Questo blog è dedicato alla professoressa di letteratura italiana e latina, Loredana Rossi Molinaro, donna di grandissima cultura ed infinita umanità.

10/10/09

Addio al dollaro

Per un momento dimentichiamoci delle cosucce di casa nostra e proviamo a guardare oltre. Il presidente della Banca Centrale Europea ed anche il governatore della Banca d'Italia avvertono che se la ripresa ci sarà, sarà debole e lenta e l'impatto sulla disoccupazione sarà ancora duraturo e drammatico. Colpa della crisi delle banche come vuol farci credere il ministro Tremonti? C'è di peggio e nessuno ne parla.
I paesi islamici, messi sotto assedio dalle politiche mortifere della famiglia Bush, hanno iniziato a mettere in discussione il ruolo del dollaro come moneta di scambio per l'acquisto del greggio. Il primo è stato Saddam Hussein e sappiamo tutti la fine che ha fatto: da strenuo difensore della laicità contro il fondamentalismo durante la guerra Iran - Iraq, è diventato il leader di uno stato canaglia, detentore di armi di distruzione di massa inventate di sana pianta dalla CIA. Ora tocca al premier iraniano a vendere il gas e petrolio in Euro: in men che non si dica sono spuntate fuori fantomatiche basi missilistiche nucleari. E' vero, stiamo parlando di due feroci dittatori, però, finché pagano e ricevono dollari contro petrolio la democratica repubblica degli Stati Uniti d'America si gira dall'altra parte.
Adesso si stanno aggiungendo altri stati in questa corsa all'abbandono del dollaro: la Cina in primis ma sembra che al complotto siano fortemente interessate e coinvolte anche la Francia e la Germania. Se tutti i paesi del mondo adottassero questa politica sarebbe la fine immediata dell'economia statunitense e dei paesi che dipendono esclusivamente da essa. La ricchezza degli USA si basa in larga parte sul ruolo del dollaro come moneta unica di scambio internazionale: grazie a questa posizione ogni paese che vuole acquistare materie prime pregiate deve comprare in anticipo consistenti somme della divisa americana. E gli USA non vendono certamente gratis il loro dollaro.
I responsabili delle politiche economiche nord americane hanno fatto di tutto per uccidere il più accreditato rivale della loro divisa, l'Euro. Hanno tenuto artificiosamente basso il valore del dollaro per tentare di renderlo maggiormente conveniente nelle transazioni internazionali. Ma non hanno fatto i conti con l'odio seminato da Bush in tutto il mondo e il mondo ha deciso di puntare sull'Euro.
I segnali che tutte queste manovre non siano delle semplici congetture di fantapolitica sono evidenti, seppure celati da una cortina di silenzio: oltre alle dichiarazioni di Cina ed Iran precedentemente citate (ed alle intenzioni di molti paesi europei) gli speculatori internazionali stanno acquistando once d'oro con una velocità impressionante. L'oro è un bene rifugio per eccellenza, assai più del traballante mattone. Inoltre sarà il bene di transizione tra dollaro ed euro nel turbolento scenario che porterà alla sostituzione, tutt'altro che incruenta, della seconda divisa nei confronti della prima.
Gli USA difficilmente potranno opporsi a questa strategia poitico-economica: Bush ci ha provato esportando bombe; Obama sta cercando di recuperare terreno, promuovendo il dialogo con gli stati che, guarda caso, sono pronti ad abbandonare il dollaro. Ma l'impresa risulta tardiva e potenze come la Russia, la Cina e molti stati del sud america come il Venezuela, non vedono l'ora di presentare il conto a quel che resta di un impero che ha iniziato a morire il giorno dopo della caduta del muro di Berlino.
Non saranno anni facili quelli che ci aspettano. Quando cade un grattacielo il fragore è immenso e le vittime non sono poche. E' vero che la sostituzione del dollaro con l'Euro porterà consistenti risparmi a tutti quei paesi che hanno adottato la moneta europea ma è altrettanto vero che l'economia di molti paesi è legata a doppio filo con quella statunitense. L'Italia è purtroppo uno di questi: la strettissima amicizia di Berlusconi con Bush si è concretizzata con scelte economiche e politiche filo-americane che hanno reso ancora più debole e dipendente la nostra struttura economica. L'ostentata amicizia del Presidente del Consiglio con Putin ed i ripetuti viaggi a Tripoli sono solo fumo negli occhi: Berlusconi ha cercato di auto proclamarsi intermediario tra gli USA di Bush ed i paesi "canaglia" col bel risultato di farsi considerare un alleato inaffidabile dagli uni e dagli altri.
Molti lavoratori ed operai italiani sono stati assunti da multinazionali a capitale americano, tra cui il sottoscritto: sarà una bella impresa riuscire ad arrivare alla pensione in un paese che, alle soglie del 2010, non è ancora riuscito a promulgare una legge che assicuri a tutti un reddito minimo garantito, ma riesce a trovare soldi per promuovere incentivi per i decoder digitali terrestri, prodotti dal fratello del Presidente del Consiglio.