Questo blog è dedicato alla professoressa di letteratura italiana e latina, Loredana Rossi Molinaro, donna di grandissima cultura ed infinita umanità.

24/12/09

La maschera della felicità

Di nuovo qui, alla vigilia di Natale. Sono in ufficio, ormai deserto: ho visto scappare via tutti, fagocitati dalla macchina infernale dei festeggiamenti. Il cielo è grigio, pieno di nubi gonfie di pioggia ed il contrasto con gli addobbi natalizi è ancora più marcato. Fa caldo, ed è tutto maledettamente appiccicoso: i vestiti, i parenti, la gente che si affanna alla ricerca dell'ultimo inutile regalo. Vorrei anch'io tuffarmi in questa marea apparentemente festante, ma non riesco a divertirmi nell'euforia altrui. Eppure stasera occorrerà essere divertenti e loquaci, altruisti ed ospitali, sorridenti ed accomodanti: allora vado a cercare la maschera della felicità, dovrò pure averla messa da qualche parte. Invece ricordo perfettamente l'anno, il mese, il giorno e l'ora in cui l'ho riposta. Ogni tanto credo di averla addosso ma poi mi tocco il viso e sento la solita vecchia espressione, affogata nel fiume dei ricordi, quel fiume che decide sempre di esondare nei momenti in cui meno vorrei ricordare.

12/12/09

Io so! Pier Paolo Pasolini.

Dedicato alle vittime di tutte le stragi impunite del nostro paese, alle loro famiglie ed al loro dignitoso e silente dolore

04/12/09

NO B DAY

Per la prima volta nella storia della nostra repubblica avrà luogo una manifestazione popolare non organizzata da partiti od organizzazioni sindacali. Grazie ai nuovi mezzi di informazione (internet e Facebook) centinaia di persone confluiranno a Roma per dichiarare pacificamente il proprio dissenso nei confronti di Berlusconi e, soprattutto, di tutto quello che rappresenta. Domani si manifesterà contro il berlusconismo inteso come sommatoria di tutte le meschine piccinerie italiche, di tutte le egoistiche furbizie che rendono insopportabile la qualità della vita del nostro ex "bel paese".
E' una grande rivoluzione, è probabilmente l'inizio del superamento delle forme di associazionismo tradizionali, i partiti ed i sindacati, che ormai sono soltanto dei centri di potere scollati dalla realtà. Certo, il pericolo del "populismo" è sempre dietro l'angolo quando le masse non si riconoscono in un leader od in una ideologia. Ma questo movimento, diretta emanazione dei girotondi del 2002, può portarci ad una nuova forma di democrazia partecipata, dove è sempre più difficile tollerare sacche di privilegio ed in cui lo stato non è più una vacca da mungere ma siamo tutti noi.
Sarebbe bellissimo se questa rivoluzione fosse veramente democratica e duratura e sarebbe un orgoglio tutto italiano: perché non è vero che la corruzione e la malavita sono presenti solo in Italia. Forse nel nostro paese per prime le coscienze si sono ridestate, forse un nuovo rinascimento, etico, intellettuale ed economico, può vederci protagonisti. Basta sbarazzarci di chi infanga la dignità del nostro paese per biechi fini personali, basta tornare ad essere vivi.

09/11/09

Obama il rivoluzionario

Il Presidente degli Stati Uniti d'America, Barak Obama, ha compiuto in questi giorni un atto che, se inserito negli usi e costumi degli USA, è il più rivoluzionario dai tempi della presa della Bastiglia. Far digerire alle lobbies statunitensi ed allo zoccolo duro conservatore nord americano, rimasto ai tempi del far west per quel che riguarda le politiche sociali, una legge che costringe lo stato a provvedere alle cure mediche per i meno abbienti è una rivoluzione copernicana.
Ancora risuonano nelle nostre orecchie le parole di Ronald Reagan e della famiglia Bush, parole di "deregulation assoluta", di predominio totale del mercato su ogni altra forma di associazionismo sociale, politico e culturale. Parole blasfeme, che hanno portato alla rovina l'intero sistema economico mondiale, che hanno fomentato l'intolleranza e l'integralismo: perché incrementare il divario tra ricchi e poveri genera inesorabilmente generazioni intrise di odio.
Ricordo come questa "dottrina" abbia fatto numerosi proseliti in tutto il mondo: la Thatcher in Inghilterra ed il Berlusconi del "nuovo miracolo italiano". Quanta gente è caduta in questa trappola: molti in buona fede, altri perché poco avvezzi a stare dalla parte dei più deboli. Molti infine per proprio tornaconto, per accumulare ricchezze inimmaginabili sulla vita ed il dolore di milioni di innocenti.
Oggi Obama indica qual'è il compito del vero "riformismo": non uno scimmiottamento acritico e servile verso le posizioni conservatrici, ma il coraggio di fare scelte in netta antitesi con chi ha contribuito al fallimento dell'economia e della politica del liberismo. E se adesso festeggiamo giustamente il ventennale della caduta del muro di Berlino e la fine dei regimi dittatoriali che si spacciavano per comunisti non dobbiamo ignorare la portata della riforma di Obama, che sancisce la fine di un altro regime sanguinoso, che ha sulle spalle morti e dolori in ugual misura delle dittature rosse: il capitalismo senza regole.
E se non ci credete contate quanti uomini, donne e bambini muoiono ogni giorno di fame e di sete, uccisi da un'altra sete ben più insaziabile: la sete del denaro.

10/10/09

Addio al dollaro

Per un momento dimentichiamoci delle cosucce di casa nostra e proviamo a guardare oltre. Il presidente della Banca Centrale Europea ed anche il governatore della Banca d'Italia avvertono che se la ripresa ci sarà, sarà debole e lenta e l'impatto sulla disoccupazione sarà ancora duraturo e drammatico. Colpa della crisi delle banche come vuol farci credere il ministro Tremonti? C'è di peggio e nessuno ne parla.
I paesi islamici, messi sotto assedio dalle politiche mortifere della famiglia Bush, hanno iniziato a mettere in discussione il ruolo del dollaro come moneta di scambio per l'acquisto del greggio. Il primo è stato Saddam Hussein e sappiamo tutti la fine che ha fatto: da strenuo difensore della laicità contro il fondamentalismo durante la guerra Iran - Iraq, è diventato il leader di uno stato canaglia, detentore di armi di distruzione di massa inventate di sana pianta dalla CIA. Ora tocca al premier iraniano a vendere il gas e petrolio in Euro: in men che non si dica sono spuntate fuori fantomatiche basi missilistiche nucleari. E' vero, stiamo parlando di due feroci dittatori, però, finché pagano e ricevono dollari contro petrolio la democratica repubblica degli Stati Uniti d'America si gira dall'altra parte.
Adesso si stanno aggiungendo altri stati in questa corsa all'abbandono del dollaro: la Cina in primis ma sembra che al complotto siano fortemente interessate e coinvolte anche la Francia e la Germania. Se tutti i paesi del mondo adottassero questa politica sarebbe la fine immediata dell'economia statunitense e dei paesi che dipendono esclusivamente da essa. La ricchezza degli USA si basa in larga parte sul ruolo del dollaro come moneta unica di scambio internazionale: grazie a questa posizione ogni paese che vuole acquistare materie prime pregiate deve comprare in anticipo consistenti somme della divisa americana. E gli USA non vendono certamente gratis il loro dollaro.
I responsabili delle politiche economiche nord americane hanno fatto di tutto per uccidere il più accreditato rivale della loro divisa, l'Euro. Hanno tenuto artificiosamente basso il valore del dollaro per tentare di renderlo maggiormente conveniente nelle transazioni internazionali. Ma non hanno fatto i conti con l'odio seminato da Bush in tutto il mondo e il mondo ha deciso di puntare sull'Euro.
I segnali che tutte queste manovre non siano delle semplici congetture di fantapolitica sono evidenti, seppure celati da una cortina di silenzio: oltre alle dichiarazioni di Cina ed Iran precedentemente citate (ed alle intenzioni di molti paesi europei) gli speculatori internazionali stanno acquistando once d'oro con una velocità impressionante. L'oro è un bene rifugio per eccellenza, assai più del traballante mattone. Inoltre sarà il bene di transizione tra dollaro ed euro nel turbolento scenario che porterà alla sostituzione, tutt'altro che incruenta, della seconda divisa nei confronti della prima.
Gli USA difficilmente potranno opporsi a questa strategia poitico-economica: Bush ci ha provato esportando bombe; Obama sta cercando di recuperare terreno, promuovendo il dialogo con gli stati che, guarda caso, sono pronti ad abbandonare il dollaro. Ma l'impresa risulta tardiva e potenze come la Russia, la Cina e molti stati del sud america come il Venezuela, non vedono l'ora di presentare il conto a quel che resta di un impero che ha iniziato a morire il giorno dopo della caduta del muro di Berlino.
Non saranno anni facili quelli che ci aspettano. Quando cade un grattacielo il fragore è immenso e le vittime non sono poche. E' vero che la sostituzione del dollaro con l'Euro porterà consistenti risparmi a tutti quei paesi che hanno adottato la moneta europea ma è altrettanto vero che l'economia di molti paesi è legata a doppio filo con quella statunitense. L'Italia è purtroppo uno di questi: la strettissima amicizia di Berlusconi con Bush si è concretizzata con scelte economiche e politiche filo-americane che hanno reso ancora più debole e dipendente la nostra struttura economica. L'ostentata amicizia del Presidente del Consiglio con Putin ed i ripetuti viaggi a Tripoli sono solo fumo negli occhi: Berlusconi ha cercato di auto proclamarsi intermediario tra gli USA di Bush ed i paesi "canaglia" col bel risultato di farsi considerare un alleato inaffidabile dagli uni e dagli altri.
Molti lavoratori ed operai italiani sono stati assunti da multinazionali a capitale americano, tra cui il sottoscritto: sarà una bella impresa riuscire ad arrivare alla pensione in un paese che, alle soglie del 2010, non è ancora riuscito a promulgare una legge che assicuri a tutti un reddito minimo garantito, ma riesce a trovare soldi per promuovere incentivi per i decoder digitali terrestri, prodotti dal fratello del Presidente del Consiglio.

10/09/09

Il partigiano Mike

Io appartengo alla generazione della televisione in bianco e nero e a quella che andava a letto dopo Carosello. Solo il giovedì era concessa una deroga: potevo andare a dormire dopo la fine del programma "Rischiatutto", condotto da Mike Bongiorno. Forse è per questo che i quiz televisivi hanno avuto su di me un fascino duraturo e quelli non presentati dal Mike nazionale li ho sempre considerati dei sottoprodotti, noiosi e sciatti.
Ancora ricordo i nomi dei campioni di "Rischiatutto": la signora Longari, Fabricatore ed il dottor Inardi. E' vero, allora c'erano solo due canali ed era facile affezionarsi ai programmi di "mamma RAI", ma i concorrenti di Mike non vincevano facendo ricorso alla dea bendata, dovevano sciorinare una cultura, seppur nozionistica, di tutto rispetto nei confronti della materia di cui si dichiaravano esperti. Erano bravi ma non erano geni irragiungibili e Mike Bongiorno era uno di noi, non aveva la pretesa di essere più intelligente o furbo dei suoi telespettatori. Anzi la sua fama di "gaffeur" lo rendeva simile ad un nostro zio, ad un parente non simpaticissimo ma incline ad essere preso in giro.
Era una televisione molto diversa da quella di oggi la tv di Mike Bongiorno: era una azienda pubblica per cui tendeva alla qualità più che alla quantità, al gradimento più che all'"audience". Certo c'era una bella differenza tra l'"Approdo" e "Rischiatutto", ma oggi la trasmissione di Mike Bongiorno vincerebbe a man bassa i premi televisivi, soprattutto se paragonata alle isole dei famosi ed alla immondizia dei reality.
Mike Bongiorno era un professionista pignolo, preparava le proprie trasmissioni con puntiglio maniacale: oggi la prima "sciampista" che passa sotto le lenzuola di qualche potente di turno viene promossa a presentatrice, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
Ma non tutti sanno che Bongiorno è stato un partigiano durante la resistenza al nazi-fascismo, che si è fatto molti mesi in carcere per combattere la dittatura e che ha rischiato di essere fucilato da un plotone di SS. Lo ha salvato la sua cittadinanza statunitense: i tedeschi lo hanno usato come merce di scambio per liberare i loro prigionieri in mano all'esercito dello "zio Sam".
Tuttavia questo non gli ha impedito di "innamorarsi" di quanto più vicino alla dittatura fascista è stato prodotto in Italia nel secondo dopoguerra. Per più di trent'anni ha costituito un sodalizio ferreo con Silvio Berlusconi, una vicinanza economica, professionale e probabilmente politica.
L'imbonitore di Arcore è riuscito ad incantare anche lui fino a pochi mesi fa, quando lo ha scaricato come l'ultima delle veline dell'ultimo dei programmucoli pomeridiani.
Chissà, forse il dolore che Mike Bongiorno ha provato quando ha finalmente conosciuto il vero volto del Presidente del Consiglio ha minato il suo cuore ottuagenario, o forse è semplicemente arrivata la sua ora. Sta di fatto che ci ha lasciato un altro partigiano, se ne va via un altro piccolo pezzo di libertà conquistata col sacrificio e col dolore.

08/09/09

In morte di Berlusconi?

Alcuni esponenti della presunta opposizione ed anche autorevoli "bloggers" hanno iniziato a scrivere il "de profundis" di Berlusconi. Sono convinti che la faccenda delle "escort" e la guerra al quotidiano della CEI "Avvenire" abbiano minato le fondamenta del potere berlusconiano. Già si fanno scenari politici del dopo cavaliere: c'è chi vede un grande centro cattolico e conservatore, guidato (è il caso di dirlo) da Cordero di Montezemolo in cui dovrebbero confluire l'UDC ed i transfughi del PDL.
Tutto questo sarebbe vero se gli scandali che sono venuti alla luce in questi ultimi mesi fossero frutto di una intensa attività di controllo fatta dall'opposizione, da un'informazione libera ed indipendente. In realtà il guano maleodorante che abbiamo visto crescere ed inondare tutta la scena politica italiana è conseguenza di un regolamento di conti tra le forze interne ed oscure che sostengono le attività e le fortune di Silvio Berlusconi. O forse pensate che il microfono nascosto della D'Addario sia opera dell'ingegno di Franceschini?
Dalla guerra mediatica di questo inizio di settembre Berlusconi esce invece rafforzato: la sua cordata è risultata quella vincente all'interno delle lotte intestine. E' persino riuscito a fare fuori, grazie al suo cane da guardia Feltri, Boffo e l'ala cattolica non conservatrice della chiesa romana. Adesso ha l'appoggio incondizionato delle toghe nere dell'"Osservatore Romano", resta solo da regolare i conti con i Paolini di Famiglia Cristiana: ci vorrà un po più di tempo ma sicuramente Berlusconi e la curia a lui fedele riusciranno a ridurre il settimanale al silenzio.
Dovremo attendere molto tempo prima di disfarci dello psiconano e non sarà certamente merito dell'opposizione morbida e confusa del PD. I tumori non si curano con dei blandi antidolorifici, occorrono soluzioni radicali, invasive e dolorose. Dovrà avvenire una nuova resistenza che parta dal basso, da ciascuno di noi, o almeno da quelli che ancora credono nei valori dell'onestà, del merito e del rispetto altrui. Non sarà una passeggiata, non ci saranno prigionieri.

01/09/09

Questa mattina mi son svegliato

Come al solito il commento più azzeccato sulla bassa "querelle" tra Feltri e Boffo è stato fatto da Marco Travaglio. Feltri è sicuramente un pescecane al soldo di Berlusconi, pronto ad usare il suo "Giornale" come fosse un manganello, ma perché uno che viene condannato per molestie e che patteggia per evitare un imbarazzante dibattimento pubblico fa il direttore dell'"Avvenire" organo della CEI? Come mai lo stato del Vaticano tollera, anzi, cerca di insabbiare uno scandalo simile invece di dare il benservito al direttore?
Purtroppo questo triste episodio è l'ennesima conferma di come l'Italia non sia una democrazia i cui complessi equilibri sono regolati dalla corretta contrapposizione dei poteri legislativi, esecutivi e giudiziari. In realtà è una melma in cui forze occulte e di dubbia provenienza si controllano a vicenda, si spartiscono il bottino e talvolta si fanno la guerra, con i risultati che abbiamo potuto constatare in questi ultimi giorni.
Berlusconi non è il problema, è solo la punta di un iceberg, è il sintomo più eclatante di una metastasi etica ormai difficilmente arginabile. E' difficile pensare di uscire da queste sabbie mobili con la classe politica, imprenditoriale, religiosa e culturale attualmente in auge. Nessun luogo è accessibile tramite il proprio merito e le proprie capacità, tutto deve passare sotto le forche caudine del nepotismo e del servilismo: dalla politica al giornalismo, dalla confindustria alle organizzazioni sindacali.
Occorre una rivoluzione incruenta ma intransigente, che spazzi via l'immondizia che inquina tutti i settori del paese, una rivoluzione che parta dal basso e da ciascuno di noi: non è più il momento di aspettare che qualcuno agisca per noi, nessuno può più sottrarsi al dovere civico di contribuire a costruire uno stato civile, laico, vicino ai deboli e diffidente nei confronti dei potenti.
Ci aspetta una nuova resistenza partigiana in cui le montagne sono fatte di etica, tolleranza, libertà ed onestà. Li troveremo tutti quelli che hanno donato la vita perché credevano negli alti ideali declinati nella nostra splendida Costituzione, tutti i poeti e gli intellettuali che hanno costruito una coscienza civile e sociale. Li ci sono Pietro Calamandrei, i fratelli Rosselli, Don Minzoni, Giacomo Matteotti, Sandro Pertini ed Antonio Gramsci, ma anche Indro Montanelli ed Enzo Biagi: tutta gente che non ha mai piegato la schiena. Io ascolto le loro grida di dolore ogni giorno, voi come fate ancora a non sentirle?

27/08/09

Questo caldo schifoso ti toglie la voglia di pensare, figuriamoci quella di scrivere. In questo brodo appiccicoso e mellifluo i pensieri annaspano, cercano di venire a galla con un minimo di dignità ma poi vengono sopraffatti dall'afa.
Vorrei dire qualcosa su quei poveretti che sono annegati nel tentativo di avere un futuro, sulle follie dei leghisti, sulle enormi responsabilità politiche che gravano su un PD sempre più connivente con Berlusconi ed il Berlusconesimo. Ma non ci riesco.
E allora butto giù queste quattro righe senza alcun costrutto, nella speranza di esorcizzare la malinconia che spesso pervade il mio io. Cerco di entrare in un universo parallelo, fatto a mia immagine e somiglianza: in fondo i sogni sono desideri e desiderare di essere diversi oppure di essere altrove è un sogno antico come il mondo. Senza questo impulso nessun primate sarebbe sceso dall'albero ed avrebbe acquisito la posizione eretta.
Questi universi durano lo spazio di un mattino ma sono tutti li, nel mio cassetto dei desideri. E' la mia vera ricchezza riuscire a sognare. Talvolta questo mi porta lontano dalle questioni contingenti, dall'apparire e dal condividere. Mi fa sembare taciturno e scontroso ma in quegli istanti io sono altrove, lontanissimo.
Ieri, ad esempio, ero io ad aver vinto i 148 milioni di Euro, ieri l'altro invece ero un povero "clochard" che aveva trovato il coraggio di fuggire da tutte le aberrazioni del mondo reale.
Quando ho scoperto che la poetessa Cristina Campo ha soggiornato in un albergo poco distante dalla mia abitazione non ho potuto fare a meno di tornare nel 1957 ed andare a bussare alla sua porta. Abbiamo fatto una lunga passeggiata e le ho offerto un gelato che lei ha rifiutato per i suoi problemi di salute. Il minimo comune multiplo di tutte queste storie è la fuga, nello spazio e nel tempo, una sorta di metempsicosi a tempo determinato. Tuttavia non è un biglietto di sola andata, anzi quando torno spesso sono più ricco di prima. E' la stessa sensazione che si ha quando si finisce di leggere un bel libro. Per alcuni istanti i personaggi, le emozioni create dall'autore rimangono appiccicate addosso e la tristezza per la fine della lettura si stempera con la gioia di aver letto un opera meravigliosa.
Forse sono pazzo, sicuramente pessimista e depresso, forse sono un codardo a metà, un pendolare della schizofrenia. O forse sono solo uno dei tanti cui il caldo ha dato alla testa.

02/08/09

2 agosto 1980 - 2 agosto 2009

Tutti quegli occhi ci guardano, silenti ed accusatori.
Noi, che non siamo stati capaci di stanare i colpevoli,
che abbiamo voltato lo sguardo altrove.
Noi, che abbiamo tollerato l'intollerabile
e dimenticato ciò che doveva essere scolpito nella pietra.
Noi, che non abbiamo saputo scendere in piazza
ogni giorno e fintanto che quei laidi che sapevano ed ancora sanno
non fossero ridotti a polvere della terra.
Quella polvere sopra il cratere di Bologna.
Quella polvere che ancora oggi inaridisce i nostri cuori
e penetra nei nostri occhi socchiusi,
privi di lacrime.

19/07/09

In memoria di Paolo Borsellino

In memoria di Paolo Borsellino, ucciso da chi oggi ancora è forte e se la ride, pensando ignobilmente di essere eterno.
In memoria di Paolo Borsellino, morente ogni giorno, ogni qual volta viene mortificato lo stato di diritto da una classe politica collusa, arrogante con i deboli e servile con i potenti.
In memoria di Paolo Borsellino, delle sue mille vite che rinascono nel cuore delle genti oneste, laboriose, che credono nello Stato come una casa comune, solidale ed accogliente, in cui ciascuno deve fare la sua parte in base alle proprie possibilità.
In memoria di Paolo Borsellino e di tutti quei magistrati che ogni giorno, silenziosamente, combattono i predatori della nostra felicità e gli assassini della democrazia, ineffabilmente presenti in tutte le televisioni, incensati oltre ogni dignitoso limite da esseri che di umano non hanno più niente.

16/07/09

L'Alta Carica

Il Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, ha espresso preoccupazione e perplessità nei confronti della legge sulla "sicurezza" votata tempo fa alla Camera dei Deputati ed al Senato della Repubblica. Tuttavia questi dilanianti dilemmi non gli hanno impedito di firmare la legge, divenendone di fatto complice.
Ciò non deve affatto stupire. Napolitano è stato eletto Presidente della Repubblica anche e grazie ai voti di Forza Italia, dunque non può e non è "super partes", tanto meno ha la liberta di esercitare una sua prerogativa, rimandare alle camere una legge in palese contrasto con i dettami costituzionali, quando essa va a ledere le vergognose suscettibilità della maggioranza di governo.
Giorgio Napolitano non è più il Presidente della Repubblica Italiana, o meglio, non lo è mai stato. E' il presidente di una confraternita di intoccabili, il garante di quel cumulo di privilegi che è diventato il Parlamento Italiano. Il suo compito è quello di far rispettare i patti scellerati, siglati da Berlusconi e D'Alema l'indomani della fine della "prima repubblica". Patti di mutuo soccorso e di sopravvivenza reciproca, patti di spartizione e lottizzazione del paese.
Giorgio Napolitano è la più alta carica della casta e come tale si comporterà sino alla fine del suo mandato. Poi ci sarà il diluvio.

14/07/09

NO BLOG DAY

I giornalisti della carta stampata e quelli della radiotelevisione sciopereranno rispettivamente il 13 e il 14 luglio per protestare contro il disegno di legge del Ministro Alfano sulle intercettazioni. Questo blog aderisce allo sciopero in questione non pubblicando articoli nei due giorni in questione. Si invitano tutti i blog italiani ad aderire allo sciopero e a utilizzare il logo qui a lato per segnalarlo.

08/07/09

Una vita semplice

Voglio essere sincero, non amo molto l'estate e tutte le sue implicazioni. Non sopporto l'afa asfissiante che impedisce persino di pensare e non riescono ad appagarmi gli stereotipi di questa stagione.
Mi da il voltastomaco l'idea di dover fare la fila, incolonnato in mezzo a mille macchine per raggiungere un piccolo pezzo di spiaggia, preso d'assalto dopo pochi minuti da orde di vandali coatti ed ineducati, in mezzo ad un caldo insopportabile ed a un sole implacabile.
Perché non c'è una persona che non mi chiede dove vado in vacanza quest'estate? Perché questa ossessione morbosa di fuggire verso mete lontane ed inaccessibili ai più? Cosa aggiunge o toglie all'esistenza una settimana trascorsa in quei posti che vanno per la maggiore, mete ambite solo perché già raggiunte dal ragioniere del condominio accanto.
Io non cerco la felicità per una settimana, non voglio evadere dalla mia quotidianità, tutt'altro che semplice e confortante. Io desidero trovare la felicità dentro di me e per tutto l'anno, coltivare i miei interessi anche e se possibile a febbraio. E' un lavoro più difficile e complesso rispetto ad una settimana "last minute" e "full inclusive": non esistono agenzie di viaggi che aiutano a trovare il proprio equilibrio.
Ma non mi interessa ingrossare la fila dei seguaci dell'ovvio: no, quest'anno non vado ai Caraibi. Sto qui sul mio blog a scrivere, ricordando la mia cara professoressa di lettere, guardando le foto di Cristina Campo, giocando a tennis ed ascoltando la musica dei Pink Floyd. E' pane per la mia anima. Sono sensazioni che nessun villaggio potrà mai regalarmi.

28/06/09

La rivoluzione interiore

In questi giorni non si fa altro che parlar di veline, escort e ballerine. Fior di giornalisti, politici, commentatori di ogni razza e colore si stracciano le vesti, inorriditi ed increduli. Ipocriti! E' un millennio che in Italia l'esercizio del potere è gestito in maniera abbietta e meschina. Ma quando le aberrazioni le compiono i signorotti che elargiscono il "panem et circensem" a chi oggi s'indigna, allora è facile girarsi dall'altra parte.
E' troppo semplice addossare a Berlusconi ed al suo popolo delle libertà condizionale tutto il marcio di questo nostro paese. In realtà non ci si vuole rendere conto di una verità desolante: l'Italia è un "non-stato", una "non-democrazia". In poche parole l'Italia non esiste. Non esiste come stato sociale ma non esiste neppure nella nostra coscienza civica.
Nel nostro misero immaginario lo Stato e le sue leggi sono un nemico da imbrogliare: le graduatorie, la meritocrazia, l'equità sociale sono concetti che vanno applicati agli altri e mai a noi stessi. Ci sentiamo tutti al di sopra della legge, più importanti della legge. Noi possiamo prendere il treno senza pagare l'abbonamento, possiamo andare a piangere dal politico di turno per ottenere l'ambita raccomandazione, possiamo commettere abusi edilizi ed evadere le tasse. Ma gli altri, il nostro vicino, il collega d'ufficio o il cugino antipatico no, non ne hanno alcun diritto.
Ecco, Berlusconi è figlio di questo "modus operandi", noi abbiamo generato il mostro con il sonno della nostra ragione. Se veramente vogliamo disfarci delle nefandezze che circondano la nostra amara quotidianità iniziamo tutti a farci un esame di coscienza ed a chiederci se anche noi non abbiamo mai approfittato della vacanza morale perenne che vige nel nostro paese. Scagli la prima pietra chi sente di aver fatto sempre e solo il suo dovere: io non posso certamente farlo ma temo che chi ha già in mano il sasso è di gran lunga peggiore di me.
Oggi serve una nuova rivoluzione, la più difficile, lunga e pericolosa: è quella che passa prima dentro le nostre coscienze. Perchè non si può cambiare un paese se prima non siamo in grado di cambiare noi stessi.

21/06/09

Neda ciao!

Questa mattina mi son svegliato.
Oh Neda ciao!
Neda ciao!
Neda ciao!
Ciao, ciao!
Questa mattina mi son svegliato.
E ti ho vista morir.



E se tu muori da partigiana.
Oh Neda ciao!
Neda ciao!
Neda ciao!
Ciao, ciao!
E se tu muori da partigiana,
noi ti dovremo seppellir.

E seppellire lassù in montagna.
Oh Neda ciao!
Neda ciao!
Neda ciao!
Ciao, ciao!
E seppellire lassù in montagna,
sotto l'ombra di un bel fior.

E le genti che passeranno.
Oh Neda ciao!
Neda ciao!
Neda ciao!
Ciao, ciao!
E le genti che passeranno,
ti diranno "Che bel fior!"

È questo il fiore della partigiana.
Oh Neda ciao!
Neda ciao!
Neda ciao!
Ciao, ciao!
È questo il fiore della partigiana,
morta per la libertà!

01/06/09

Zia Cicci

Il 31 maggio 1971 ero un bambino che non aveva nemmeno compiuto 10 anni. Anche allora ero poco incline alle smancerie, ma, complice un tepore tipicamente primaverile, sentivo dentro di me un'euforia che difficilmente avevo provato e mai più provai negli anni a seguire. La scuola stava finendo, le interrogazioni erano andate bene e già pregustavo l'inizio della stagione balneare, allo stabilimento "Marechiaro". Tutti gli anni mio padre prendeva in affitto una cabina, un ombrellone ed una sdraio e con la 500 azzurrina zeppa di asciugamano, secchielli e panini col burro e marmellata andavamo nel litorale di Ostia. Stavamo solo mezza giornata, la mattina, e parcheggiavamo l'utilitaria ad un chilometro di distanza dallo stabilimento. Non era una questione di posti liberi, era una delle tante manie di mio padre, abitudinario fino alla psicosi. In quel posto c'era l'ombra ed in anni in cui le macchine non conoscevano i benefici dell'aria condizionata questa scelta aveva una sua logica. Partivamo la mattina presto, io, mio padre e mia madre, ma quell'anno era nato mio fratello e dunque saremmo stati solo io e papà a salpare verso il mare.
Era un bel pomeriggio di sole quel 31 maggio 1971 e stavo uscendo da scuola con gli occhi pieni della gioia di un bambino che corre verso l'estate. Rimasi molto sorpreso quando vidi mio padre fuori ad aspettarmi. La scuola distava solo pochi metri da casa mia, e poi ormai ero "grande", sapevo cavarmela da me. Mio padre mi prese per mano senza aprire bocca ed entrammo dentro la 500 in un silenzio di ghiaccio. Capii immediatamente che era successo qualcosa ma a 10 anni non si è in grado di fare troppe congetture. Dopo qualche secondo mio padre esordì: "Sai, zia Cicci non si è sentita bene, ha avuto degli svenimenti.". Ebbi la conferma della gravità della situazione quando vidi in casa i miei nonni materni, arrivati a Roma dal paese dove vivevano e dove era quasi impossibile sradicarli. Zia Cicci, aveva 51 anni e non aveva figli. Era rimasta orfana di entrambi i genitori appena ventenne e si era occupata del fratellino più piccolo, mio padre, come e più di un figlio. Figuratevi cosa provò quando nacqui io, il suo primo nipote. Non ricordo un solo istante della mia vita fino al 31 maggio 1971 senza la presenza di mia zia. Vedo come se fosse oggi il suo amorevole conforto quando ebbi gli orecchioni: prese una sedia, la mise vicino al letto della mia cameretta e si sedette lì, al buio, senza dire niente, chissà per quanto tempo. Ovviamente non si chiamava Cicci. Il suo nome vero era Vetulia ma sfido qualunque bambino che ha imparato a parlare da poco a pronunciare un nome così difficile. Non so se fui io a chiamarla così per primo ma sta di fatto che per me era Zia Cicci e così rimarrà per sempre. Zia Cicci se ne andò il 31 maggio 1971 senza poter salutare nessuno. Un ictus cerebrale se la portò via. La trovò il marito, zio Armando, riversa in terra priva di sensi, al ritorno dal negozio, vicino al comodino dove c'era il telefono: probabilmente tentò di chiedere aiuto ma non fece in tempo. Così come non feci in tempo io a dirle che le volevo bene, perchè a 10 anni si è troppo bambini e stupidi per accorgersi dell'amore di cui si è circondati.
Ecco, dopo 39 anni voglio riparare e voglio farlo davanti a tutti. Ti voglio bene zia Cicci e grazie per avermi amato come nessun altro bambino al mondo. E quando chiudo gli occhi, prima di addormentarmi, penso sempre che tu prenda una sedia e ti metta seduta accanto a me: perchè anche se oggi ho quasi 49 anni ho ancora tanto bisogno di te.

29/03/09

Il compagno Fini

Dopo avere ascoltato il discorso di Gianfranco Fini, fatto all'assemblea del costituente "Popolo della Libertà", c'è da chiedersi se il presidente della Camera dei Deputati abbia sbagliato partito o meno.
L'ex presidente della disciolta (od annessa) Alleanza Nazionale ha volato alto, toccando i temi dell'onestà contrapposta alla furbizia, dell'unità nazionale, della "questione meridionale" e, non ultima, della laicità dello stato, criticando aspramente la proposta di legge votata al Senato sul testamento biologico.
Forse, mentre scriveva il discorso, si è dimenticato di essere entrato dentro un partito che vanta il record di avvisi di garanzia e di condanne definitive dei suoi iscritti. Non rammenta che dentro il "Popolo delle Libertà" c'è gente come Pera che di laicità non vuole nemmeno sentirne parlare.
Al di la delle ovazioni e dei sorrisi di facciata, qualche colonnello di Forza Italia non deve aver digerito l'orazione di Fini: basta guardare le facce dei fedelissimi di Silvio (Schifani in primis), libri aperti dei "desiderata" del "self made man" di Arcore.
Tuttavia l'operazione "frondista" di Fini va inquadrata più nelle complesse dinamiche del suo ex partito che non in una vera operazione di critica costruttiva all'interno del partito-azienda di Berlusconi. La base di Alleanza Nazionale ha dovuto bere più di una purga a base di olio di ricino per digerire l'annessione dentro Forza Italia. Fini ha parlato davanti a Berlusconi ma i veri destinatari del messaggio erano e sono i colonnelli di Alleanza Nazionale.
I "distinguo", le posizioni di "minoranza all'interno del partito" sono un piccolo contentino in chi vede, a ragione, la fine del centro-destra in Italia, fagocitato dal Moloch "Berlusconi-Fininvest-Publitalia". Male fanno i commentatori attempati del centro sinistra a plaudire il discorso di Fini: sono caduti nell'abbaglio o fanno finta di volerci cadere, Scalfari e D'Alema (sempre lui) su tutti.
Fini non sarà la coscienza critica di Berlusconi e del suo Popolo delle Libertà semplicemente perché né il nano di Arcore e tanto meno il suo partito azienda ne posseggono una. Il "compagno" Fini sarà ricordato sui libri di scuola come lo statista che si è venduto per trenta denari al Piduista Berlusconi ed ai seguaci dell'opera di saccheggio pubblico di Bettino Craxi: non proprio una bella fama per un politico che nel novantadue si vantava di aver fortemente contribuito alla stagione di "mani pulite".

20/02/09

Tutti a casa

Le dimissioni di Veltroni non sono "un gesto coraggioso" e di "grande dignità", come abbiamo letto in tutti gli editoriali dei giornali di questi ultimi giorni. Sono semplicemente un atto dovuto, la presa di coscenza del fallimento di una strategia politica e di una visione becero-riformista della società. Ma incolpare Veltroni delle scelte scellerate compiute dal PD è come sparare sul pianista. In realtà dovrebbero rassegnare le proprie dimissioni tutti i componenti dell'oligarchia del PD, a cominciare dall'odioso D'Alema, passando per l'astioso Francescini e l'incocludente Fassino. Mai cosi pochi uomini hanno saputo combinare dei guai così grandi: hanno distrutto una forza politica di sinistra per creare a tavolino una sorta di Frankenstein privo di anima ed emozioni. Hanno voluto falcidiare la cosiddetta "sinistra radicale" distogliendo l'attenzione nei confronti del vero grande problema del nostro paese: un piduista come presidente del consiglio. Si è predicato a vanvera il dialogo con il PDL: ma si può dialogare con una destra seria, onesta e rispettosa dei dettami costituzionali. Un partito-azienda, infarcito di indagati, prescritti e persino condannati in sede definitiva non può e non deve essere un interlocutore politico in una democrazia seria: deve essere giudicato nelle sedi opportune, quelle giudiziarie. Invece il PD ha scelto la linea morbida, quella di D'Alema, che continua a ritenere Berlusconi uno statista ed ecco i risultati: chi ha ancora un briciolo di coscenza e di dignità si rifiuta di andare a votare un gruppo di emulatori berlusconiani, mentre Berlusconi continua a razzolare voti tra chi sguazza in questo merdaio che è diventata l'Italia, un piccolo feudo corrotto in cui comanda chi fa la voce più grossa e chi le spara più grosse. E intanto sta arrivando la bufera.

17/01/09

Fini, Annunziata ed il club degli indecenti

Per Gianfranco Fini, presidente della Camera dei Deputati, la puntata di giovedì scorso di "Anno Zero" ha superato i limiti della decenza. Dello stesso avviso è la giornalista RAI ed ex presidente dell'azienda televisiva di stato, Lucia Annunziata, che in diretta ha abbandonato la trasmissione condotta da Michele Santoro.
E' un dato di fatto che la trasmissione di Santoro sia "di parte", ma spesso è dalla parte giusta. Durante le settimane dell'invasione israeliana tutti i mass media hanno nascosto le più evidenti e sconcertanti verità. Ci hanno raccontato che i membri del partito di Hamas hanno rotto la tregua e non è affatto vero; hanno taciuto il fatto che l'esercito israeliano sta usando ordigni incendiari al fosforo bianco sopra centri densamente abitati, contro tutte le regole sancite dalla convenzione di Ginevra: ne siamo venuti a conoscenza solo perché l'esercito di Sion ha deliberatamente colpito una struttura dell'ONU.
Gianfranco Fini dovrebbe conoscere bene cosa sia l'indecenza: meno di dieci anni fa apparteneva ad un partito che non era gradito allo stato di Israele perché qualche autorevole esponente rimpiangeva il fatto che Hitler non avesse avuto il tempo di finire l'olocausto. Si saranno ravveduti grazie all'avvento di Berlusconi oppure sono sempre gli stessi lupi travestiti da agnelli per puro calcolo elettorale?
E che dire dell'Annunziata che, insieme al simpatico Petruccioli, non ha mosso un dito contro l'epurazione di Enzo Biagi quando faceva parte dei massimi livelli manageriali della RAI? Giornalista atoproclamatasi di sinistra ma buona per qualunque stagione elettorale (Lucia Annunziata: "Io, atea devota, ammiro Benedetto XVI", intervista di Bruno Volpe): è difficile credere che se ne sarebbe andata dalla trasmissione "Anno zero" se non ci fosse Berlusconi come presidente del Consiglio dei Ministri.
Per cortesia, Fini, Annunziata e quanti altri hanno ingrossato il carro del vincitore della guerra di turno: continuate ad occuparvi degli affaracci vostri a spese di noi cittadini che paghiamo i vostri stipendi con un prelievo fiscale pari al 30%. Ma almeno lasciate stare la decenza: è un territorio a voi sconosciuto e che non vi compete.

04/01/09

Il tempo dell'odio

Il partito di Hamas è responsabile di feroci attacchi terroristici contro civili inermi ed innocenti: ma questa accolita di "gentiluomini" è stata creata da Israele. L'incapacità dello stato sionista di gestire pacificamente e con le vie della politica le diatribe sorte con il popolo palestinese ha allevato una generazione di persone disperate, senza futuro, pronte a tutto. Perché la vita nei campi di concentramento in cui sono ridotti i profughi palestinesi vale meno di niente.
E dove regna la disperazione cresce l'odio ed il terrore. Eppure gli israeliani dovrebbero sapere meglio di ogni altro popolo che la violenza non è mai una soluzione definitiva. I nonni degli attuali governanti dello stato di Israele hanno subito l'annientamento fisico e morale nei lager nazisti: nei loro cromosomi dovrebbbe esserci il rifiuto assoluto contro ogni forma di cattività, di coercizione e di violenza. Ed invece lo stato di Israele risponde alle nefandezze dei terroristi di Hamas con superiore e spropositata ferocia, mettendosi sullo stesso piano morale di fronte al tribunale della storia.
Ma la guerra è un business troppo redditizio perché venga abbandonato. Di cosa vivrebbe Israele se non facesse la guerra a qualcuno? Lo stato di Sion non ha alcuna materia prima, è edificato sulla arida pietra medio orientale. Alla vigilia delle nuove elezioni israeliane e nell'immediata vicinanza dell'insediamento di Barak Obama, lo stato di Israele vuole presentare il conto ed uno status quo vantaggiosi al nuovo presidente degli Stati Uniti, assai meno propenso a finanziare guerre remote rispetto al predecessore.
Ma non saranno queste le carte che consentiranno allo stato israeliano di vivere e propsperare nel medio oriente. Perché proprio gli ebrei ci hanno insegnato nel vecchio testamento che il Dio di Abramo non è incline al perdono nei confronti di chi semina odio ed uccide donne e bambini. Ed il tempo dell'odio non è un tempo senza fine.

02/01/09

No, signor Napolitano, non ci sto.

Signor Presidente, il suo discorso tenuto il 31 dicembre a reti unificate ha ricevuto il plauso incondizionato di tutte le forze politiche e sindacali del nostro paese. Nessun accenno di critica, nessuna velata polemica: sono lontani i tempi in cui i discorsi di Scalfaro facevano imbufalire le truppe cammellate di Arcore.
Si dirà: questo perché il Presidente della Repubblica ha detto cose sagge e condivisibili, ed in parte è vero. Ma è come affermare che domani se non pioverà ci sarà il sole: difficile trovare smentite.
Lei ha messo il dito su molti mali che affliggono la nostra società: la sperequazione dei redditi, il precariato e, non ultima, la guerra che uccide donne e bambini in molte parti del mondo. Ma la sua ricetta è stata aberrante: ha chiesto coesione tra le opposte forze sociali e politiche per uscire dalla crisi, proprio a quelle forze che hanno fatto precipitare il mondo intero ed il nostro paese nella crisi più buia e devastante degli ultimi ottant'anni.
Lei è convinto che un accordo Berlusconi-Veltroni, PDL-PD, potrà salvare il salvabile, invocando una sorta di "governo istituzionale" a tutela dei più esposti nei confronti della crisi. Ma dimentica, o finge di dimenticare, che il coltello è dalla parte di Berlusconi che mai ha dimostrato di operare per il bene comune. E gli ultimi avvenimenti, gli avvisi di garanzia e gli arresti che sono piovuti tra gli esponenti del PD inducono ad una diffusa diffidenza nei confronti dei dirigenti del partito nato dall'unione della Margherita e dei DS.
Signor Presidente, Lei ha taciuto il maggiore dei mali: la politica in Italia è morta, non la fanno più i partiti e tantomeno i cittadini. Le decisioni vengono prese al di fuori del parlamento, esautorato dalla sua sovranità popolare. La gente non crede più nelle istituzioni politiche e l'astensionismo da record registrato nelle elezioni regionali di Abruzzo sta a significare che i cittadini sono ormai esausti, stanchi di essere rappresentati da portatori di interessi altrui.
Non sara Lei, signor Presidente, né l'attuale classe dirigente politica a salvarci dalla crisi. Anzi voi accellerate il processo di disintegrazione democratica a causa della vostra poca credibilità.
Lei potrà dire che occorre affidarci all'abbraccio mortale tra Berlusconi e Veltroni, ma io non ci sto, signor Presidente, e mi opporrò fino alla fine delle mie forze, come cittadino italiano ed uomo libero, contro questo pericoloso progetto.
Io non ci sto a questa mortificazione della dialettica democratica tra opposizione e maggioranza, unica garanzia per il cittadino della sua libertà.