Questo blog è dedicato alla professoressa di letteratura italiana e latina, Loredana Rossi Molinaro, donna di grandissima cultura ed infinita umanità.

26/12/11

Come voi

Eppure vorrei essere come voi. Che non parlate di politica se non per dire: "il più pulito ha la rogna". Che guardate "X Factor" ed "Il grande fratello". Che non perdete una puntata de "I soliti idioti". Che non vi ponete domande e le incazzature vi passano dopo cinque minuti. Che mangiate pane e calcio. Che leggete i libri di Fabio Volo e vi sembrano anche belli. Che spendete 800 euro di tablet per giocarci a tetris. Che vi comprate auto alla moda e regolarmente parcheggiate in seconda fila. Che al mare ci andate a mezzogiorno dopo due ore di traffico. Che il sabato sera non è sabato sera se non si va alle "Fraschette" di Frascati o a mangiare il tiramisù di Pompi. Che parlate del nulla nel vostro telefonino ma lo fate ad alta voce. Che siete convinti di avere sempre ragione. Che il problema sono gli extracomunitari che ci portano via il lavoro. Che ascoltate i Coldplay come se fossero i Beatles. Che avete votato Berlusconi perché convinti che si è fatto da se. Che ora non lo votate più perché lo dice Montezemolo. Che le vostre donne sono soltanto trofei espositivi. Che dovunque andiate e qualunque cosa facciate poi mettete la foto su Facebook. Che andate in vacanza solo per fare morire di invidia i vicini ed i parenti. Che siete convinti che Monti salverà l'Italia e che il PD sia un partito di centrosinistra. Che considerate Christian De Sica e Massimo Boldi due attori. Che vi siete comprati una chitarra acustica 12 corde della Eko ma non la sapete suonare. Che fate i leccaculo per qualche potente nella speranza che un domani vi possa sistemare. Che avete un lavoro soltanto grazie alle raccomandazioni di papà e credete di saper lavorare. Che vi scambiate regali di natale ma vi accoltellereste alla schiena. Che considerate i "contractor" della guerra come degli eroi. Che pensate di esser vivi ma state solo consumando ossigeno.
Eppure vorrei essere come voi. Perché vi guardo negli occhi e sembrate felici. Perché il vostro universo è un monolocale ove vigono le ferree e rassicuranti leggi della geometria euclidea. Perché la felicità è un sentimento banale e le complicazioni rendono la vita difficile. Perché avete imparato l'arte di scansare i problemi. Perché non ve ne frega niente degli altri.
Eppure vorrei essere come voi. O forse sono come voi. Ma non abbastanza.

24/12/11

Ieri, oggi e domani

Arrivare alla fine dell'anno invoglia alla tentazione dei bilanci. Se poi ci si arriva con l'età tonda dei 50 diventa quasi un obbligo morale. Ma io odio fare i bilanci, perché - maledizione - li so fare benissimo. Sono il re dei bilanci, li viviseziono come un chirurgo con il suo bisturi. Con mano ferma, sicura e netta. Quando c'è da fare a pezzi la mia vita non temo rivali. 
Potrei arrivare a calcolare un numero indice che misuri il grado di fallimento esistenziale con una approssimazione pari al 95%. Ma a che servirebbe? Questo mio accanimento terapeutico mi ridarebbe i 20 anni? Mi aiuterebbe a smussare gli angoli acuti del mio spigolosissimo carattere? Certo che no.
E ho anche un'altra certezza: non tornerei indietro nemmeno se mi costringessero con un forcone. Perché se sono quel che sono lo devo al mio passato, al mio "yesterday", in cui tutti i "troubles" erano vicinissimi. Niente passato, dunque. Ma nemmeno il futuro: è un film che si srotola nella mente con una trama fin troppo chiara e poco rassicurante. Quindi sono costretto a vivere, mio malgrado, nel presente, facendo finta di aver dimenticato quello che sono stato ed impegnandomi a non pianificare il futuro. Una gabbia reale, un vivere giorno dopo giorno senza incubi e senza sogni. Fortunati voi che vivete al caldo di dolci ricordi o nel vento impetuoso dei progetti: il mio sogno è vivere in un oggi senza fine, nella illusione di poter fermare il tempo. Ma il tempo è una roba banale: se ne frega di me, del mio ieri e del mio domani. Va avanti come un cavallo stanco e con i paraocchi. Indolente. Incurante. Inesorabile.

09/12/11

Elementare, Monti!

Diciamocela tutta: la manovra del professor Monti è un'enorme rastrellamento di liquidità. Occorre presentarsi all'Europa con 20 milioni di Euro cash e quindi il "mite" bocconiano, per non sbagliarsi, li va ad arraffare nelle prime tasche disponibili: quelle dei lavoratori dipendenti, dei pensionati e dei possessori di prime (e quasi sempre uniche) case.
Sono perfettamente consapevole della drammaticità della situazione finanziaria dello stato italiano. Un default (o fallimento come si direbbe tra la gente comune) significherebbe l'impossibilità di pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici, poliziotti, carabinieri, vigili del fuoco ed operatori medico-sanitari presso le ASL. Praticamente lo stato, che già è parecchio latitante, non esisterebbe più, non sarebbe più in grado di far fronte alle spese per il sostenimento dello stato sociale, a difesa dei più poveri, dei malati e degli anziani.
Quindi non contesto a Mario Monti la scelta di reperire soldi in maniera così brutale e per giunta dai soliti tartassati. Io mi indigno quando vedo che in questa manovra esistono solo norme di questo tipo, che non sono affatto considerate transitorie e che, accanto ad esse, non ci siano provvedimenti che stimolino la ripresa economica del nostro paese.
Perché una siffatta manovra è di breve, brevissimo respiro. Una volta raggranellato il maltolto ci troveremo con uno stato che continua a spendere di più di quel che guadagna e con un impoverimento generalizzato foriero di tensioni sociali. L'aumento delle accise sui carburanti agirà da detonatore sulla bomba del rialzo generalizzato dei prezzi; e contemporaneamente il mancato aggancio all'inflazione della parte eccedente i 900 Euro delle pensioni contribuirà a far perdere di valore reale la busta paga dei nostri genitori. I quali dovranno mantenere ancora più a lungo i loro disoccupatissimi figli, visto che l'innalzamento dell'età pensionabile non favorirà certo il turn-over all'interno delle aziende pubbliche e private.
Dispiace constatare che professori di così alta fama, professionisti stimati in Italia ed in Europa non abbiano trovato la forza morale, più che professionale, di imporre provvedimenti propositivi accanto alla tagliola generalizzata. Le lacrime del ministro Fornero possono essere al massimo una esplicita ammissione di colpevolezza, non certamente un lasciapassare etico.
Se io fossi Monti, affianco ai provvedimenti di prelievo forzoso avrei scritto, a carattere cubitale, che tali provvedimenti avrebbero avuto una durata limitata, uno o due anni al massimo; e accanto a questi avrei specificato provvedimenti di più ampio respiro che avrebbero dato alla manovra un sentore di equità sociale vera, come la lotta all'evasione fiscale, alla malavita organizzata ed agli sprechi della classe politica ed imprenditoriale. Così la gente avrebbe avuto l'impressione di non assistere all'ennesima rapina, ma di essere inserita in un progetto che, partendo da sacrifici odiosi, avrebbe portato il nostro paese ad una svolta definitiva verso l'efficienza e la modernità.
Ma io non sono un professore, né ho studiato alla Bocconi. Per mia grande fortuna. 

22/10/11

Il limbo

Adesso sono calmo. Calmissimo. Le cure fanno il loro effetto, eliminano le ansie, le nevrosi e le fobie. Ma eliminano anche una parte piuttosto consistente di me. I 23 lettori del mio blog avranno intuito che qualche mese fa ho scritto delle cose abbastanza personali. Non so se erano belle o brutte, ma erano parte di me, mi rappresentavano. Avevo voglia di scrivere e lo facevo con dignità ed orgoglio. Adesso è tutto così lontano, offuscato, sbiadito. E' come se qualcuno avesse spruzzato un intero estintore dentro quel coacervo di emozioni che era la mia anima. E se prima mi odiavo per il modo assurdo di affrontare la realtà, oggi mi odio per la mia indifferenza indotta. Ho dovuto fare una scelta terribile: vivere da morto o morire da vivo. Ecco sì, sono un morto vivente: senza emozioni, senza più odio e nemmeno amore. Aspetto che accadano gli eventi, anestetizzato e vaccinato. Evidentemente gli scatti d'ira, il nervosismo immotivato fanno parte della mia essenza e privarmene è stato come privarmi della mia tanta o poca intelligenza. E ora scusatemi ma torno nel mio limbo ovattato. E odiatemi pure. Tanto non riuscirò ad accorgermene.

16/10/11

Chi semina vento raccoglie tempesta

Non voglio sentire i telegiornali, non voglio leggere nemmeno i giornali. Quelli dei salotti buoni, dei servi di Berlusconi, di De Benedetti, di Caltagirone, della Confindustria e delle banche. Già immagino i loro commenti sui fatti del 15 ottobre: vomiteranno tutto il loro odio sui giovani e sulle loro istanze, confondendole con gli atti vandalici di poche centinaia di fascisti vestiti di nero. Mentendo, sapendo di mentire. Perché questa gente serva è lontana mille anni luce dai bisogni di una generazione cui è stato tolto tutto, compreso la speranza ed il futuro. Scriveranno i loro articoli astiosi e poi saliranno sui loro SUV da 100 milioni, fregandosene di tutto e di tutti.
E' del tutto evidente che i sedicenti "black bloc" (o come diavolo si chiamano questi maledetti) non hanno nulla a che fare con le decine di migliaia di giovani che hanno manifestato pacificamente. Anzi spesso gli "indignati" hanno tentato di isolare questi mascalzoni, consegnandoli alle forze di polizia. La loro malefica forza distruttrice ha invece fatto il gioco del potere, spostando l'attenzione mediatica dall'indignazione sacrosanta, alla pura violenza gratuita.
Ma non voglio fare anch'io di tutta un erba un fascio: è vero che molti di questi "black bloc" sono stati pagati per essere lì, a distruggere una dalle manifestazioni più belle ed imponenti della storia repubblicana. Ma è altrettanto vero che l'indifferenza del potere verso i giovani sta creando una generazione di disperati, che vedono lo stato e le istituzioni come un nemico che li vuole annientare. E la disperazione genera odio, senso di vendetta, voglia di spaccare quei simboli che rappresentano il nemico.
Chi semina vento raccoglie tempesta: i governi che si sono succeduti dagli anni 80 ad oggi hanno sistematicamente distrutto lo stato sociale, quell'insieme di regole che tengono unite una collettività nel nome del bene comune, di un unico senso di appartenenza. Hanno diviso invece di unire, hanno divaricato il solco tra la ricchezza e la povertà, tra la giustizia e l'ingiustizia.
Ecco perché con l'attuale classe politica, finanziaria ed imprenditoriale le fila dei "black bloc" sono necessariamente destinate ad ingrossarsi. Ecco perché è necessaria una immediata rivoluzione pacifica e culturale, che sostituisca questa accozzaglia di mafiosi e papponi che risiede nel parlamento con persone per bene, con regole nuove, che restituiscano alla democrazia ed alla politica la dignità che hanno perduto.
Non c'è più tempo da perdere: se non vogliamo consegnare il nostro futuro in mano ai "black bloc", dobbiamo ascoltare gli indignati, dargli fiducia immediata, consentirgli di installarsi nelle istituzioni politiche e sociali. Perché la bomba ad orologeria sta per esplodere, col suo sinistro ticchettio.

13/10/11

Ricattare il ricattatore

Il bello è che qualcuno crede ancora che i franchi tiratori - quelli che non hanno votato il decreto sul bilancio, per intenderci - siano un legittimo esempio di democrazia e pluralità all'interno della compagine governativa: sarebbe vero se la maggioranza non fosse un'accozzaglia di papponi, prostitute e mafiosi. Si tratta invece dello sport preferito dai gentiluomini e gentildonne che ho appena descritto: il ricatto.
Si sa, Berlusconi è in crisi ed ha bisogno di voti come della gnocca quotidiana. C'è persino arrivato un cerebroleso come Scilipoti. Quindi qualunque insoddisfatto o trombato del PDL adesso ha l'occasione della vita: chiedere al ras di Arcore qualunque cosa in cambio di un voto di fiducia.
Scajola, dopo la casa donata a sua insaputa, era un politico finito: ora potrà ambire a qualche incarico di rilievo all'interno del partito. Il summenzionato Scilipoti avrà terminato i soldi "guadagnati" nel passaggio dall' IdV ai Responsabili.
Questa è la più alta esemplificazione della politica italiana, ridotta a mercimonio di fica, sottosegretariati e bonifici. Con un'opposizione in "Aventino" da quattordici anni ed un Presidente della Repubblica con la tremarella.
Chissà come mai sabato 15 ottobre le piazze europee saranno stracolme di gente incazzata? E chissà come mai non ci sarà lo straccio di un partito tra le grida ed i pugni al cielo di una generazione che li spazzerà via. Speriamo presto. E speriamo con forme di rappresentanza maggiormente democratiche.

04/10/11

Anna dei miracoli

Anna se ne andata. Ci ha lasciati dopo tre anni di lotta contro il cancro, la sua "bestiaccia", come diceva lei. Ma ha voluto vivere questa tremenda esperienza condividendola con gli altri, nel suo meraviglioso blog. Non un diario triste e disperato, un racconto quotidiano del suo viaggio verso la fine pieno di humor e delicatezza. Il dolore e la disperazione ci sono, Anna non li nascondeva: ma più forte era il suo coraggio, la voglia di combattere, aiutata dall'amore di sua madre (Mamy) e di suo marito (Qualcuno). Sì perché Anna si è sposata nella cappella dell'ospedale di Livorno il 15 agosto scorso, quando la fine era ormai imminente. Ma è stato un matrimonio "pieno di sorrisi e di lacrime", uno schiaffo alla morte ed alla malattia.
Anna se ne è andata ed io mi vergogno come un ladro. Io che mi lamento sempre per tutto quanto, io che vedo solo i miei problemi da quell'enorme egoista che non sono altro. Io che di fronte ai cazzotti della vita non posso e soprattutto non voglio reagire, cullandomi nelle lamentele, nei sospiri e nei ricordi di un lontano passato felice, che forse è esistito solo nelle mie fantasie malate.
Io che non rido mai, che vedo solo il marcio negli altri e nel futuro, che non mi fido, che non do un passaggio in macchina, che non voglio rotture di coglioni. Io, io, io: solo e sempre io.
E poi improvvisamente Anna ci lascia con un sorriso, e quel sorriso mi spoglia: il re è nudo, si guarda allo specchio e si vergogna. Non so se è possibile cambiare la propria indole a cinquant'anni, non so se ne avrò la forza o semplicemente la voglia. Vorrei soltanto che un pezzettino del cuore di Anna mi venisse trapiantato nel mio: vale di più una sua molecola che tutti i miei organi messi insieme. 
Addio Anna e sappi che se mai un giorno riuscirò a guardarmi allo specchio senza disgusto sarà soltanto merito tuo.

Un marziano in ufficio

Non prendiamoci in giro, non ho recuperato affatto. E non fisicamente, anzi tutto sommato la forma fisica è quella che meno mi preoccupa. E' quella psicologica che mi da pensiero. Sono tornato in ufficio ma sono uno zombie: non interagisco con i colleghi nemmeno per un caffè e non riesco a lavorare.
E' come se mi avessero tolto la sceneggiatura e mi aggiro tra le varie scene del filmaccio che è la mia vita, sperduto ed incredulo.
La pagherò sicuramente: qui se non sei più che efficiente e non getti il culo oltre l'ostacolo ti sbattono fuori dai progetti. Ti lasciano in un limbo a macerare finché, disperato, non vai dal capo a mendicare qualunque lavoro, persino il più reietto ed ignobile.
Ma non posso farci niente. Guardo i colleghi che si buttano a capofitto nelle quotidiane incombenze e non ne capisco più il senso. Insomma sono un marziano con i sensi di colpa. 
Già, maledetti sensi di colpa. Quando lavoro poco mi sento in colpa perché rubo lo stipendio; quando lavoro troppo mi odio perché sto buttando via la mia vita. Quando non sto con il mio fratellone mi sento in colpa perché penso che sta sempre da solo ed avrebbe bisogno di qualcuno con cui condividere le ansie e le paure di un bambino di quarant'anni. Quando sto con lui sento che è ingiusto mettere in secondo piano gli affetti delle persone che amo.
Insomma io con i sensi di colpa ci campo e ci campo proprio male. E allora, diamine! Un altro giro di venlafaxina e buona notte a tutti. 

30/09/11

Oltre la rete

Le ultime proteste organizzate dalla "rete" hanno avuto un ottimo riscontro informatico ma hanno lasciato le piazze semi deserte. Addirittura il presidio del Popolo Viola, davanti a Montecitorio, è venuto quasi alle mani con quello dei precari, in un'evidentemente difficile coabitazione.
Molti si sono affrettati nel decretare il "de profundis" della protesta su internet, mettendo a confronto queste ultime manifestazioni con quelle, a dir vero oceaniche, organizzate dalla CGIL e dal PD circa un anno fa. Cosa succede dunque? E' assuefazione da indignazione oppure i partiti e le organizzazioni sindacali si stanno prendendo la rivincita sulla cosiddetta "società civile"?
Il fenomeno è assai più complesso e sfaccettato. Probabilmente si sta passando da una prima fase di indignazione pura, in cui basta il semplice tam-tam informatico per fare scendere in piazza la gente, ad una seconda fase di ancora difficile individuazione.
Si inizia ad avvertire l'esigenza di una fase costruttiva rispetto a quella puramente distruttiva della protesta. Le persone stanno cercando delle strutture di riferimento per iniziare una nuova era, in cui fondare i presupposti di una repubblica più giusta e democratica. Il problema è che, al momento, non vi sono realtà politiche e sociali in grado di soddisfare questa esigenza. C'è una vacanza rappresentativa che, se da una parte lascia nella panchina di internet la maggioranza degli "indignati", potrebbe portare a forme estreme ed incontrollabili di protesta, niente affatto virtuale.
Se la situazione socio-economica del nostro paese non accennerà a migliorare nei prossimi mesi, e tutti gli indicatori purtroppo avvalorano questa triste ipotesi, si potrà assistere a scenari di violenza sociale da parte di tutte quelle persone che non avranno più niente da perdere, perché avranno perso tutto: i risparmi, la pensione, il lavoro. E non basteranno più i post su Twitter o Facebook per placare la loro sete di vendetta. Insomma potrebbe essere questa la classica fase della quiete prima della tempesta.
Farebbero bene le forze politiche e sociali a riflettere attentamente su questo scenario, perché queste sono le fasi in cui iniziano le rivoluzioni. E le rivoluzioni si sa dove iniziano, ma mai si conosce dove andranno a finire.

28/09/11

Scherza con i santi

Quelli della CEI non sono dei venditori di noccioline. Il Cardinal Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, è praticamente il Primo Ministro del Vaticano e difficilmente parla a vanvera. In realtà è il vero deus ex machina del Vaticano, visto che il Papa conta nel potere ecclesiastico quanto il nostro Presidente della Repubblica. In genere la CEI si occupa dei rapporti tra lo Stato Italiano e la Chiesa entrando spesso a gamba tesa sulle decisioni dei governi italiani, teoricamente laici, ma assai più prudentemente attenti ad assecondare i voleri dei cardinali italiani. Qui da noi si vince col voto dei cattolici e quindi nessun governo osa mettersi di traverso alla CEI. 
In tutti questi anni di feudo berlusconiano, il Vaticano si è ben guardato dallo stigmatizzare le scelte del ras di Arcore. I cardinali si sono spesso girati dall'altra parte della riva del Tevere, turandosi il naso e le orecchie. Perché Berlusconi, come il suo degno predecessore di Predappio, è stato considerato come l'uomo della provvidenza, il politico che toglie alle scuole pubbliche per dare agli istituti scolastici religiosi.
Tutto questo è stato vero fino l'altro ieri, quando il cardinal Bagnasco ha tuonato contro i comportamenti turpi e  lascivi di chi ricopre cariche pubbliche. Ora, nonostante i miseri tentativi di depistaggio e minimizzazione della servitù berlusconiana, è parso a tutti evidente come gli strali della CEI fossero rivolti al cavalier Silvio Berlusconi. Cos'è successo quindi ai cardinali romani? Sono stati improvvisamente pervasi dalla divina provvidenza che li ha illuminati sulle qualità umane e politiche del nano di Arcore? Dopo solo quattordici anni di regno indiscusso ed ignobile?
Una spiegazione potrebbe essere che le ultime intercettazioni "baresi" abbiano travalicato l'ultimo livello della decenza e del pudore, ma, a pensarci bene, anche lo scandalo di Ruby Rubacuori era roba da far drizzare il pelo persino a Don Abbondio. Come mai allora la CEI non intervenne? E come mai ora sì.
Al solito non si tratta di morale ma sempre e solo di vil denaro. C'è di mezzo la finanziaria e questa manovra va a toccare probabilmente gli interessi economici su cui si fonda il potere della Chiesa: la patrimoniale, l'ICI ai finti luoghi di culto e magari anche una sbirciatina nei paradisi fiscali dove qualche banchiere di dio ha disinvoltamente appoggiato denaro. Scherza con le mignotte, ma lascia stare i soldi: questo sembra essere il vero monito di Bagnasco e della CEI.
Sta di fatto che Berlusconi oggi appare più isolato che mai, ostaggio della Lega Nord e di qualche pappone del sud. Il maggiordomo di corte, alias Gianni Letta, in queste ore sta correndo con la lingua di fuori tra i corridoi del Vaticano, nel tentativo assai disperato di ricucire uno strappo assai duro da rammendare. Prometterà mari e monti perché sa che dichiarare guerra al Vaticano equivale alla Stalingrado per Hitler. Vedremo cosa succederà nelle prossime ore: la sensazione è che Berlusconi si stia giocando il tutto per tutto e che abbia in mano quattro scartini.

24/09/11

Quando morirà Berlusconi

E' del tutto evidente che Berlusconi è un losco puttaniere prestato alla politica. Non c'era nemmeno bisogno delle intercettazioni per capirlo: solo un popolo ormai assuefatto al peggio come siamo noi italiani poteva non accorgersene ed anzi dargli così tanta fiducia da eleggerlo Presidente del Consiglio.
E cosa può fare un puttaniere se non circondarsi di suoi degni pari: massoni deviati, analfabeti, mafiosi e camorristi. Ma tutti quanti con un minimo comune multiplo: essere ricattati, così da potersi assicurare appoggi e consensi.
Ma se il presente è orribile, il futuro della nostra repubblica mette ancora più paura. Supponiamo che domani Berlusconi muoia o si dimetta: il Partito delle Libertà si scioglierà dopo nemmeno un secondo, come neve al sole. Come il fascismo dopo il 25 luglio 1943. E allora chi potrà prendere in mano le sorti italiche? Fini e Casini, che fino a ieri l'altro hanno inzuppato il pane nel piatto di lenticchie che gli ha offerto Berlusconi? La Lega, il cui esponente di maggior cultura è il figlio di Bossi, detto "Il trota", animale certamente non noto per la sua intelligenza? D'Alema e Fassino, scalatori falliti di Banche (fallite anch'esse), fautori della TAV ed inizialmente favorevoli alla privatizzazione dell'acqua (salvo poi fare dietro-front di fronte alla massiccia levata di scudi popolare)? O la sinistra radicale, divisa in mille rivoli l'un contro gli altri armati? 
Qui si rischia che, morto (politicamente e non) Berlusconi, il Vaticano diventi l'unica autorità politica in grado di amministrare il paese, come avvenne allo sfaldarsi dell'Impero Romano. E come allora ci troveremmo di nuovo nel più oscuro e triste medio evo.
A dire il vero anche la Confindustria sta preparandosi il terreno per subentrare alla moribonda classe politica. Cordero di Montezemolo ha creato una fondazione che ha tutta l'aria di un movimento politico pronto ad entrare in campo. Ma come fidarsi di imprenditori che, in tempi di vacche grasse, si sono intascati tutti i profitti derivati dal lavoro della loro manodopera e, in tempi di vacche magre, hanno scaricato il rischio di impresa sullo stato sociale, passando dal liberismo selvaggio alla rivalutazione di Keynes.
Restano i movimenti spontanei, espressioni della cosiddetta società civile, come il "Popolo Viola", "Il Movimento 5 Stelle" e "Per il Bene Comune": gente perbene che si è stancata di vivere in un paese governato da lestofanti. Ma avranno la capacita di organizzarsi e, soprattutto, avranno l'esperienza e la sagacia per non diventare strumento di poteri altrui?
Storicamente, in questi momenti di estrema debolezza istituzionale, nascono e prosperano le dittature: cambiano nelle forme e nelle modalità di acquisizione del potere ma pur sempre di dittature si tratta. La tentazione di avere al comando un uomo forte, che sappia mettere a posto il paese, aumenta in maniera esponenziale tutte le volte in cui regna la confusione e la paura. Tutte le volte che le istituzioni vengono svilite, messe alla berlina e vilipese. 
Quando Berlusconi morirà (politicamente e non) dovremo smettere di festeggiare molto presto, dovremo tenere gli occhi bene aperti e l'udito allerta. Nella speranza di non dover salire di nuovo sui monti. Col fucile a tracolla.

18/09/11

La tempesta

Quando si è ridotti male come lo sono io qualunque cosa, anche la più infinitesimale, può diventare una gioia immensa, o quantomeno un sollievo duraturo. In fondo, quando si muore di fame, anche una briciola di pane raffermo diventa il piatto più prelibato, una pietanza da assaporare a lungo, come se fosse il boccone del re.
Non lo dico per vantarmi ma la mia vita fa alquanto schifo ed è quasi tutto merito mio. Modestamente ho avuto il merito di scegliere un lavoro che proprio non fa per me, in cui devi essere sempre competitivo, menefreghista, cinico e spesso anche baro. No, non faccio il croupier; faccio il sistemista in una grande azienda informatica. Che poi a me non dispiace l'informatica, anzi credo di esserci anche portato. Non riesco a raccontare cazzate ai clienti, ai capi ed ai colleghi. E quando provo a tirare il coltello alla schiena di qualcuno, alla fine la schiena è sempre la mia. Insomma sono troppo coglione per fare il sistemista.
E nemmeno posso consolarmi troppo con la salute: ho un padre ottuagenario ed infartuato; una madre diabetica, semi-cieca e con sei bypass coronarici cuciti addosso; un fratello con ritardo psichico ed invalido al 100% ma che comunque è di gran lunga la persona più equilibrata di tutta la compagnia.
C'è gente che si è sparata per molto meno e se io ancora non l'ho fatto è perché sono troppo pigro e depresso per iniziare la trafila per prendere il porto d'armi.
Potete facilmente intuire come la mattina per me non abbia proprio l'oro in bocca né che mi alzi canticchiando la celeberrima canzone dei sette nani "Andiam, andiam! Andiamo a lavorar!". Diciamo che io e le preoccupazioni abbiamo stretto un bel sodalizio e che, solidali, andiamo in giro insieme tutto il giorno.
Ho voluto fare questa lunga e deprimente premessa affinché non mi sputiate in faccia per quanto sto per scrivere: mi manca l'ospedale.
Si avete capito bene, mi mancano le settimane di ricovero ospedaliero. Passati i primi giorni con i dolori, la mia degenza è diventata un piccolo rifugio, un oasi in cui non ero io che mi preoccupavo per gli altri, ma erano gli altri a preoccuparsi per me. Io ero un paziente ammalato e avevo il diritto sacrosanto di pensare solo a me stesso: ed è una sensazione meravigliosa.
Niente più problemi sul lavoro, niente rate del mutuo, insomma niente di niente. Ero io, io e poi ancora io e devo dire che riuscivo anche ad andarmi a genio.
Certo, voi che avete una vita tranquilla non riuscirete a capire, anzi mi biasimerete. Voi che potete permettervi il lusso di non pensare più a niente una volta che infilate i piedi nelle pantofole quando arrivate a casa avrete sicuramente qualcosa da ridire. E io non pretendo affatto che mi capiate, anzi non ve lo auguro per niente. Voglio solo che sappiate che c'è qualcuno che nella vita riesce a rimpiangere persino l'ospedale. E che non è un matto o un maniaco autolesionista. E' solo qualcuno che è in mezzo ad una tempesta e sta cercando rifugio da qualche parte. In attesa che la tempesta passi, se mai passerà.

11/09/11

Il mestiere di vivere

Sapete che vi dico? Che soffro di depressione. E non da ieri o ieri l'altro. Come mai? Vorrei saperlo anche io. Forse perché ne hanno sofferto mia zia e mio padre (all'epoca si chiamava esaurimento nervoso). Forse perché ho un meraviglioso fratello affetto da oligofrenia (ritardo mentale) di cui un giorno dovrò occuparmene a tempo pieno. Ad avercelo il tempo, visti gli orari di lavoro. Forse perché dal 2002 la azienda per cui lavoro ha cercato di indurmi al licenziamento svariate volte, offrendomi 30 denari. Perché le aziende "a la page" non licenziano, ti invitano ad andartene con una buonuscita che andrebbe bene se trovassi un nuovo lavoro dopodomani. Peccato che in Italia (e nel resto del mondo) a 40 anni sei un lavoratore obsoleto.
Nel frattempo, per sopravvivere, ho iniziato ad ingurgitare antidepressivi: fanno bene, come no. Però mi hanno fatto venire il glaucoma, l'ipertensione ed il fegato gonfio come una zampogna. Dunque ho smesso di prenderne e per di più all'improvviso, cosa sconsigliata in qualunque testo di psichiatria. Ma quando devi operarti e stai un mese all'ospedale non si può andare per il sottile: ti danno quello che serve alla sopravvivenza, il resto è un lusso che non puoi permetterti.
Quindi ora sono qui, con la voglia di distruggere i mobili di casa per il nervosismo, l'umore nero di chi vede il domani come una fonte inesauribile di sventure ed il senso di colpa di chi si rende conto che sta rovinando l'esistenza alle persone che gli sono accanto. Alcune meritevoli dell'amore più profondo e della gratitudine più immensa.
Perché lo scrivo? Vorrei dire le solite frasi che fanno belli gli scrittori dei blogger: "Lo faccio per condividere con gli altri le mie esperienze" ed altre cazzate simili. In realtà scrivo perché sono preoccupato e scrivere al momento è l'unica cosa che mi aiuta ad uscire da questo vortice di sensazioni terrifiche. Lo faccio perché ho paura di affrontare il mondo con le mie scarsissime forze e questo foglio di carta virtuale mi aiuta ad esorcizzare i mostri della mia mente per qualche minuto.
Come andrà a finire? E chi lo sa. Potrei uscirne fuori da solo o buttarmi nell'ex biondo Tevere. O forse so benissimo come andrà a finire, perché ho imparato a conoscere le mie spade di Damocle trenta anni fa. E non c'è tortura peggiore che conoscere per filo e per segno quale sarà il proprio destino.

06/09/11

La manovra che vorremmo



La crisi economica che sta colpendo tutti i paesi maggiormente industrializzati non nasce ieri. E' il frutto delle utopie malate del capitalismo, della concezione fallace che il mercato sia ad espansione infinita e che, appunto, solo la crescita costante del PIL possa effettivamente certificare lo stato di salute di un'economia.
Gli stati europei e nordamericani hanno rincorso questi spettri fino al parossismo. Le aziende sono state incentivate a mettere sul mercato ogni tipo di prodotti, indipendentemente dal reale fabbisogno. E quindi hanno iniziato ad indebitarsi, ad esporsi in maniera sempre più importante nei confronti degli istituti di credito. Ma anche questi sono aziende come le altre e, per alimentare il Moloch del PIL, hanno dapprima concesso sempre più crediti e poi hanno iniziato a vendere il credito, generando un vortice di incertezza e di debito da cui è stato impossibile venirne fuori.
Da una situazione di siffatta gravità e complessità non si esce con provvedimenti "una-tantum", con azioni sporadiche, slegate e spesso in netta contraddizione tra loro. Non serve "una" patrimoniale, serve un ripensamento generalizzato del concetto di crescita, di economia e, non ultimo, di politica.
Innanzi tutto va precisato che nessuna di queste nozioni può esistere disgiunta dall'etica sociale. Nessun fine è al di sopra del rispetto della dignità dell'uomo, della sua libertà e delle sue inalienabili necessità. Nessun credo politico, filosofico od economico può avallare l'idea che le ricchezze di un paese siano in mano ad un gruppo ristrettissimo di persone, senza alcuna redistribuzione del reddito.
E questa distribuzione non può fermarsi nell'ambito ristretto di nazione e nemmeno in quella di continente. Siamo ormai cittadini di un unico pianeta strettamente interlacciato: le povertà di alcuni sono le povertà di tutto il mondo. Possono sembrare ragionamenti astratti ma sono invece quelli che concretamente permettono di inquadrare la situazione economica nella sua interezza e quindi di trovare linee guida più efficaci.
Innanzi tutto occorre eliminare il debito pubblico che è arrivato a livelli ormai difficilmente sostenibili. La via più facile è quella di smantellare lo stato sociale (scuole, sanità e servizi socialmente utili) e svendere i patrimoni demaniali ed immobiliari dello stato. In buona sostanza si cerca di tagliare il cordone delle uscite ma, così facendo, non si uccide solamente il virus: si ammazza anche l'ammalato.
Più difficile, ma assai più efficace, dovrebbe essere l'azione di incremento delle entrate e uno stato ha solo un modo di aumentare questo gettito: agire sull'erario. Il che non vuol dire necessariamente aumentare le tasse, anzi, questo è il sistema meno efficiente. La cosa più immediata da fare è la lotta all'evasione fiscale: la classe politica deve porre in essere tutti quegli strumenti fiscali e giuridici atti ad aumentare la capacità di controllo delle entrate. Inoltre deve assicurare agli enti preposti al controllo (ad es. la Guardia di Finanza, Polizia, etc.) le possibilità di poter bene operare. Non occorrono anni per fare tutto questo: con un minimo di tracciabilità del denaro, con un attento controllo incrociato delle banche dati fiscali, oggi gestite in maniera disaggregata da enti pubblici ed istituti privati, nel giro di un anno si potrebbero recuperare percentuali significative del debito pubblico.
Altra grande fonte di risparmio si può ottenere richiamando in patria i contingenti militari che partecipano alle missioni all'estero. Quasi sempre sono missioni che nulla hanno a che fare con la pace e costano un prezzo altissimo in termini di vite umane.
Non ultimo va citato il capitolo degli sprechi: i costi della politica sono lievitati in questi ultimi venti anni, di pari passo con la corruttela ed il malaffare. Abolizione degli enti inutili ai più, ma utilissimi per i politici che non sono stati eletti; diminuzione del numero dei membri dei consigli comunali e regionali; dei sottosegretari ministeriali e delle commissioni parlamentari; eliminazione dei benefit dei parlamentari (ristorante e barbiere a prezzi infinitesimali, biglietti aerei gratuiti non per viaggi isitituzionali, auto blu e quant'altro); rimodulazione degli stipendi dei parlamentari italiani ed europei, dei ministri e sottosegretari, dei presidenti delle regioni, dei membri del cda di enti pubblici, allineandoli con la più bassa qualifica di dirigente pubblico; eliminazione di doppi incarichi politici; abolizione del finanziamento pubblico dei partiti e dei giornali; abolizione delle figura notarile ed accorpamento delle sue funzioni nelle segreterie comunali; privatizzazione dell'ENI, ENEL, PosteItaliane ed ACEA; snellire la burocrazia in modo da rendere le azioni dello stato efficaci e tempestive; possibilità di licenziare immediatamente i lavoratori che si rendono assenti ingiustificati nei pubblici uffici o che il cui comportamento morale li renda incompatibili allo svolgimento delle funzioni. Si potrebbe continuare all'infinito ma quello che preme sottolineare è che tutte queste modifiche possono essere varate all'istante senza alcuna modifica costituzionale.
In aggiunta a tutto questo si possono adottare provvedimenti "una-tantum", come patrimoniali ad hoc che, senza i primi, avrebbero solo l'aria di maxi condoni, inefficaci e di facciata. 
E poi occorre iniziare una serie di attività a medio-lungo periodo che fanno capire agli investitori stranieri che la manovra si inserisce in una riforma strutturale di più ampio respiro. E' necessario, ad esempio, mettere mano alla Costituzione per eliminare le provincie ed i comuni sotto i 2000 abitanti e per eliminare una delle due Camere.
Una classe politica moralmente degna dell'alto ruolo che la investe non avrebbe avuto difficoltà a varare una manovra del genere, avrebbe dato un immagine di correttezza, serietà e concretezza che sicuramente avrebbe giovato nell'immediato. Purtroppo, e non da oggi, siamo in mano ad un gruppo di speculatori privi di scrupoli ed assolutamente inadeguati a condurre un paese fuori da questi mari perigliosi. Dunque non rimane che una speranza di uscirne vivi: che questa triste accozzaglia di guitti se ne vada al più presto, di sua spontanea volontà od altrimenti indotta. E' finito il tempo delle vacche grasse: il nostro paese non può più permettersi di pagare l'alto costo dell'immoralità.

11/08/11

Quando il dolore ti guarda negli occhi

Ci sono esperienze nella vita che lasciano il segno. Ti colgono impreparato, non danno il tempo di riflettere, di assorbire il colpo. E non fai altro che ripeterti "Perché a me, proprio a me?". Un secondo prima la vita scorre nei soliti binari; poi le ansie, le gioie, le incazzature e le paranoie vengono spazzate via da uno tsunami di dolore ed angoscia, da lacrime e sangue.
Tutte le certezze su cui hai fondato l'esistenza perdono di valore: il lavoro, la casa, l'automobile, il giardino appena rasato si allontanano nel buio e non hai nemmeno il tempo di pensarci. Il dolore, soprattutto quello fisico, cambia le priorità, sovverte l'ordine precostituito, spazza via tutto come la bora triestina. Sei tu e lui, non c'è spazio per nient'altro.
Se sei fortunato, se te la cavi, poi non è tutto come prima: il senso di precarietà ti si appiccica addosso come una maglietta sudata, non te lo togli più. Vorresti gioire perché stai meglio, perché rivedi le persone e le cose che ami. Ma non ci riesci del tutto: quando il dolore ti guarda negli occhi, la tua vista cambia per sempre. Quello che prima era sfocato ora è ben chiaro. E quello che credevi di aver capito, adesso non conta più nulla.
Dicono che le esperienze dolorose sono quelle che più ti formano nella vita, che ti insegnano molte cose. Io credo che il dolore non insegni niente. Il dolore ti cambia e basta. Se in bene o in male dipende solo da te.

20/03/11

Pecunia non olet

Noi siamo degli ipocriti, e per noi intendo tutto il mondo occidentale, che spesso si convince di essere democratico e liberale e poi scopre di essere gestito da un ristretto numero di criminali privi di scrupoli. La battaglia di Libia è l'esemplificazione perfetta delle nostre ambiguità di fondo. Che Gheddafi fosse uno spietato assassino lo si sapeva dal 1969 quando, con un cruento colpo di stato, prese il potere a colpi di cannone e mitra.  Inizialmente sembrò una rivoluzione socialista: la nazionalizzazione delle imprese, petrolifere e non, fece ritenere a molti strati della società libica ed anche ad una certa "intellighenzia" comunista che il colonnello libico avrebbe redistribuito tutte le ricchezze che il monarca appena destituito aveva incamerato in anni di governo corrotto e filo-americano. Così non fu, il Rais divenne ancora più ricco, corrotto e spietato del suo poco simpatico predecessore. Ovviamente pensò bene di tenersi al riparo dalle ritorsioni della "democrazia" occidentale, privata di molte rendite di posizione post colonialiste, infilandosi sotto l'ala protettrice sovietica. Arrivarono tecnici sovietici che insegnarono ai libici come gestire in autonomia le pompe petrolifere e, soprattutto, arrivarono i Mig e gli Scud, buoni per tenere a bada i dirimpettai della Nato e quel poco che restava dell'opposizione interna. La Libia diventa uno degli stati in cui vengono arruolati ed addestrati una moltitudine di terroristi di matrice islamica: dai sequestratori della nave "Achille Lauro" agli attentatori di "Lockerbee".
La Nato ovviamente non sta a guardare, ed in particolare i francesi, sempre pronti ad accapigliarsi per rinverdire i fasti di una "grandeur" ormai fuori dal tempo e dalla storia. L'Italia invece, tanto per cambiare, decide di tenere una linea di doppiezza. Da un lato afferma che il governo libico è uno "stato canaglia", dall'altro intensifica i rapporti tra i servizi segreti ed il colonnello. La scusa ufficiale è nobile: ci accordiamo con Gheddafi affinché l'Italia non sia il teatro di efferati atti di terrorismo. La realtà è ben diversa. Il nostro paese esce dalla crisi petrolifera della prima metà degli anni settanta con le ossa rotte. Le vacche sono ormai magre ed i soldi elargiti dagli USA non bastano più a mantenere la corruttela della classe politica e l'inefficacia della classe manageriale italiana. Il Rais è uno degli uomini più ricchi del mondo ed ha iniziato a non sapere più come investire i suoi sporchi denari. La FIAT è invece al collasso così come molte banche ancora di proprietà IRI. Dunque l'Italia decide di turarsi il naso, di non intraprendere alcuna azione contro il governo libico. In cambio un fiume di petroldollari si riverserà a rimpinguare le casse di uno stato ridotto alla bancarotta.
Ma i nostri servizi segreti si spingono ancora più in la. Con l'avallo di Andreotti e della "stella nascente" Craxi, iniziano ad avvisare Gheddafi dei numerosi tentativi della Nato atti a far fuori il colonnello libico.
Venerdì 27 giugno 1980 l'aereo presidenziale del colonnello Gheddafi cambia improvvisamente rotta ed evita di sorvolare cieli ben pattugliati dalla Nato. Quella sera stessa un DC-9 dell'Itavia esplode in cielo e pochi giorni dopo i resti di un Mig libico vengono ritrovati nelle montagne della Sila. Anche un bambino capirebbe che si è trattato di un fallito attentato all'aereo che presumibilmente trasportava Gheddafi e che il DC-9 si è trovato per sua disgrazia in mezzo a questo scenario di guerra. Ma ci penseranno i depistaggi del Sismi a far credere all'opinione pubblica che si è trattato di un cedimento strutturale.
La soffiata al colonnello da parte dei servizi segreti italiani passa tutt'altro che inosservata e manda su tutte le furie i nostri alleati del Patto Atlantico. Un mese ed 11 giorni dopo, il 7 agosto 1980, esplode una bomba alla stazione ferroviaria di Bologna uccidendo decine e decine di ignari ed innocenti cittadini in procinto di andare a godersi le meritate vacanze estive. Un puro caso, un avvertimento? Sicuramente l'inizio di una lunga serie di depistaggi che portano all'arresto di due terroristi della destra extra parlamentare: Giusva Fioravanti e la sua compagna Francesca Mambro. Questi due sono feroci e spietati assassini: ma hanno sempre sparato in faccia alle loro vittime, chiamandoli per nome e rivendicandone l'omicidio una volta che sono stati arrestati. Ciò appartiene alla degenerata "deontologia professionale" del terrorista politico, di destra e di sinistra. Le stragi di innocenti sono opera di altri, soprattutto se si scopre che l'esplosivo è di una tipologia utilizzata da armi militari.
Gheddafi sembra avere le ore contate ma, incredibilmente, è la caduta del muro di Berlino ad assicurargli una lunga vita. Lo sfaldamento dell'impero sovietico fa perdere al colonnello il suo più grande protettore politico e militare. Il Rais si rende conto che è tempo di cambiare politica estera: si dissocia dall'islamismo più estremo ed inizia a tessere contatti politico-economici col mondo occidentale. Li convince a suon di dollari ed improvvisamente George W. Bush estromette la Libia dagli stati canaglia: ha bisogno della sua neutralità per iniziare l'opera di invasione coloniale dell'Afghanistan e dell'Iraq.
I baciamani di Berlusconi, l'harem pieno di amazzoni ed aspiranti prostitute pagate con i soldi dello Stato italiano sono storia recente. Nessuno è cambiato: Gheddafi era allora un tiranno sanguinario così come lo è oggi e le democrazie occidentali sono sempre le stesse da centinaia di anni. Questa è solo l'ennesima guerra colonizzatrice per spartirsi i pozzi petroliferi. Se i paesi democratici avessero avuto veramente a cuore le sorti del popolo libico, unica vera vittima di tutta questa triste storia, avrebbero potuto e dovuto agire almeno trenta anni fa: ma "pecunia non olet", i soldi di Gheddafi erano più importanti della libertà. Allora non andava di moda esportare la democrazia. 

13/01/11

Il dinosauro venuto dal Canada

Non è una questione di destra o di sinistra. E forse non c'è nemmeno da tirare in ballo la questione morale. In verità schierarsi con Marchionne significa solamente far parte del passato, essere incapaci di capire cosa è successo in questi ultimi due terribili anni. Marchionne è il prototipo del manager-finanziere: il suo obiettivo non è quello di produrre un bene che sia in grado di affermarsi sul mercato e nemmeno quello di strappare fatturato alla concorrenza. Il suo compito primario è quello di ottenere il più alto valore possibile per i dividendi da consegnare agli azionisti. E lui, da buon commercialista, sa bene come fare: spezzare l'azienda in diverse entità da ricollocare sul mercato azionario e iniziare una drastica riduzione del costo della forza lavoro tramite nuovi contratti, cessioni di ramo d'azienda e licenziamenti.
Novanta volte su cento il mercato paga queste strategie: le azioni salgono, i dividendi si incrementano ma poi le aziende muoiono e con loro migliaia di posti di lavoro. Ma questo interessa poco ai manager stile Marchionne: tra un paio d'anni sarà altrove a fare le stesse cose, a far ancor più ricco chi già lo è ed a gettare sul lastrico centinaia di famiglie.
Sono stati i tanti Marchionne in giro per il mondo a creare la terribile bolla speculativa che ha fatto piombare i cosiddetti paesi sviluppati in una crisi che pochi hanno il coraggio di dire che è peggio di quella del 1929; finanzieri privi di cultura aziendale, incapaci di appassionarsi al bene che essi stessi devono produrre. Ecco perché dico che Marchionne e tutti i politici di destra e di sinistra che lo adulano sono dei dinosauri che appartengono ad un era industriale superata dalla storia perché fatalmente dannosa. E, di contrasto, si spiega invece la modernità assoluta di chi vuole impedire che si continui a fare scempio del lavoro e della produzione. Sono assai più moderni gli operai che domani diranno no al ricatto di Marchionne. Perché questi operai, attraverso la difesa della dignità del loro operato, hanno in mente una FIAT diversa, una FIAT che faccia tornare al centro dell'universo produttivo l'automobile, il prodotto finale.
E non è difficile riuscirci, basta investire sulla ricerca che miri a prodotti tecnologicamente avanzati anche dal punto di vista della sostenibilità ambientale: il motore a scoppio ha più di cento anni, il primo che riuscirà a sostituirlo con altre forme motrici più efficienti termodinamicamente avrà mille anni di prosperità. Basta tornare ad investire sul design: non si vendono in Europa e nel mondo macchine brutte, prive di qualunque "appeal" e senza alcun "family feeling".
Certo, occorrono investimenti per effettuare queste politiche aziendali: le risorse ci sarebbero se Marchionne decidesse di spostare in nuove tecnologie parte dei suoi lauti guadagni e di quelli del consiglio di amministrazione. Ma un avido ed insensibile commercialista come Marchionne queste cose non le può capire: come un vecchio dinosauro ferito a morte può soltanto continuare a distruggere tutto quello che lo circonda, prima di finire distrutto anche lui.

04/01/11

Il coraggio di essere vento

La mia è una generazione fallimentare. Noi cinquantenni siamo stati troppo piccoli per fare il '68 o il '77 ed invece abbiamo subito il riflusso, ne abbiamo reso parte integrante dei nostri cromosomi etici e politici. Abbiamo creduto alle fandonie di uomini senza scrupoli come Craxi e Berlusconi, contribuendo anche noi allo smantellamento sistematico dello stato sociale in favore di un'oligarchia di ricchi mascalzoni che hanno contrabbandato il loro crasso guadagno per liberalismo.
Abbiamo creduto alla "Milano da bere", abbiamo messo al primo posto nella scala dei valori la produttività, il business ed abbiamo lasciato al loro destino i vecchi, i malati e tutte le categorie deboli, non produttive.
Sì mi sento anch'io responsabile di questo fallimento generazionale: avrei dovuto fare di più, avrei dovuto indignarmi di più, avrei dovuto combattere di più, avrei dovuto mettere più coraggio nelle scelte della mia vita. 
E se noi stiamo pagando queste scelte con l'assenza della felicità, c'è chi soffre ancora di più per le nostre colpe: abbiamo rubato il futuro alle nuove generazioni, li abbiamo privati dello studio e quindi della possibilità di una elevazione sociale; li abbiamo privati della stabilità impedendo loro di uscire dalle famiglie, di sposarsi e di mettere al mondo i figli.
Ragazzi non perdonateci, anzi siate ancora più indignati: combattete con tutta l'asperità e la forza che avete in corpo. E non credete a chi vi parlerà di pacatezza, di dialogo, di riforme e riformismo. Noi abbiamo creduto a questi mostruosi imbonitori e così facendo abbiamo buttato al vento la nostra vita e la nostra dignità. Siate quel vento di tempesta che noi non abbiamo avuto il coraggio di essere