Questo blog è dedicato alla professoressa di letteratura italiana e latina, Loredana Rossi Molinaro, donna di grandissima cultura ed infinita umanità.

10/09/09

Il partigiano Mike

Io appartengo alla generazione della televisione in bianco e nero e a quella che andava a letto dopo Carosello. Solo il giovedì era concessa una deroga: potevo andare a dormire dopo la fine del programma "Rischiatutto", condotto da Mike Bongiorno. Forse è per questo che i quiz televisivi hanno avuto su di me un fascino duraturo e quelli non presentati dal Mike nazionale li ho sempre considerati dei sottoprodotti, noiosi e sciatti.
Ancora ricordo i nomi dei campioni di "Rischiatutto": la signora Longari, Fabricatore ed il dottor Inardi. E' vero, allora c'erano solo due canali ed era facile affezionarsi ai programmi di "mamma RAI", ma i concorrenti di Mike non vincevano facendo ricorso alla dea bendata, dovevano sciorinare una cultura, seppur nozionistica, di tutto rispetto nei confronti della materia di cui si dichiaravano esperti. Erano bravi ma non erano geni irragiungibili e Mike Bongiorno era uno di noi, non aveva la pretesa di essere più intelligente o furbo dei suoi telespettatori. Anzi la sua fama di "gaffeur" lo rendeva simile ad un nostro zio, ad un parente non simpaticissimo ma incline ad essere preso in giro.
Era una televisione molto diversa da quella di oggi la tv di Mike Bongiorno: era una azienda pubblica per cui tendeva alla qualità più che alla quantità, al gradimento più che all'"audience". Certo c'era una bella differenza tra l'"Approdo" e "Rischiatutto", ma oggi la trasmissione di Mike Bongiorno vincerebbe a man bassa i premi televisivi, soprattutto se paragonata alle isole dei famosi ed alla immondizia dei reality.
Mike Bongiorno era un professionista pignolo, preparava le proprie trasmissioni con puntiglio maniacale: oggi la prima "sciampista" che passa sotto le lenzuola di qualche potente di turno viene promossa a presentatrice, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
Ma non tutti sanno che Bongiorno è stato un partigiano durante la resistenza al nazi-fascismo, che si è fatto molti mesi in carcere per combattere la dittatura e che ha rischiato di essere fucilato da un plotone di SS. Lo ha salvato la sua cittadinanza statunitense: i tedeschi lo hanno usato come merce di scambio per liberare i loro prigionieri in mano all'esercito dello "zio Sam".
Tuttavia questo non gli ha impedito di "innamorarsi" di quanto più vicino alla dittatura fascista è stato prodotto in Italia nel secondo dopoguerra. Per più di trent'anni ha costituito un sodalizio ferreo con Silvio Berlusconi, una vicinanza economica, professionale e probabilmente politica.
L'imbonitore di Arcore è riuscito ad incantare anche lui fino a pochi mesi fa, quando lo ha scaricato come l'ultima delle veline dell'ultimo dei programmucoli pomeridiani.
Chissà, forse il dolore che Mike Bongiorno ha provato quando ha finalmente conosciuto il vero volto del Presidente del Consiglio ha minato il suo cuore ottuagenario, o forse è semplicemente arrivata la sua ora. Sta di fatto che ci ha lasciato un altro partigiano, se ne va via un altro piccolo pezzo di libertà conquistata col sacrificio e col dolore.

08/09/09

In morte di Berlusconi?

Alcuni esponenti della presunta opposizione ed anche autorevoli "bloggers" hanno iniziato a scrivere il "de profundis" di Berlusconi. Sono convinti che la faccenda delle "escort" e la guerra al quotidiano della CEI "Avvenire" abbiano minato le fondamenta del potere berlusconiano. Già si fanno scenari politici del dopo cavaliere: c'è chi vede un grande centro cattolico e conservatore, guidato (è il caso di dirlo) da Cordero di Montezemolo in cui dovrebbero confluire l'UDC ed i transfughi del PDL.
Tutto questo sarebbe vero se gli scandali che sono venuti alla luce in questi ultimi mesi fossero frutto di una intensa attività di controllo fatta dall'opposizione, da un'informazione libera ed indipendente. In realtà il guano maleodorante che abbiamo visto crescere ed inondare tutta la scena politica italiana è conseguenza di un regolamento di conti tra le forze interne ed oscure che sostengono le attività e le fortune di Silvio Berlusconi. O forse pensate che il microfono nascosto della D'Addario sia opera dell'ingegno di Franceschini?
Dalla guerra mediatica di questo inizio di settembre Berlusconi esce invece rafforzato: la sua cordata è risultata quella vincente all'interno delle lotte intestine. E' persino riuscito a fare fuori, grazie al suo cane da guardia Feltri, Boffo e l'ala cattolica non conservatrice della chiesa romana. Adesso ha l'appoggio incondizionato delle toghe nere dell'"Osservatore Romano", resta solo da regolare i conti con i Paolini di Famiglia Cristiana: ci vorrà un po più di tempo ma sicuramente Berlusconi e la curia a lui fedele riusciranno a ridurre il settimanale al silenzio.
Dovremo attendere molto tempo prima di disfarci dello psiconano e non sarà certamente merito dell'opposizione morbida e confusa del PD. I tumori non si curano con dei blandi antidolorifici, occorrono soluzioni radicali, invasive e dolorose. Dovrà avvenire una nuova resistenza che parta dal basso, da ciascuno di noi, o almeno da quelli che ancora credono nei valori dell'onestà, del merito e del rispetto altrui. Non sarà una passeggiata, non ci saranno prigionieri.

01/09/09

Questa mattina mi son svegliato

Come al solito il commento più azzeccato sulla bassa "querelle" tra Feltri e Boffo è stato fatto da Marco Travaglio. Feltri è sicuramente un pescecane al soldo di Berlusconi, pronto ad usare il suo "Giornale" come fosse un manganello, ma perché uno che viene condannato per molestie e che patteggia per evitare un imbarazzante dibattimento pubblico fa il direttore dell'"Avvenire" organo della CEI? Come mai lo stato del Vaticano tollera, anzi, cerca di insabbiare uno scandalo simile invece di dare il benservito al direttore?
Purtroppo questo triste episodio è l'ennesima conferma di come l'Italia non sia una democrazia i cui complessi equilibri sono regolati dalla corretta contrapposizione dei poteri legislativi, esecutivi e giudiziari. In realtà è una melma in cui forze occulte e di dubbia provenienza si controllano a vicenda, si spartiscono il bottino e talvolta si fanno la guerra, con i risultati che abbiamo potuto constatare in questi ultimi giorni.
Berlusconi non è il problema, è solo la punta di un iceberg, è il sintomo più eclatante di una metastasi etica ormai difficilmente arginabile. E' difficile pensare di uscire da queste sabbie mobili con la classe politica, imprenditoriale, religiosa e culturale attualmente in auge. Nessun luogo è accessibile tramite il proprio merito e le proprie capacità, tutto deve passare sotto le forche caudine del nepotismo e del servilismo: dalla politica al giornalismo, dalla confindustria alle organizzazioni sindacali.
Occorre una rivoluzione incruenta ma intransigente, che spazzi via l'immondizia che inquina tutti i settori del paese, una rivoluzione che parta dal basso e da ciascuno di noi: non è più il momento di aspettare che qualcuno agisca per noi, nessuno può più sottrarsi al dovere civico di contribuire a costruire uno stato civile, laico, vicino ai deboli e diffidente nei confronti dei potenti.
Ci aspetta una nuova resistenza partigiana in cui le montagne sono fatte di etica, tolleranza, libertà ed onestà. Li troveremo tutti quelli che hanno donato la vita perché credevano negli alti ideali declinati nella nostra splendida Costituzione, tutti i poeti e gli intellettuali che hanno costruito una coscienza civile e sociale. Li ci sono Pietro Calamandrei, i fratelli Rosselli, Don Minzoni, Giacomo Matteotti, Sandro Pertini ed Antonio Gramsci, ma anche Indro Montanelli ed Enzo Biagi: tutta gente che non ha mai piegato la schiena. Io ascolto le loro grida di dolore ogni giorno, voi come fate ancora a non sentirle?