Questo blog è dedicato alla professoressa di letteratura italiana e latina, Loredana Rossi Molinaro, donna di grandissima cultura ed infinita umanità.

01/11/10

Piccolo grande uomo

Mi chiamo Andrea, Andrea Maciocchi e sono nato il 18 marzo 1971. Quando vado in giro la gente mi guarda e questo non mi va proprio giù. Per questo cammino svelto svelto, senza guardare in faccia a nessuno. La mattina mi alzo presto perché devo andare in bagno. Poi aspetto che si alza babbo, mi prepara il caffè ed il latte con i biscotti. Spesso mi fa la barba ed io ho paura che mi tagli, ma poi mi sciacquo la faccia e mi asciugo con l'asciugamano. Io accompagno papà a fare la spesa al supermercato: porto il carrello e lo aiuto con le buste di plastica perché mio papà ha ottanta anni e nel 2009 ha avuto una colica al cuore. Ho tanto paura che muoia perché da quando sono nato il mio babbo mi vuole bene e non mi ha lasciato mai da solo. Io ho anche una mamma ma ha gli occhi che non vedono bene ed ho tanto paura che muoia anche lei. Ho anche il fratello Stefano che si è sposato con la moglie Patrizia: prima abitavamo insieme e lui quando era più piccolo alle volte era nervoso, si arrabbiava ed io avevo tanta paura. Adesso mi viene a trovare tutte le domeniche e mi fa le coccole: ma io vorrei che rimanesse a casa con me, e anche Patrizia che quando sorride sembra Santa Calepodia, la santa patrona del paese di mia mamma. Io vado a Messa tutte le domeniche insieme a babbo: conosco tutte le preghiere e faccio sempre la comunione. Però spesso il sacerdote parla della morte e della resurrezione ed io provo tanta paura. Ho tanta paura di morire ed ho tanta paura degli spari e dei botti che si fanno nelle feste.  E quando ho tanta paura mi irrigidisco e comincio a tremare tutto. Quando ero più piccolo saltavo e gridavo ma adesso sono grande e non faccio più quei versi sciocchi. Ho anche tanta paura della disoccupazione: mio fratello Stefano dice che io sono un libero professionista perché l'INPS mi da lo stipendio. Ho anche un assistente che viene due volte a settimana: quando fa caldo facciamo delle passeggiate intorno al quartiere, mentre d'inverno stiamo a casa e vediamo la televisione.
Ho tanta paura del futuro: penso sempre che succeda qualcosa a babbo e a mamma. Io senza di loro sono perduto: chi mi farà da mangiare, chi laverà i vestiti e chi mi cambierà le lenzuola? Chi mi darà il bacetto della buonanotte, chi mi allaccerà le scarpe, chi mi farà la barba? Ora sapete perché chiedo a tutti quanti se passa il tempo: lo chiedo cento volte al giorno perché vorrei che il tempo si fermasse. Vorrei tanto che scendesse giù dal cielo Gesù Bambino e che invece di portarci via nel paradiso ci regalasse un pezzetto di paradiso qui sulla terra. Ora è tardi: ho preso le gocce di EN e mi fanno venire tanto sonno. Buonanotte Gesù e buonanotte Madonnina. Datemi la forza di stare sempre bene.

09/09/10

Fassinescu

Bisogna essere veramente degli imbecilli! No non posso credere che i dirigenti del Partito Democratico abbiano fatto dei calcoli algebrici per invitare Schifani  e Bonanni alla loro festa in concomitanza con le note diatribe tra il primo e Gianfranco Fini e l'indomani della disdetta di Federmeccanica del contratto nazionale del lavoro firmato solamente dalla CISL e dalla UIL. Nemmeno il più gelido stratega dell'autolesionismo avrebbe potuto arrivare a tanto: trattasi solo di incompetenza, superficialità e soprattutto di scollamento con i problemi reali del paese.
Enrico Letta e Fassino non sanno cosa significa vivere con un contratto precario ad 800 Euro al mese ed hanno il naso talmente turato da non sentire il puzzo di mafia nemmeno quando ci passano accanto. Non sanno che la gente è talmente disperata e sfiduciata da non aver nulla da perdere. E quando non c'è più niente da perdere le chiacchiere, i bei discorsi da salotto radical-chic ed i gentlemen agreement vanno a farsi fottere ed iniziano le prenacchie ed i vaffa.
Io non credo che i contestatori presenti alla festa del PD siano degli squadristi, anzi sono persone che hanno subito troppe vessazioni per poterne digerire altre, che hanno avuto finalmente quello scatto d'orgoglio e di dignità per troppi secoli assente nella cosiddetta società civile italiana. Ora vedrete che linciaggio dovranno subire questi poveri cristi. Per i membri del Partito Democratico non solo dobbiamo sopportare questa classe politica di merda, anzi dobbiamo ben guardarci da mostrare qualunque tipo di dissenso. Sono convinto che se Fassino fosse stato presente l'indomani dell'avvento del fascismo avrebbe invitato persino Mussolini alla festa del PD. E si sarebbe incazzato con Matteotti che con coraggio avrebbe sicuramente tentato di prendere a calci in culo il duce di Predappio.
Comunque siamo di fronte ad una crisi di dimensioni gigantesche. Non è solo la crisi di Berlusconi e del "Berlusconismo". E' la crisi di un intero sistema consociativo che troppo spesso ha fatto finta di avere una maggioranza ed un opposizione mentre invece ha solo cercato la sistematica spartizione delle risorse del nostro paese. Guardate le facce di Fassino, Enrico Letta, Bonanni e Schifani davanti alle contestazioni: hanno lo sguardo perso nel vuoto, non riescono nemmeno lontanamente ad intuire quello che sta succedendo accanto a loro. Hanno la stessa espressione di Ceausescu durante il suo ultimo discorso da "Conducador", l'espressione di uomini fallimentari ormai travolti dalla storia.

12/08/10

Compagno Fini

Una delle poche cose che ho capito di questa italietta provvisoria è che in politica nulla succede per puro caso. Aldo Moro è stato rapito il giorno stesso in cui stava per presentare il governo del "compromesso storico" con i comunisti; Falcone e Borsellino sono stati fatti saltare in aria perché volevano far nascere un Italia pulita dalle ceneri della prima repubblica e non il paesaccio in mano alle mafie cui ci tocca vivere.
Ora questa conversione di Gianfranco Fini mi lascia alquanto perplesso. Lasciamo stare i trascorsi da fascista e da delfino di Almirante, anche se basterebbe questo curriculum per catalogare Fini come uomo politico di dubbia affidabilità democratica. Possibile che, dal 1994 all'altro ieri, l'ex leader di Alleanza Nazionale abbia mangiato nel piatto di Berlusconi senza accorgersi di quale pasta fosse fatto? No, Fini è un politico troppo navigato per essere caduto in un abbaglio così grande. Ci deve essere dell'altro, evidentemente.
L'ipotesi che Fini abbia voluto aderire al Partito della Libertà per cercare di cambiarlo dall'interno non è assolutamente plausibile. Primo perché nessuno è mai riuscito a cambiare un regime da dentro le sue fila; secondo perché Fini non è un Bottai e nemmeno un Dino Grandi. E' invece probabile che Fini sia a conoscenza, o abbia addirittura le prove in mano, dei segreti più reconditi ed inconfessabili della nascita del Silvio Berlusconi imprenditore e politico. Segreti che distruggerebbero non solo Silvio ma tutto il partito feticcio che si è costruito addosso. Quindi Fini potrebbe aver deciso che sia giunta l'ora di discostarsi il più possibile da Silvio, per non rimanere avvinghiato dal fango che sta per abbattersi sul "cavaliere". Ma anche questa ipotesi non spiega tutto. Se è vero che Berlusconi sta per essere travolto, perché tanti "colonnelli" di AN hanno abbandonato Fini e sono rimasti attaccati al Ras di Arcore? Passi per Gasparri, che non brilla certamente per acume politico, ma tutti gli altri? Sono talmente ricattabili che non possono muovere nemmeno un mignolo senza il consenso di Berlusconi?
Poi c'è un ultima ipotesi, la più terribile. La lotta tra Berlusconi e Fini altro non sarebbe che una lotta tra i poteri forti ed occulti che stanno cercando di conquistare il nostro paese.  Poteri che evidentemente hanno rotto una tregua pluridecennale, che sono entrati in rotta di collisione per i motivi più abbietti ed oscuri. Poteri che stanno puntando sulla riforma della Costituzione per spingere il paese verso una repubblica presidenziale in cui il presidente abbia poteri enormi ed incontrastati. Una repubblica di tipo peronista, facilmente condizionabile, il cui presidente altro non sia che un fantoccio in mano alle mafie vincenti.

03/07/10

Mascalzoni DOC

Perché dobbiamo pagare noi il costo di questa crisi? E per noi intendo tutti gli impiegati, pubblici e privati, unica razza in Italia a pagare le tasse per tutti. Questa è la crisi di un sistema economico in mano a pochi farabutti che, con le loro spregiudicate speculazioni ben al di la del lecito, hanno messo in ginocchio l'intero pianeta. Sono marci i banchieri, che hanno messo in circolazione fondi di investimento tossici, basati sul rischio di insolvenza dei poveri cristi convinti dalle banche ad accollarsi debiti che mai avrebbero potuto pagare. Sono marci gli istituti di controllo bancario e monetario,  dalla Federal Reserve alla Consob, passando per la BCE e la Banca d'Italia: avrebbero dovuto vedere cosa stava accadendo ed invece si sono girati dall'altra parte. Sono marci gli istituti di rating che assegnavano le mitiche "Triple A" a banche già fallite, ad aziende in odore di bancarotta. Dov'era Geronzi quando vendeva obbligazioni della Parmalat agli ignari risparmiatori della Banca di Roma? E soprattutto perché ancora oggi viene considerato un manager affidabile tanto da arrivare ai vertici di Mediobanca prima, e delle Generali poi? Sono delinquenti tutti quei politici che di questa speculazione ne hanno fatto una battaglia ad uso e consumo personale. Penso a tutti i liberisti della prima ora, ai riformisti d'accatto che, mutatis mutandis, hanno improvvisamente riscoperto il valore dello stato e delle teorie di Keynes. Qualche esempio? In Italia tutta la destra di Forza Italia a cominciare dal commercialista di Berlusconi, tal Tremonti. Fanno schifo i cosiddetti grandi industriali, sempre pronti a scaricare sullo stato e sugli operai il rischio di impresa e a sperperare i guadagni invece di investirli in ricerca e nella forza lavoro. Marchionne quanti soldi è costata allo stato italiano la FIAT quando gettava centinaia di operai in cassa integrazione e quando imponeva il monopolio ai mezzi delle Forze Armate ed alle cosiddette "auto blu"?
Ecco, tutta questa massa di disgraziati dovrebbero, prima di finire all'ergastolo, pagare ai lavoratori tutti i soldi che hanno derubato. Ed invece saremo sempre noi a continuare a mantenere in vita questi esseri schifosi, dovranno essere le categorie più deboli, i poveri, gli anziani e gli handicappati a pagare le ville e le mignotte di questi cialtroni.

29/05/10

Metamorfosi

L'Impero Romano d'Occidente non è scomparso in un sol giorno. E' stato un lento sfaldarsi di tutte quelle caratteristiche politiche, culturali, sociali ed economiche che avevano permesso ad un popolo di soldati-contadini di dominare la maggioranza delle terre conosciute.
Oggi stiamo attraversando le stesse traversie, gli stessi mutamenti: la società nata dalla dicotomia capitalismo-marxismo si è lentamente esaurita e molti dei protagonisti della scena politica e culturale stentano ad accorgersene; oppure ne hanno sentore, ma per mera convenienza economica ne tacciono l'esistenza.
Come sempre, nei periodi di transizione, negli interstizi che si creano tra un periodo storico ed un altro, provano ad inserirsi le peggiori razze di parassiti, imbonitori sociali sgraziati e semianalfabeti, che fanno leva sul senso di angoscia che pervade i popoli che vedono il dissolversi delle loro antiche certezze, senza però percepire ancora la strada nuova da percorrere.
Questi mascalzoni tentano di arraffare tutto quello che possono, più in fretta che possono, perché sanno, o forse intuiscono in maniera istintiva, che la storia sta per spazzarli via. Non sarà oggi, né domani, ma questi piccoli uomini avranno dal tempo quello che nel tempo hanno seminato: il fango che gettano sul loro paese, sulle istituzioni democratiche e sulla gente per bene tracimerà su di loro. La storia non li consegnerà ai posteri come uomini di stato, ma come ladri, mafiosi ed antidemocratici.
E la nostra generazione, che non ha avuto la forza e la voglia di spazzare via questo lordume dalla faccia della terra sarà esposta al duraturo pubblico ludibrio.

16/05/10

Finché c'è la pay tv c'è speranza

Siamo alle solite: la crisi economica più devastante dal 1929 ad oggi non la pagheranno i colpevoli che l'hanno creata, ma i poveri lavoratori dipendenti ed i pensionati. Su di essi infatti sta per abbattersi la "manovrina" di Tremonti. Si parla di tagli alle pensioni ed agli stipendi dei dipendenti pubblici, le uniche categorie che, pagando per intero le tasse, tengono a galla le macerie dello stato sociale italiano. Oltre al danno persino la beffa: l'"onorevole" Calderoli (Lega Nord) ha annunciato che intende far varare una legge che diminuisce lo stipendio dei parlamentari di ben 5 punti percentuali. Privarsi di cinquecento euro per chi ne guadagna almeno 10000 al mese (senza contare le prebende varie e le escort) è veramente un gesto degno della cialtroneria di chi lo ha proposto.
Eppure ci sarebbe stato tutto il tempo per varare una serie di riforme che avrebbero aiutato lo Stato a far fronte a questa difficilissima congiuntura: si poteva eliminare una delle due camere (ad esempio il Senato) e limitare a 100 il numero dei deputati; si potevano abolire quasi tutte le provincie esistenti e la marea di enti inutili che inutilmente continuano ad esistere ed a succhiare soldi al bilancio dello stato; si poteva fare un'efficace lotta all'evasione fiscale mentre si è preferito seguire la via del condono e dello scudo fiscale; si poteva dare un colpo ferale alla criminalità organizzata andandola a cercare non nelle campagne siciliane o tra i reduci di qualche cosca sconfitta, ma tra le maglie di una classe politica, imprenditoriale e bancaria corrotta, collusa e compiacente.
Ma noi abbiamo Berlusconi come Presidente del Consiglio e quindi domani troveremo le nostre traballanti buste paga ancor più decurtate di quanto non faccia il caro vita. Ma va bene così: alle prossime elezioni ci saranno ancora schiere di dipendenti pubblici e di pensionati che lo andranno a votare come tanti pecoroni, invogliati da un'opposizione pavida e da sindacati muti, ciechi e sordi. Tanto finché c'è il calcio sulla pay tv c'è speranza.

24/04/10

Esistere per resistere

Il 25 aprile di sessantacinque anni fa le forze armate anglo-americane e le brigate partigiane liberavano definitivamente il nostro paese dalla dolorosa dittatura fascista. Un ventennio, quello di Benito Mussolini, costellato di sangue, soprusi ed efferati omicidi. Fu una miserabile dittatura che mandò a morire la migliore gioventù italiana nelle fredde steppe sovietiche, negli aridi deserti africani. E questa infame atrocità non risparmiò neppure le popolazioni civili, le donne, gli anziani ed i bambini: molti di loro perirono sotto le macerie provocate dai bombardamenti o fucilati a causa delle feroci rappresaglie delle SS.
Molti uomini e donne abbandonarono le loro case, gli affetti, il lavoro e le proprie famiglie per combattere il nazi-fascismo dopo la firma dell'armistizio. l'otto settembre del 1943. Furono due anni durissimi, vissuti nei freddi monti e nelle umide campagne del nord Italia, con poche armi, scarse munizioni e senza addestramento militare. Braccati dai "repubblichini" di Salò e dai macellai delle SS, dimenticati per tutto l'inverno del '44 anche dagli alleati, bloccati dalla vigorosa resistenza militare della Wehrmacht, ma anche dai quei generali anglo-americani che non si fidavano di armare un esercito di partigiani, fino a pochi mesi prima nemico e composto in maggioranza da comunisti e socialisti.
Eppure resistettero, ed conquistarono tutte le città occupate dai tedeschi: Napoli, Genova, Milano e tante altre metropoli accolsero l'esercito alleato da città insorte e libere. Il sangue versato dalle unità partigiane fece sì che il trattamento delle potenze vincitrici nei confronti dell'Italia fu assai diverso rispetto a quello riservato alla Germania: eravamo una nazione vinta ma a De Gasperi fu concesso di parlare alla conferenza di pace di Parigi nel 1946. Parlò a nome del Governo Italiano, composto interamente da esponenti antifascisti, politici ed intellettuali che conobbero la durezza dell'esilio, delle carceri e della tortura. E che seppero partorire un capolavoro giuridico che ancora oggi vigila sulla nostra sempre fragile democrazia: la Costituzione della Repubblica Italiana.
Oggi, a distanza di sessantacinque anni, cosa resta dell'esempio e dell'eroismo di quegli uomini e di quelle donne? Siamo forse noi degni del sacrificio di migliaia di giovani di cui non conosciamo nemmeno il nome, che hanno donato il bene più prezioso, la loro vita, per consentirci di vivere in una democrazia, in un paese dove poter esprimere liberamente le nostre opinioni?
A giudicare dall'indegno spettacolo che la classe politica intera sta dando proprio in questi giorni sembra proprio che quelle gesta siano state vane. Stiamo assistendo al progressivo sfaldarsi della democrazia sotto i colpi delle mafie; di un Presidente del Consiglio egoista, arrogante e prepotente; di un'opposizione effimera, collusa e lontana dai bisogni della gente; di una combriccola di giornalisti servili ed accondiscendenti col padrone delle ferriere; di una classe imprenditoriale cinica e codarda, pronta a chiedere soldi alla collettività e mai in grado di ridistribuire i guadagni ai lavoratori.
Ma quegli eroi di sessantacinque anni fa, anche se avessero potuto vedere il declino etico della nostra democrazia, si sarebbero comportati alla stessa maniera: troppo grande era la loro moralità, troppo alto il senso civico. Quei ragazzi andrebbero a morire altre mille volte persino per gente come Bossi e suo figlio, per Borghezio e per tutti coloro che odiano quel che è diverso dal loro stesso egoismo.
Ebbene domani diamo inizio ad una nuova resistenza, contro i ladri ed i farabutti che fanno finta di darsi battaglia in parlamento ed invece si spartiscono le spoglie del nostro paese. Non dobbiamo, per nostra e loro fortuna, imbracciare le armi: basta smettere di girare le spalle ai nostri doveri di cittadini, basta smettere di dare credito a gente che ha fatto della politica una lucrosa rendita.
Riprendiamoci la nostra democrazia, combattiamo la metastasi della corruzione che si è impadronita dei partiti e dei sindacati. Se non vogliamo farlo per la nostra dignità facciamolo almeno per il futuro dei nostri figli.

19/04/10

Separati in casa

Gianfranco Fini ci ha abituati al suo "frondismo": così come Bottai si riteneva la coscienza critica del Fascismo, l'ex pupillo di Almirante ama porre dei "distinguo" a Berlusconi, scatenando le ire dei colonnelli di Arcore.
Ma Gianfranco Fini, quando sta per tirare la stoccata finale e colpire definitivamente il fondatore di Forza Italia, ama calarsi le braghe, tornando a più miti consigli. Quando Berlusconi salì sul predellino della sua fuoriserie per fondare il PDL, Fini apostrofò questa decisione, presa talaltro a sua insaputa, con la ormai celeberrima frase "Siamo alle comiche finali". Pochi giorni dopo aderì anche lui all'allegra combriccola lasciando di stucco la base di Alleanza Nazionale.
Dunque sarei molto stupito se, dopo tanto strombazzare, il Presidente della Camera sbattesse la porta in faccia al suo odiatissimo amico di Arcore. Il perché di questo comportamento schizofrenico non è dato sapere, si possono fare solo alcune congetture. E' probabile che anche Fini sia inciampato in qualche telefonata, diciamo così, poco sobria e, quando prova ad alzare la testa, qualcuno bene informato provvede a rammentargliela.
Oppure si tratta della solita cagnara post elettorale, in cui ognuno cerca di accaparrarsi qualche cadreghino in più a scapito dei propri alleati. La Lega, forte del buon risultato elettorale ottenuto alle recenti elezioni amministrative, ha presentato il conto a Silvio Berlusconi il quale intende pagarlo con le poltrone ora occupate dai fedelissimi di Fini. E' un volgarissimo mercato messicano in cui tutti verranno resi felici grazie alla creazione di qualche altro ente inutile e di qualche assurdo sottosegretariato. Il tutto sulle spalle dei poveri lavoratori, unica categoria che in Italia non può evadere le tasse.
In tutto questo teatrino c'è poi il PD che, nemmeno troppo segretamente, fa il tifo per Fini, unico vero leader carismatico del cosiddetto centrosinistra. E allora Berlusconi può dormire sonni tranquilli: il partito democratico non riesce a vincere nemmeno quando non gioca e fa il tifo per qualcun altro. Fini avvisato, mezzo separato.

06/03/10

Guai ai cittadini

C'è poco da scrivere ormai. Ed è difficile mandare via l'indignazione e la rabbia. Proprio questa mattina guardavo un gruppo di anziani in fila davanti allo sportello postale: stavano li, con i loro acciacchi, ma in una coda dignitosa e rispettosa dell'orario di apertura dell'ufficio postale. Sopportavano l'artrosi per poche centinaia di euro. E poi vedo in TV la Polverini e Formigoni che si lamentano della democrazia perché un portaborse non è riuscito, per negligenza e malcostume, a consegnare le firme necessarie per presentare la lista elettorale. Ma che paese è quello che non tollera alcun errore compiuto da semplici cittadini ed invece modifica le leggi affinché un branco di puttanieri, cocainomani e mafiosi possano continuare a vivere di privilegi e prebende alle spalle di noi poveri contribuenti? Non è un paese libero e tanto meno democratico: è un bordello di infimo ordine, sporco ed equivoco.
Ma quello che fa più male è vedere lo svilimento della più alta carica dello stato, diventato ormai lo scriba fariseo di qualunque decreto promulgato dalla cosca di Arcore. Certo, domani fior di giuristi del Partito Democratico ci spiegheranno che l'inquilino in comodato d'uso gratuito del Quirinale non poteva non firmare. Forse avranno ragione ma se io avessi ottanta e passa anni, quaranta dei quali spesi all'interno del Partito Comunista Italiano, piuttosto che firmare la lordura infame del cosiddetto "decreto interpretativo" avrei preferito rassegnare le dimissioni. Perché la patria si serve anche sbattendo la porta in faccia ai mascalzoni ed ai delinquenti. E' questo che dovrebbe fare il Presidente della Repubblica, l'unico vero garante della Costituzione e dell'unità nazionale. Ma come diceva Alessandro Manzoni chi non ha coraggio non se lo può dare. E di coraggio, nell'arco della sua vita, "monsieur travet" Napolitano ne ha esercitato molto poco.

31/01/10

Lo stato siamo noi

La protesta dei magistrati italiani, in toga nera e fuori dall'aula durante gli sproloqui degli esponenti del governo di Berlusconi, è un evento che nemmeno durante il ventennio fascista è capitato di vedere. Mai alcun governo, nella tormentata storia della repubblica italiana, è riuscito a mettersi al di fuori della Costituzione, mai alcun governo ha insozzato la memoria dei tanti magistrati ed uomini di legge che hanno sacrificato la loro vita per difendere la nostra libertà dalle mafie e dalla corruzione. Solo un piduista dal passato oscuro come Berlusconi poteva riuscire a portare il Parlamento italiano ad un livello di assoluta subalternità alle proprie privatissime esigenze.
E' del tutto evidente come la democrazia, che si concretizza nell'indipendenza dei poteri, nella libertà di espressione e di critica, sia stata spazzata via in maniera subdola e melliflua, tra un grande fratello ed una telepromozione. Perché oggi non c'è bisogno di fare un colpo di stato per imporre i propri voleri: basta avere a disposizione i mezzi di comunicazione di massa ed una finta opposizione collusa, connivente ed accondiscendente.
E' riuscito a scardinare i meccanismi che rendono forte il popolo: l'unità sindacale ed i suoi fattori aggreganti. Chi dovrebbe rappresentare i lavoratori rappresenta invece le volontà della confindustria, firmando contratti che frantumano gli accordi collettivi, rendendo il lavoratore sempre più solo difronte allo strapotere delle multinazionali.
Per riuscire ad ottenere questo sfacelo istituzionale e morale non ha lesinato spese e prebende: ha messo in libro paga giornalisti, esponenti sindacali, docenti universitari ed i cosiddetti "opinion leaders": e sono stati tutti ben lieti di di farsi comprare.
Solo due frontiere sono rimaste a combattere senza chinare la schiena: la magistratura e la rete. Ma con il "processo breve" e la legge "bavaglio" che rende i service provider responsabili dei contenuti presenti su internet, Berlusconi sta sferrando l'attacco finale. 
E' difficile essere ottimisti in questo panorama. I girotondini, il popolo viola, "Micromega" ed il "Fatto Quotidiano" sembrano più ultimi baluardi che movimenti in grado di sovvertire le sorti di questo misero paese italico.
Purtroppo, e la storia ce lo ricorda ogni istante, non siamo un popolo che ha nel suo DNA l'orgoglio e l'onestà: siamo stati per secoli servi di qualcuno, siamo stati sempre abituati a sopravvivere e lo stato ha sempre simboleggiato un corpo estraneo, imposto più che sentito ed assimilato.
Finché ciascuno di noi si sentirà diverso dallo stato in cui vive sarà facile per Berlusconi disporre a proprio piacimento della cosa pubblica; finché ciascuno di noi farà del raggiro e della furbizia a scapito degli altri la propria ragione di esistere mai potrà nascere un Zapatero od un Obama. E continueremo a mendicare quelli che sono invece diritti inalienabili dell'essere umano. Il lavoro, la salute, la cultura ed il diritto ad una vita dignitosa.