Questo blog è dedicato alla professoressa di letteratura italiana e latina, Loredana Rossi Molinaro, donna di grandissima cultura ed infinita umanità.

17/01/09

Fini, Annunziata ed il club degli indecenti

Per Gianfranco Fini, presidente della Camera dei Deputati, la puntata di giovedì scorso di "Anno Zero" ha superato i limiti della decenza. Dello stesso avviso è la giornalista RAI ed ex presidente dell'azienda televisiva di stato, Lucia Annunziata, che in diretta ha abbandonato la trasmissione condotta da Michele Santoro.
E' un dato di fatto che la trasmissione di Santoro sia "di parte", ma spesso è dalla parte giusta. Durante le settimane dell'invasione israeliana tutti i mass media hanno nascosto le più evidenti e sconcertanti verità. Ci hanno raccontato che i membri del partito di Hamas hanno rotto la tregua e non è affatto vero; hanno taciuto il fatto che l'esercito israeliano sta usando ordigni incendiari al fosforo bianco sopra centri densamente abitati, contro tutte le regole sancite dalla convenzione di Ginevra: ne siamo venuti a conoscenza solo perché l'esercito di Sion ha deliberatamente colpito una struttura dell'ONU.
Gianfranco Fini dovrebbe conoscere bene cosa sia l'indecenza: meno di dieci anni fa apparteneva ad un partito che non era gradito allo stato di Israele perché qualche autorevole esponente rimpiangeva il fatto che Hitler non avesse avuto il tempo di finire l'olocausto. Si saranno ravveduti grazie all'avvento di Berlusconi oppure sono sempre gli stessi lupi travestiti da agnelli per puro calcolo elettorale?
E che dire dell'Annunziata che, insieme al simpatico Petruccioli, non ha mosso un dito contro l'epurazione di Enzo Biagi quando faceva parte dei massimi livelli manageriali della RAI? Giornalista atoproclamatasi di sinistra ma buona per qualunque stagione elettorale (Lucia Annunziata: "Io, atea devota, ammiro Benedetto XVI", intervista di Bruno Volpe): è difficile credere che se ne sarebbe andata dalla trasmissione "Anno zero" se non ci fosse Berlusconi come presidente del Consiglio dei Ministri.
Per cortesia, Fini, Annunziata e quanti altri hanno ingrossato il carro del vincitore della guerra di turno: continuate ad occuparvi degli affaracci vostri a spese di noi cittadini che paghiamo i vostri stipendi con un prelievo fiscale pari al 30%. Ma almeno lasciate stare la decenza: è un territorio a voi sconosciuto e che non vi compete.

04/01/09

Il tempo dell'odio

Il partito di Hamas è responsabile di feroci attacchi terroristici contro civili inermi ed innocenti: ma questa accolita di "gentiluomini" è stata creata da Israele. L'incapacità dello stato sionista di gestire pacificamente e con le vie della politica le diatribe sorte con il popolo palestinese ha allevato una generazione di persone disperate, senza futuro, pronte a tutto. Perché la vita nei campi di concentramento in cui sono ridotti i profughi palestinesi vale meno di niente.
E dove regna la disperazione cresce l'odio ed il terrore. Eppure gli israeliani dovrebbero sapere meglio di ogni altro popolo che la violenza non è mai una soluzione definitiva. I nonni degli attuali governanti dello stato di Israele hanno subito l'annientamento fisico e morale nei lager nazisti: nei loro cromosomi dovrebbbe esserci il rifiuto assoluto contro ogni forma di cattività, di coercizione e di violenza. Ed invece lo stato di Israele risponde alle nefandezze dei terroristi di Hamas con superiore e spropositata ferocia, mettendosi sullo stesso piano morale di fronte al tribunale della storia.
Ma la guerra è un business troppo redditizio perché venga abbandonato. Di cosa vivrebbe Israele se non facesse la guerra a qualcuno? Lo stato di Sion non ha alcuna materia prima, è edificato sulla arida pietra medio orientale. Alla vigilia delle nuove elezioni israeliane e nell'immediata vicinanza dell'insediamento di Barak Obama, lo stato di Israele vuole presentare il conto ed uno status quo vantaggiosi al nuovo presidente degli Stati Uniti, assai meno propenso a finanziare guerre remote rispetto al predecessore.
Ma non saranno queste le carte che consentiranno allo stato israeliano di vivere e propsperare nel medio oriente. Perché proprio gli ebrei ci hanno insegnato nel vecchio testamento che il Dio di Abramo non è incline al perdono nei confronti di chi semina odio ed uccide donne e bambini. Ed il tempo dell'odio non è un tempo senza fine.

02/01/09

No, signor Napolitano, non ci sto.

Signor Presidente, il suo discorso tenuto il 31 dicembre a reti unificate ha ricevuto il plauso incondizionato di tutte le forze politiche e sindacali del nostro paese. Nessun accenno di critica, nessuna velata polemica: sono lontani i tempi in cui i discorsi di Scalfaro facevano imbufalire le truppe cammellate di Arcore.
Si dirà: questo perché il Presidente della Repubblica ha detto cose sagge e condivisibili, ed in parte è vero. Ma è come affermare che domani se non pioverà ci sarà il sole: difficile trovare smentite.
Lei ha messo il dito su molti mali che affliggono la nostra società: la sperequazione dei redditi, il precariato e, non ultima, la guerra che uccide donne e bambini in molte parti del mondo. Ma la sua ricetta è stata aberrante: ha chiesto coesione tra le opposte forze sociali e politiche per uscire dalla crisi, proprio a quelle forze che hanno fatto precipitare il mondo intero ed il nostro paese nella crisi più buia e devastante degli ultimi ottant'anni.
Lei è convinto che un accordo Berlusconi-Veltroni, PDL-PD, potrà salvare il salvabile, invocando una sorta di "governo istituzionale" a tutela dei più esposti nei confronti della crisi. Ma dimentica, o finge di dimenticare, che il coltello è dalla parte di Berlusconi che mai ha dimostrato di operare per il bene comune. E gli ultimi avvenimenti, gli avvisi di garanzia e gli arresti che sono piovuti tra gli esponenti del PD inducono ad una diffusa diffidenza nei confronti dei dirigenti del partito nato dall'unione della Margherita e dei DS.
Signor Presidente, Lei ha taciuto il maggiore dei mali: la politica in Italia è morta, non la fanno più i partiti e tantomeno i cittadini. Le decisioni vengono prese al di fuori del parlamento, esautorato dalla sua sovranità popolare. La gente non crede più nelle istituzioni politiche e l'astensionismo da record registrato nelle elezioni regionali di Abruzzo sta a significare che i cittadini sono ormai esausti, stanchi di essere rappresentati da portatori di interessi altrui.
Non sara Lei, signor Presidente, né l'attuale classe dirigente politica a salvarci dalla crisi. Anzi voi accellerate il processo di disintegrazione democratica a causa della vostra poca credibilità.
Lei potrà dire che occorre affidarci all'abbraccio mortale tra Berlusconi e Veltroni, ma io non ci sto, signor Presidente, e mi opporrò fino alla fine delle mie forze, come cittadino italiano ed uomo libero, contro questo pericoloso progetto.
Io non ci sto a questa mortificazione della dialettica democratica tra opposizione e maggioranza, unica garanzia per il cittadino della sua libertà.