Questo blog è dedicato alla professoressa di letteratura italiana e latina, Loredana Rossi Molinaro, donna di grandissima cultura ed infinita umanità.

29/08/08

AliMagna

Se ognuno di voi si presentasse ad un colloquio di lavoro con un curriculum simile a quelo del ragionier Colaninno, verrebbe invitato cortesemente a togliersi dai piedi nel minor tempo possibile.
Nel 1996 viene nominato amministratore delegato della Olivetti, società che dopo poco sparisce dalla circolazione oberata dai debiti e dalle scelte manageriali sbagliate;
Tre anni dopo scatena un'OPA per l'acquisto della Telecom Italia, insieme ad un gruppo di "capitani coraggiosi" (definizione di D'Alema) quali Gnutti e Consorte. Quest'ultimo avrà qualche problemino giudiziario qualche anno dopo quando, da presidente dell'UNIPOL, tenterà di scalare la banca AntonVeneta. Anche l'avventura alla Telecom finisce senza che il ragioniere sia riuscito a fare il suo mestiere di manager: la Telecom passa a Tronchetti-Provera ed il suo stato debitorio con le banche e con i piccoli risparmiatori peggiora di giorno in giorno.
Infine nel 2006 viene condannato dal Tribunale di Brescia per bancarotta preferenziale al termine dell'inchiesta giudiziaria sul crac di Italcase. La sentenza non è mite: 4 anni ed un mese e l'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Non fa nemmeno un giorno di carcere in quanto il tribunale gli ha concesso la sospensione condizionale della pena e l'indulto gli ha "abbuonato" tre dei quattro anni comminatigli.
Ecco chi è il manager che risanerà l'Alitalia: in uno stato civile non otterrebbe nemmeno un portierato di uno stabile di periferia. Ma in uno stato civile non c'è un guitto come Berlusconi a capo del governo.
Comunque non c'è da temere, Alitalia verrà spezzata in due aziende: quella buona (la good company) verrà affidata al suddetto ragionier Colaninno. Quella piena di debiti ed improduttiva (la bad company) all'ex ministro Fantozzi: un nome, un destino.

07/08/08

Florian

Mi chiamo Florian, sono moldavo e non parlo bene la vostra lingua. Ho trentacinque anni, una moglie ed un bambino che vivono a Tiraspol. Sono entrato nel vostro paese tre mesi fa: dovrò pagare 3000 Lei ad un tipo che organizza “trasferimenti” in tutta Europa con i primi soldi che riuscirò a guadagnare. Per questo mi ha preso tutti i documenti e mi ha detto che guarderà da vicino mia moglie e anche mio figlio.
Per me l'Italia vuol dire lavoro: c'è andato mio cugino due anni fa ed ora guadagna bene, ottocento euro al mese. Ha potuto curare sua madre, molto malata, e si è pure fidanzato con una ragazza ucraina che fa la badante a Torino.
Il viaggio è stato brutto, dentro un camion fino a Vienna e in un doppiofondo di un camper fino a Trieste. Qualcuno non c'è la fatta, è morto avvelenato dai gas di scarico: io sono stato fortunato il camion era abbastanza nuovo. A Trieste mi aspettava un bulgaro che mi ha portato in una baracca senza luce ed acqua. Mi ha detto che potevo dormire lì se gli davo cento euro al mese. Gli ho risposto che non avevo un soldo e lui mi ha guardato dentro la borsa, si è preso due maglioni e una camicia e mi ha detto che mi avrebbe preso i soldi che avrei guadagnato. Erano due giorni che non dormivo e non mangiavo, ho abbassato la testa e gli ho detto “Va bene”. Nella baracca, una latrina di trenta metri quadrati, eravamo almeno quindici persone di tutte le nazionalità: tanti bulgari, qualche ucraino e molti moldavi. Tutti ragazzi giovani che dimostravano il doppio della loro età. Uno aveva il braccio fasciato e si lamentava molto. Ho sentito bestemmie in molte lingue quella sera. Ma alle due mi hanno svegliato delle grida forti, delle urla di donna. Ho finto di alzarmi per andare a pisciare ed ho visto cinque uomini ed il bulgaro massacrare di botte una ragazza bellissima.
Lei piangeva, parlava il russo (io un po lo capisco) e pregava di smettere di picchiarla. E invece hanno continuato e poi continuato, e poi continuato finché lei è svenuta. Poi l'hanno caricata su un furgone ed io non l'ho più vista: sono sicuro di questo, perché ragazze così belle non si possono dimenticare.
Alle quattro il bulgaro ci è venuto a svegliare a calci e pugni. Non capivo bene cosa stava succedendo ma ho fatto quello che facevano tutti gli altri. Siamo usciti dalla baracca ed abbiamo cominciato a camminare ai bordi della strada. Dopo qualche minuto ci siamo fermati tutti su una piazzetta. C'era una nebbia fitta: ogni tanto le luci di un camion provavano ad infilarsi in questo muro impalpabile ma poi proseguivano oltre, lasciandoci nella gola il sapore acre del biossido di carbonio che usciva dai tubi di scappamento. Poi sono arrivati dei pulmini e da uno di essi è sceso un tipo vestito bene, un italiano. Ci ha guardato, poi si è girato verso il bulgaro e gli ha detto: “Forse non ci siamo spiegati, ti avevo chiesto quindici manovali e tu mi porti 'sti cazz' e fetienti muort' e suonno?”. E mentre diceva queste cose ha presoi il bulgaro per il bavero del giubbotto ed ha cominciato a sbatterlo addosso al muro. “Devi scusare, capo. Polizia fatto controllo, arrestato molti uomini. Io giuro, capo, io giuro!”. Il bulgaro tremava e non dal freddo. L'italiano smise di scuoterlo, gli assestò una testata che gli spaccò tre denti. "Statt'accuorto, piezz' e mmierda, statt'accuorto!” . Lo lasciò cadere in terra come un sacco di sterco, poi si girò verso di noi e disse: “Trasite vuie, facimme 'mpresso!”. Tutti si alzarono ed iniziarono ad entrare dentro i pulmini. Io cominciai ad avere paura, non volevo entrare, ma uno degli sventurati che erano vicino a me disse: “Munci! Lavoro! Muoviti!”. Cominciò così la mia prima giornata di lavoro, lavoro nero.
Inizialmente sembra che nessuno possa fare il manovale a quindici metri di altezza, col sole che brucia la pelle e la calce che spezza la schiena. Poi ci si abitua, vengono i calli alle mani e la pelle diventa scura. Il mestiere si impara con gli occhi: vedi come si muovono i muratori più anziani e tu fai le stesse cose. Io avevo già fatto qualche piccolo lavoretto in Moldavia, ma non avevo mai costruito un palazzo di cinque piani. E' come passare dalla bicicletta all'aeroplano: in fondo tutti e due si muovono, il problema è come imparare a fermarsi. Avevo iniziato a mettere da parte qualche euro: il bulgaro, dopo il pestaggio, era sparito e nessuno mi ha chiesto i cento euro per l'affitto della topaia in cui dormivo di notte. Forse per voi cento euro sono pochi: noi in Moldavia ci viviamo anche un mese con quella cifra. Spesso sono la sottile linea di demarcazione tra la vita e la morte. E quando li ho spediti a casa ho pensato che finalmente mio figlio può mangiare un po' di carne e crescere sano, robusto. Quando sono stanco e ho voglia di piangere, allora penso che tutto quello che sto facendo lo faccio per il mio bambino. Sogno ad occhi aperti, sogno che ha già ventiquattro anni ed è laureato, magari è ingegnere edile. E costruisce case bellissime, col giardino, e d'estate va in vacanza e nessuno lo scambia per un ladro od uno stupratore solo perché puzza e non ha i soldi, come suo padre. Già, perché lo vedo come mi guardate e sento quello che dite, ma non mi importa niente: io vivo per il mio bambino e per lui posso sopportare tutto.
Ma non bisogna sognare ad occhi aperti quando si cammina sui tetti alti quindici metri. Io non mi sono accorto di niente: ad un certo punto ho visto il mio corpo steso in terra in un lago di sangue. Poi è venuta una macchina a tutta velocità e mi ha caricato dentro. “Meno male!”, mi sono detto: adesso mi portano all'ospedale. Magari non è grave, magari sono solo in coma e poi mi risveglio. Ma non andarono all'ospedale. Portarono il mio corpo in una discarica abusiva, lo gettarono in una fossa e lo ricoprirono di terra e di calce. Io iniziai a gridare, ma nessuno poté vedermi o sentirmi. Rimasi lì, accanto al mio corpo per alcune ore, oppure giorni, non lo so. Poi mi alzai e tornai alla baracca. E tutti i giorni mi alzo alle quattro e mi siedo sul marciapiede della piazzetta: forse qualcuno un giorno riuscirà a vedermi, forse avranno bisogno di un fantasma per finire prima una casa. Io non posso arrendermi perché mi chiamo Florian, ho trentacinque anni ed ho una moglie ed un figlio che mi aspettano a Tiraspol.

02/08/08

IO BOICotto PECHINO 200otto III

La Repubblica Popolare Cinese è una delle dittature più feroci che esistano sul nostro pianeta. Non esiste libertà di stampa, di parola e di qualsivoglia forma di espressione; ha invaso un paese civile e non violento come il Tibet costringendo la più alta figura religiosa del paese, il Dalai Lama, all'esilio in India. Ogni forma religiosa è osteggiata se non soppressa. I processi contro i dissidenti sono rapidi e sommari e spesso si concludono con la pena di morte, eseguita con un colpo di pistola alla nuca. Non esistono sindacati, i contadini e gli operai vengono massacrati di lavoro e sottopagati. La mafia cinese ha ormai soppiantato in brutalità e spietatezza la malavita organizzata italiana ed un oligarchia di malviventi stà accumulando ricchezze, potere politico ed economico in maniera spaventosa.
Quel bel comitato di affari che è il CIO (Comitato Olimpico Internazionale) ha deciso qualche anno fa che tutto questo non merita alcuna riflessione, anzi, sotto la pressione di quel galantuomo di George W. Bush, ha regalato alla dittatura pechinese una finta vetrina di rispettabilità che prende nome di Olimpiadi. Sono prevalse le logiche di potere e di mercato su tutti quei principi morali e sportivi che sono il fondamento delle olimpiadi.
Ovviamente la servitù italiana del CONI si è prontamente adeguata, anzi ha razzolato un congruo numero di sponsor felici e paganti, elettrizzati all'idea che il loro piccolo marchio possa essere visibile alla sterminata massa cinese.
Per quindici giorni gli atleti di tutto il mondo saranno costretti a gareggiare tra lo smog ed i ricordi dello sterminio di piazza Tien An Men col beneplacito di marchi prestigiosi. Dunque elenchiamoli questi sponsor, almeno quelli della nostra nazionale: a voi la scelta, se continuare a comprare i loro prodotti oppure no. Personalmente mi guarderò bene dal farlo e da seguire un olimpiade che si svolge sopra il sangue e il dolore di migliaia di uomini e donne.
Sponsor della rappresentativa italiana del CONI:
  • Freddy
  • Intesa San Paolo
  • Edison
  • Kinder
  • Parmigiano Reggiano
  • Lavoro.doc
  • Fassi
  • Radio Italia
  • Il Sole 24 Ore
  • La Gazzetta dello Sport
  • Monopoli di Stato
  • Ministero delle Politiche Agricole e Forestali