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Pecunia non olet

Noi siamo degli ipocriti, e per noi intendo tutto il mondo occidentale, che spesso si convince di essere democratico e liberale e poi scopre di essere gestito da un ristretto numero di criminali privi di scrupoli. La battaglia di Libia è l'esemplificazione perfetta delle nostre ambiguità di fondo. Che Gheddafi fosse uno spietato assassino lo si sapeva dal 1969 quando, con un cruento colpo di stato, prese il potere a colpi di cannone e mitra.  Inizialmente sembrò una rivoluzione socialista: la nazionalizzazione delle imprese, petrolifere e non, fece ritenere a molti strati della società libica ed anche ad una certa "intellighenzia" comunista che il colonnello libico avrebbe redistribuito tutte le ricchezze che il monarca appena destituito aveva incamerato in anni di governo corrotto e filo-americano. Così non fu, il Rais divenne ancora più ricco, corrotto e spietato del suo poco simpatico predecessore. Ovviamente pensò bene di tenersi al riparo dalle ritorsioni della "democrazia" occidentale, privata di molte rendite di posizione post colonialiste, infilandosi sotto l'ala protettrice sovietica. Arrivarono tecnici sovietici che insegnarono ai libici come gestire in autonomia le pompe petrolifere e, soprattutto, arrivarono i Mig e gli Scud, buoni per tenere a bada i dirimpettai della Nato e quel poco che restava dell'opposizione interna. La Libia diventa uno degli stati in cui vengono arruolati ed addestrati una moltitudine di terroristi di matrice islamica: dai sequestratori della nave "Achille Lauro" agli attentatori di "Lockerbee".
La Nato ovviamente non sta a guardare, ed in particolare i francesi, sempre pronti ad accapigliarsi per rinverdire i fasti di una "grandeur" ormai fuori dal tempo e dalla storia. L'Italia invece, tanto per cambiare, decide di tenere una linea di doppiezza. Da un lato afferma che il governo libico è uno "stato canaglia", dall'altro intensifica i rapporti tra i servizi segreti ed il colonnello. La scusa ufficiale è nobile: ci accordiamo con Gheddafi affinché l'Italia non sia il teatro di efferati atti di terrorismo. La realtà è ben diversa. Il nostro paese esce dalla crisi petrolifera della prima metà degli anni settanta con le ossa rotte. Le vacche sono ormai magre ed i soldi elargiti dagli USA non bastano più a mantenere la corruttela della classe politica e l'inefficacia della classe manageriale italiana. Il Rais è uno degli uomini più ricchi del mondo ed ha iniziato a non sapere più come investire i suoi sporchi denari. La FIAT è invece al collasso così come molte banche ancora di proprietà IRI. Dunque l'Italia decide di turarsi il naso, di non intraprendere alcuna azione contro il governo libico. In cambio un fiume di petroldollari si riverserà a rimpinguare le casse di uno stato ridotto alla bancarotta.
Ma i nostri servizi segreti si spingono ancora più in la. Con l'avallo di Andreotti e della "stella nascente" Craxi, iniziano ad avvisare Gheddafi dei numerosi tentativi della Nato atti a far fuori il colonnello libico.
Venerdì 27 giugno 1980 l'aereo presidenziale del colonnello Gheddafi cambia improvvisamente rotta ed evita di sorvolare cieli ben pattugliati dalla Nato. Quella sera stessa un DC-9 dell'Itavia esplode in cielo e pochi giorni dopo i resti di un Mig libico vengono ritrovati nelle montagne della Sila. Anche un bambino capirebbe che si è trattato di un fallito attentato all'aereo che presumibilmente trasportava Gheddafi e che il DC-9 si è trovato per sua disgrazia in mezzo a questo scenario di guerra. Ma ci penseranno i depistaggi del Sismi a far credere all'opinione pubblica che si è trattato di un cedimento strutturale.
La soffiata al colonnello da parte dei servizi segreti italiani passa tutt'altro che inosservata e manda su tutte le furie i nostri alleati del Patto Atlantico. Un mese ed 11 giorni dopo, il 7 agosto 1980, esplode una bomba alla stazione ferroviaria di Bologna uccidendo decine e decine di ignari ed innocenti cittadini in procinto di andare a godersi le meritate vacanze estive. Un puro caso, un avvertimento? Sicuramente l'inizio di una lunga serie di depistaggi che portano all'arresto di due terroristi della destra extra parlamentare: Giusva Fioravanti e la sua compagna Francesca Mambro. Questi due sono feroci e spietati assassini: ma hanno sempre sparato in faccia alle loro vittime, chiamandoli per nome e rivendicandone l'omicidio una volta che sono stati arrestati. Ciò appartiene alla degenerata "deontologia professionale" del terrorista politico, di destra e di sinistra. Le stragi di innocenti sono opera di altri, soprattutto se si scopre che l'esplosivo è di una tipologia utilizzata da armi militari.
Gheddafi sembra avere le ore contate ma, incredibilmente, è la caduta del muro di Berlino ad assicurargli una lunga vita. Lo sfaldamento dell'impero sovietico fa perdere al colonnello il suo più grande protettore politico e militare. Il Rais si rende conto che è tempo di cambiare politica estera: si dissocia dall'islamismo più estremo ed inizia a tessere contatti politico-economici col mondo occidentale. Li convince a suon di dollari ed improvvisamente George W. Bush estromette la Libia dagli stati canaglia: ha bisogno della sua neutralità per iniziare l'opera di invasione coloniale dell'Afghanistan e dell'Iraq.
I baciamani di Berlusconi, l'harem pieno di amazzoni ed aspiranti prostitute pagate con i soldi dello Stato italiano sono storia recente. Nessuno è cambiato: Gheddafi era allora un tiranno sanguinario così come lo è oggi e le democrazie occidentali sono sempre le stesse da centinaia di anni. Questa è solo l'ennesima guerra colonizzatrice per spartirsi i pozzi petroliferi. Se i paesi democratici avessero avuto veramente a cuore le sorti del popolo libico, unica vera vittima di tutta questa triste storia, avrebbero potuto e dovuto agire almeno trenta anni fa: ma "pecunia non olet", i soldi di Gheddafi erano più importanti della libertà. Allora non andava di moda esportare la democrazia. 

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