Questo blog è dedicato alla professoressa di letteratura italiana e latina, Loredana Rossi Molinaro, donna di grandissima cultura ed infinita umanità.

29/03/09

Il compagno Fini

Dopo avere ascoltato il discorso di Gianfranco Fini, fatto all'assemblea del costituente "Popolo della Libertà", c'è da chiedersi se il presidente della Camera dei Deputati abbia sbagliato partito o meno.
L'ex presidente della disciolta (od annessa) Alleanza Nazionale ha volato alto, toccando i temi dell'onestà contrapposta alla furbizia, dell'unità nazionale, della "questione meridionale" e, non ultima, della laicità dello stato, criticando aspramente la proposta di legge votata al Senato sul testamento biologico.
Forse, mentre scriveva il discorso, si è dimenticato di essere entrato dentro un partito che vanta il record di avvisi di garanzia e di condanne definitive dei suoi iscritti. Non rammenta che dentro il "Popolo delle Libertà" c'è gente come Pera che di laicità non vuole nemmeno sentirne parlare.
Al di la delle ovazioni e dei sorrisi di facciata, qualche colonnello di Forza Italia non deve aver digerito l'orazione di Fini: basta guardare le facce dei fedelissimi di Silvio (Schifani in primis), libri aperti dei "desiderata" del "self made man" di Arcore.
Tuttavia l'operazione "frondista" di Fini va inquadrata più nelle complesse dinamiche del suo ex partito che non in una vera operazione di critica costruttiva all'interno del partito-azienda di Berlusconi. La base di Alleanza Nazionale ha dovuto bere più di una purga a base di olio di ricino per digerire l'annessione dentro Forza Italia. Fini ha parlato davanti a Berlusconi ma i veri destinatari del messaggio erano e sono i colonnelli di Alleanza Nazionale.
I "distinguo", le posizioni di "minoranza all'interno del partito" sono un piccolo contentino in chi vede, a ragione, la fine del centro-destra in Italia, fagocitato dal Moloch "Berlusconi-Fininvest-Publitalia". Male fanno i commentatori attempati del centro sinistra a plaudire il discorso di Fini: sono caduti nell'abbaglio o fanno finta di volerci cadere, Scalfari e D'Alema (sempre lui) su tutti.
Fini non sarà la coscienza critica di Berlusconi e del suo Popolo delle Libertà semplicemente perché né il nano di Arcore e tanto meno il suo partito azienda ne posseggono una. Il "compagno" Fini sarà ricordato sui libri di scuola come lo statista che si è venduto per trenta denari al Piduista Berlusconi ed ai seguaci dell'opera di saccheggio pubblico di Bettino Craxi: non proprio una bella fama per un politico che nel novantadue si vantava di aver fortemente contribuito alla stagione di "mani pulite".