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No, signor Napolitano, non ci sto.

Signor Presidente, il suo discorso tenuto il 31 dicembre a reti unificate ha ricevuto il plauso incondizionato di tutte le forze politiche e sindacali del nostro paese. Nessun accenno di critica, nessuna velata polemica: sono lontani i tempi in cui i discorsi di Scalfaro facevano imbufalire le truppe cammellate di Arcore.
Si dirà: questo perché il Presidente della Repubblica ha detto cose sagge e condivisibili, ed in parte è vero. Ma è come affermare che domani se non pioverà ci sarà il sole: difficile trovare smentite.
Lei ha messo il dito su molti mali che affliggono la nostra società: la sperequazione dei redditi, il precariato e, non ultima, la guerra che uccide donne e bambini in molte parti del mondo. Ma la sua ricetta è stata aberrante: ha chiesto coesione tra le opposte forze sociali e politiche per uscire dalla crisi, proprio a quelle forze che hanno fatto precipitare il mondo intero ed il nostro paese nella crisi più buia e devastante degli ultimi ottant'anni.
Lei è convinto che un accordo Berlusconi-Veltroni, PDL-PD, potrà salvare il salvabile, invocando una sorta di "governo istituzionale" a tutela dei più esposti nei confronti della crisi. Ma dimentica, o finge di dimenticare, che il coltello è dalla parte di Berlusconi che mai ha dimostrato di operare per il bene comune. E gli ultimi avvenimenti, gli avvisi di garanzia e gli arresti che sono piovuti tra gli esponenti del PD inducono ad una diffusa diffidenza nei confronti dei dirigenti del partito nato dall'unione della Margherita e dei DS.
Signor Presidente, Lei ha taciuto il maggiore dei mali: la politica in Italia è morta, non la fanno più i partiti e tantomeno i cittadini. Le decisioni vengono prese al di fuori del parlamento, esautorato dalla sua sovranità popolare. La gente non crede più nelle istituzioni politiche e l'astensionismo da record registrato nelle elezioni regionali di Abruzzo sta a significare che i cittadini sono ormai esausti, stanchi di essere rappresentati da portatori di interessi altrui.
Non sara Lei, signor Presidente, né l'attuale classe dirigente politica a salvarci dalla crisi. Anzi voi accellerate il processo di disintegrazione democratica a causa della vostra poca credibilità.
Lei potrà dire che occorre affidarci all'abbraccio mortale tra Berlusconi e Veltroni, ma io non ci sto, signor Presidente, e mi opporrò fino alla fine delle mie forze, come cittadino italiano ed uomo libero, contro questo pericoloso progetto.
Io non ci sto a questa mortificazione della dialettica democratica tra opposizione e maggioranza, unica garanzia per il cittadino della sua libertà.

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