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Tutti a casa

Le dimissioni di Veltroni non sono "un gesto coraggioso" e di "grande dignità", come abbiamo letto in tutti gli editoriali dei giornali di questi ultimi giorni. Sono semplicemente un atto dovuto, la presa di coscenza del fallimento di una strategia politica e di una visione becero-riformista della società. Ma incolpare Veltroni delle scelte scellerate compiute dal PD è come sparare sul pianista. In realtà dovrebbero rassegnare le proprie dimissioni tutti i componenti dell'oligarchia del PD, a cominciare dall'odioso D'Alema, passando per l'astioso Francescini e l'incocludente Fassino. Mai cosi pochi uomini hanno saputo combinare dei guai così grandi: hanno distrutto una forza politica di sinistra per creare a tavolino una sorta di Frankenstein privo di anima ed emozioni. Hanno voluto falcidiare la cosiddetta "sinistra radicale" distogliendo l'attenzione nei confronti del vero grande problema del nostro paese: un piduista come presidente del consiglio. Si è predicato a vanvera il dialogo con il PDL: ma si può dialogare con una destra seria, onesta e rispettosa dei dettami costituzionali. Un partito-azienda, infarcito di indagati, prescritti e persino condannati in sede definitiva non può e non deve essere un interlocutore politico in una democrazia seria: deve essere giudicato nelle sedi opportune, quelle giudiziarie. Invece il PD ha scelto la linea morbida, quella di D'Alema, che continua a ritenere Berlusconi uno statista ed ecco i risultati: chi ha ancora un briciolo di coscenza e di dignità si rifiuta di andare a votare un gruppo di emulatori berlusconiani, mentre Berlusconi continua a razzolare voti tra chi sguazza in questo merdaio che è diventata l'Italia, un piccolo feudo corrotto in cui comanda chi fa la voce più grossa e chi le spara più grosse. E intanto sta arrivando la bufera.

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