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AliMagna

Se ognuno di voi si presentasse ad un colloquio di lavoro con un curriculum simile a quelo del ragionier Colaninno, verrebbe invitato cortesemente a togliersi dai piedi nel minor tempo possibile.
Nel 1996 viene nominato amministratore delegato della Olivetti, società che dopo poco sparisce dalla circolazione oberata dai debiti e dalle scelte manageriali sbagliate;
Tre anni dopo scatena un'OPA per l'acquisto della Telecom Italia, insieme ad un gruppo di "capitani coraggiosi" (definizione di D'Alema) quali Gnutti e Consorte. Quest'ultimo avrà qualche problemino giudiziario qualche anno dopo quando, da presidente dell'UNIPOL, tenterà di scalare la banca AntonVeneta. Anche l'avventura alla Telecom finisce senza che il ragioniere sia riuscito a fare il suo mestiere di manager: la Telecom passa a Tronchetti-Provera ed il suo stato debitorio con le banche e con i piccoli risparmiatori peggiora di giorno in giorno.
Infine nel 2006 viene condannato dal Tribunale di Brescia per bancarotta preferenziale al termine dell'inchiesta giudiziaria sul crac di Italcase. La sentenza non è mite: 4 anni ed un mese e l'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Non fa nemmeno un giorno di carcere in quanto il tribunale gli ha concesso la sospensione condizionale della pena e l'indulto gli ha "abbuonato" tre dei quattro anni comminatigli.
Ecco chi è il manager che risanerà l'Alitalia: in uno stato civile non otterrebbe nemmeno un portierato di uno stabile di periferia. Ma in uno stato civile non c'è un guitto come Berlusconi a capo del governo.
Comunque non c'è da temere, Alitalia verrà spezzata in due aziende: quella buona (la good company) verrà affidata al suddetto ragionier Colaninno. Quella piena di debiti ed improduttiva (la bad company) all'ex ministro Fantozzi: un nome, un destino.

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