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La rivoluzione interiore

In questi giorni non si fa altro che parlar di veline, escort e ballerine. Fior di giornalisti, politici, commentatori di ogni razza e colore si stracciano le vesti, inorriditi ed increduli. Ipocriti! E' un millennio che in Italia l'esercizio del potere è gestito in maniera abbietta e meschina. Ma quando le aberrazioni le compiono i signorotti che elargiscono il "panem et circensem" a chi oggi s'indigna, allora è facile girarsi dall'altra parte.
E' troppo semplice addossare a Berlusconi ed al suo popolo delle libertà condizionale tutto il marcio di questo nostro paese. In realtà non ci si vuole rendere conto di una verità desolante: l'Italia è un "non-stato", una "non-democrazia". In poche parole l'Italia non esiste. Non esiste come stato sociale ma non esiste neppure nella nostra coscienza civica.
Nel nostro misero immaginario lo Stato e le sue leggi sono un nemico da imbrogliare: le graduatorie, la meritocrazia, l'equità sociale sono concetti che vanno applicati agli altri e mai a noi stessi. Ci sentiamo tutti al di sopra della legge, più importanti della legge. Noi possiamo prendere il treno senza pagare l'abbonamento, possiamo andare a piangere dal politico di turno per ottenere l'ambita raccomandazione, possiamo commettere abusi edilizi ed evadere le tasse. Ma gli altri, il nostro vicino, il collega d'ufficio o il cugino antipatico no, non ne hanno alcun diritto.
Ecco, Berlusconi è figlio di questo "modus operandi", noi abbiamo generato il mostro con il sonno della nostra ragione. Se veramente vogliamo disfarci delle nefandezze che circondano la nostra amara quotidianità iniziamo tutti a farci un esame di coscienza ed a chiederci se anche noi non abbiamo mai approfittato della vacanza morale perenne che vige nel nostro paese. Scagli la prima pietra chi sente di aver fatto sempre e solo il suo dovere: io non posso certamente farlo ma temo che chi ha già in mano il sasso è di gran lunga peggiore di me.
Oggi serve una nuova rivoluzione, la più difficile, lunga e pericolosa: è quella che passa prima dentro le nostre coscienze. Perchè non si può cambiare un paese se prima non siamo in grado di cambiare noi stessi.

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