Questo blog è dedicato alla professoressa di letteratura italiana e latina, Loredana Rossi Molinaro, donna di grandissima cultura ed infinita umanità.

13/01/11

Il dinosauro venuto dal Canada

Non è una questione di destra o di sinistra. E forse non c'è nemmeno da tirare in ballo la questione morale. In verità schierarsi con Marchionne significa solamente far parte del passato, essere incapaci di capire cosa è successo in questi ultimi due terribili anni. Marchionne è il prototipo del manager-finanziere: il suo obiettivo non è quello di produrre un bene che sia in grado di affermarsi sul mercato e nemmeno quello di strappare fatturato alla concorrenza. Il suo compito primario è quello di ottenere il più alto valore possibile per i dividendi da consegnare agli azionisti. E lui, da buon commercialista, sa bene come fare: spezzare l'azienda in diverse entità da ricollocare sul mercato azionario e iniziare una drastica riduzione del costo della forza lavoro tramite nuovi contratti, cessioni di ramo d'azienda e licenziamenti.
Novanta volte su cento il mercato paga queste strategie: le azioni salgono, i dividendi si incrementano ma poi le aziende muoiono e con loro migliaia di posti di lavoro. Ma questo interessa poco ai manager stile Marchionne: tra un paio d'anni sarà altrove a fare le stesse cose, a far ancor più ricco chi già lo è ed a gettare sul lastrico centinaia di famiglie.
Sono stati i tanti Marchionne in giro per il mondo a creare la terribile bolla speculativa che ha fatto piombare i cosiddetti paesi sviluppati in una crisi che pochi hanno il coraggio di dire che è peggio di quella del 1929; finanzieri privi di cultura aziendale, incapaci di appassionarsi al bene che essi stessi devono produrre. Ecco perché dico che Marchionne e tutti i politici di destra e di sinistra che lo adulano sono dei dinosauri che appartengono ad un era industriale superata dalla storia perché fatalmente dannosa. E, di contrasto, si spiega invece la modernità assoluta di chi vuole impedire che si continui a fare scempio del lavoro e della produzione. Sono assai più moderni gli operai che domani diranno no al ricatto di Marchionne. Perché questi operai, attraverso la difesa della dignità del loro operato, hanno in mente una FIAT diversa, una FIAT che faccia tornare al centro dell'universo produttivo l'automobile, il prodotto finale.
E non è difficile riuscirci, basta investire sulla ricerca che miri a prodotti tecnologicamente avanzati anche dal punto di vista della sostenibilità ambientale: il motore a scoppio ha più di cento anni, il primo che riuscirà a sostituirlo con altre forme motrici più efficienti termodinamicamente avrà mille anni di prosperità. Basta tornare ad investire sul design: non si vendono in Europa e nel mondo macchine brutte, prive di qualunque "appeal" e senza alcun "family feeling".
Certo, occorrono investimenti per effettuare queste politiche aziendali: le risorse ci sarebbero se Marchionne decidesse di spostare in nuove tecnologie parte dei suoi lauti guadagni e di quelli del consiglio di amministrazione. Ma un avido ed insensibile commercialista come Marchionne queste cose non le può capire: come un vecchio dinosauro ferito a morte può soltanto continuare a distruggere tutto quello che lo circonda, prima di finire distrutto anche lui.

04/01/11

Il coraggio di essere vento

La mia è una generazione fallimentare. Noi cinquantenni siamo stati troppo piccoli per fare il '68 o il '77 ed invece abbiamo subito il riflusso, ne abbiamo reso parte integrante dei nostri cromosomi etici e politici. Abbiamo creduto alle fandonie di uomini senza scrupoli come Craxi e Berlusconi, contribuendo anche noi allo smantellamento sistematico dello stato sociale in favore di un'oligarchia di ricchi mascalzoni che hanno contrabbandato il loro crasso guadagno per liberalismo.
Abbiamo creduto alla "Milano da bere", abbiamo messo al primo posto nella scala dei valori la produttività, il business ed abbiamo lasciato al loro destino i vecchi, i malati e tutte le categorie deboli, non produttive.
Sì mi sento anch'io responsabile di questo fallimento generazionale: avrei dovuto fare di più, avrei dovuto indignarmi di più, avrei dovuto combattere di più, avrei dovuto mettere più coraggio nelle scelte della mia vita. 
E se noi stiamo pagando queste scelte con l'assenza della felicità, c'è chi soffre ancora di più per le nostre colpe: abbiamo rubato il futuro alle nuove generazioni, li abbiamo privati dello studio e quindi della possibilità di una elevazione sociale; li abbiamo privati della stabilità impedendo loro di uscire dalle famiglie, di sposarsi e di mettere al mondo i figli.
Ragazzi non perdonateci, anzi siate ancora più indignati: combattete con tutta l'asperità e la forza che avete in corpo. E non credete a chi vi parlerà di pacatezza, di dialogo, di riforme e riformismo. Noi abbiamo creduto a questi mostruosi imbonitori e così facendo abbiamo buttato al vento la nostra vita e la nostra dignità. Siate quel vento di tempesta che noi non abbiamo avuto il coraggio di essere