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Obama il rivoluzionario

Il Presidente degli Stati Uniti d'America, Barak Obama, ha compiuto in questi giorni un atto che, se inserito negli usi e costumi degli USA, è il più rivoluzionario dai tempi della presa della Bastiglia. Far digerire alle lobbies statunitensi ed allo zoccolo duro conservatore nord americano, rimasto ai tempi del far west per quel che riguarda le politiche sociali, una legge che costringe lo stato a provvedere alle cure mediche per i meno abbienti è una rivoluzione copernicana.
Ancora risuonano nelle nostre orecchie le parole di Ronald Reagan e della famiglia Bush, parole di "deregulation assoluta", di predominio totale del mercato su ogni altra forma di associazionismo sociale, politico e culturale. Parole blasfeme, che hanno portato alla rovina l'intero sistema economico mondiale, che hanno fomentato l'intolleranza e l'integralismo: perché incrementare il divario tra ricchi e poveri genera inesorabilmente generazioni intrise di odio.
Ricordo come questa "dottrina" abbia fatto numerosi proseliti in tutto il mondo: la Thatcher in Inghilterra ed il Berlusconi del "nuovo miracolo italiano". Quanta gente è caduta in questa trappola: molti in buona fede, altri perché poco avvezzi a stare dalla parte dei più deboli. Molti infine per proprio tornaconto, per accumulare ricchezze inimmaginabili sulla vita ed il dolore di milioni di innocenti.
Oggi Obama indica qual'è il compito del vero "riformismo": non uno scimmiottamento acritico e servile verso le posizioni conservatrici, ma il coraggio di fare scelte in netta antitesi con chi ha contribuito al fallimento dell'economia e della politica del liberismo. E se adesso festeggiamo giustamente il ventennale della caduta del muro di Berlino e la fine dei regimi dittatoriali che si spacciavano per comunisti non dobbiamo ignorare la portata della riforma di Obama, che sancisce la fine di un altro regime sanguinoso, che ha sulle spalle morti e dolori in ugual misura delle dittature rosse: il capitalismo senza regole.
E se non ci credete contate quanti uomini, donne e bambini muoiono ogni giorno di fame e di sete, uccisi da un'altra sete ben più insaziabile: la sete del denaro.

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