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Lo stato siamo noi

La protesta dei magistrati italiani, in toga nera e fuori dall'aula durante gli sproloqui degli esponenti del governo di Berlusconi, è un evento che nemmeno durante il ventennio fascista è capitato di vedere. Mai alcun governo, nella tormentata storia della repubblica italiana, è riuscito a mettersi al di fuori della Costituzione, mai alcun governo ha insozzato la memoria dei tanti magistrati ed uomini di legge che hanno sacrificato la loro vita per difendere la nostra libertà dalle mafie e dalla corruzione. Solo un piduista dal passato oscuro come Berlusconi poteva riuscire a portare il Parlamento italiano ad un livello di assoluta subalternità alle proprie privatissime esigenze.
E' del tutto evidente come la democrazia, che si concretizza nell'indipendenza dei poteri, nella libertà di espressione e di critica, sia stata spazzata via in maniera subdola e melliflua, tra un grande fratello ed una telepromozione. Perché oggi non c'è bisogno di fare un colpo di stato per imporre i propri voleri: basta avere a disposizione i mezzi di comunicazione di massa ed una finta opposizione collusa, connivente ed accondiscendente.
E' riuscito a scardinare i meccanismi che rendono forte il popolo: l'unità sindacale ed i suoi fattori aggreganti. Chi dovrebbe rappresentare i lavoratori rappresenta invece le volontà della confindustria, firmando contratti che frantumano gli accordi collettivi, rendendo il lavoratore sempre più solo difronte allo strapotere delle multinazionali.
Per riuscire ad ottenere questo sfacelo istituzionale e morale non ha lesinato spese e prebende: ha messo in libro paga giornalisti, esponenti sindacali, docenti universitari ed i cosiddetti "opinion leaders": e sono stati tutti ben lieti di di farsi comprare.
Solo due frontiere sono rimaste a combattere senza chinare la schiena: la magistratura e la rete. Ma con il "processo breve" e la legge "bavaglio" che rende i service provider responsabili dei contenuti presenti su internet, Berlusconi sta sferrando l'attacco finale. 
E' difficile essere ottimisti in questo panorama. I girotondini, il popolo viola, "Micromega" ed il "Fatto Quotidiano" sembrano più ultimi baluardi che movimenti in grado di sovvertire le sorti di questo misero paese italico.
Purtroppo, e la storia ce lo ricorda ogni istante, non siamo un popolo che ha nel suo DNA l'orgoglio e l'onestà: siamo stati per secoli servi di qualcuno, siamo stati sempre abituati a sopravvivere e lo stato ha sempre simboleggiato un corpo estraneo, imposto più che sentito ed assimilato.
Finché ciascuno di noi si sentirà diverso dallo stato in cui vive sarà facile per Berlusconi disporre a proprio piacimento della cosa pubblica; finché ciascuno di noi farà del raggiro e della furbizia a scapito degli altri la propria ragione di esistere mai potrà nascere un Zapatero od un Obama. E continueremo a mendicare quelli che sono invece diritti inalienabili dell'essere umano. Il lavoro, la salute, la cultura ed il diritto ad una vita dignitosa. 

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