mano ai "black bloc", dobbiamo ascoltare gli indignati, dargli fiducia immediata, consentirgli di installarsi nelle istituzioni politiche e sociali. Perché la bomba ad orologeria sta per esplodere, col suo sinistro ticchettio.

13/10/11

Ricattare il ricattatore

Il bello è che qualcuno crede ancora che i franchi tiratori - quelli che non hanno votato il decreto sul bilancio, per intenderci - siano un legittimo esempio di democrazia e pluralità all'interno della compagine governativa: sarebbe vero se la maggioranza non fosse un'accozzaglia di papponi, prostitute e mafiosi. Si tratta invece dello sport preferito dai gentiluomini e gentildonne che ho appena descritto: il ricatto.
Si sa, Berlusconi è in crisi ed ha bisogno di voti come della gnocca quotidiana. C'è persino arrivato un cerebroleso come Scilipoti. Quindi qualunque insoddisfatto o trombato del PDL adesso ha l'occasione della vita: chiedere al ras di Arcore qualunque cosa in cambio di un voto di fiducia.
Scajola, dopo la casa donata a sua insaputa, era un politico finito: ora potrà ambire a qualche incarico di rilievo all'interno del partito. Il summenzionato Scilipoti avrà terminato i soldi "guadagnati" nel passaggio dall' IdV ai Responsabili.
Questa è la più alta esemplificazione della politica italiana, ridotta a mercimonio di fica, sottosegretariati e bonifici. Con un'opposizione in "Aventino" da quattordici anni ed un Presidente della Repubblica con la tremarella.
Chissà come mai sabato 15 ottobre le piazze europee saranno stracolme di gente incazzata? E chissà come mai non ci sarà lo straccio di un partito tra le grida ed i pugni al cielo di una generazione che li spazzerà via. Speriamo presto. E speriamo con forme di rappresentanza maggiormente democratiche.

04/10/11

Anna dei miracoli

Anna se ne andata. Ci ha lasciati dopo tre anni di lotta contro il cancro, la sua "bestiaccia", come diceva lei. Ma ha voluto vivere questa tremenda esperienza condividendola con gli altri, nel suo meraviglioso blog. Non un diario triste e disperato, un racconto quotidiano del suo viaggio verso la fine pieno di humor e delicatezza. Il dolore e la disperazione ci sono, Anna non li nascondeva: ma più forte era il suo coraggio, la voglia di combattere, aiutata dall'amore di sua madre (Mamy) e di suo marito (Qualcuno). Sì perché Anna si è sposata nella cappella dell'ospedale di Livorno il 15 agosto scorso, quando la fine era ormai imminente. Ma è stato un matrimonio "pieno di sorrisi e di lacrime", uno schiaffo alla morte ed alla malattia.
Anna se ne è andata ed io mi vergogno come un ladro. Io che mi lamento sempre per tutto quanto, io che vedo solo i miei problemi da quell'enorme egoista che non sono altro. Io che di fronte ai cazzotti della vita non posso e soprattutto non voglio reagire, cullandomi nelle lamentele, nei sospiri e nei ricordi di un lontano passato felice, che forse è esistito solo nelle mie fantasie malate.
Io che non rido mai, che vedo solo il marcio negli altri e nel futuro, che non mi fido, che non do un passaggio in macchina, che non voglio rotture di coglioni. Io, io, io: solo e sempre io.
E poi improvvisamente Anna ci lascia con un sorriso, e quel sorriso mi spoglia: il re è nudo, si guarda allo specchio e si vergogna. Non so se è possibile cambiare la propria indole a cinquant'anni, non so se ne avrò la forza o semplicemente la voglia. Vorrei soltanto che un pezzettino del cuore di Anna mi venisse trapiantato nel mio: vale di più una sua molecola che tutti i miei organi messi insieme. 
Addio Anna e sappi che se mai un giorno riuscirò a guardarmi allo specchio senza disgusto sarà soltanto merito tuo.

Un marziano in ufficio

Non prendiamoci in giro, non ho recuperato affatto. E non fisicamente, anzi tutto sommato la forma fisica è quella che meno mi preoccupa. E' quella psicologica che mi da pensiero. Sono tornato in ufficio ma sono uno zombie: non interagisco con i colleghi nemmeno per un caffè e non riesco a lavorare.
E' come se mi avessero tolto la sceneggiatura e mi aggiro tra le varie scene del filmaccio che è la mia vita, sperduto ed incredulo.
La pagherò sicuramente: qui se non sei più che efficiente e non getti il culo oltre l'ostacolo ti sbattono fuori dai progetti. Ti lasciano in un limbo a macerare finché, disperato, non vai dal capo a mendicare qualunque lavoro, persino il più reietto ed ignobile.
Ma non posso farci niente. Guardo i colleghi che si buttano a capofitto nelle quotidiane incombenze e non ne capisco più il senso. Insomma sono un marziano con i sensi di colpa. 
Già, maledetti sensi di colpa. Quando lavoro poco mi sento in colpa perché rubo lo stipendio; quando lavoro troppo mi odio perché sto buttando via la mia vita. Quando non sto con il mio fratellone mi sento in colpa perché penso che sta sempre da solo ed avrebbe bisogno di qualcuno con cui condividere le ansie e le paure di un bambino di quarant'anni. Quando sto con lui sento che è ingiusto mettere in secondo piano gli affetti delle persone che amo.
Insomma io con i sensi di colpa ci campo e ci campo proprio male. E allora, diamine! Un altro giro di venlafaxina e buona notte a tutti.