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Democrazia a tempo determinato

Di precariato si muore. Perché nessuna azienda investe su un lavoratore che quest'anno è in libro paga ed il prossimo no. Ai precari non si insegna più come fare il lavoro in sicurezza, come installare un'impalcatura senza che crolli loro addosso, tanto la legge commina pene assai poco dure ai datori di lavoro che spingono colposamente verso la morte i loro dipendenti. Spesso sono extra-comunitari e non sono nemmeno in regola col permesso di soggiorno, ma è meglio così: sono fantasmi che ufficialmente non esistono in Italia, basta scaricarli davanti ad un ospedale, se sono ancora vivi, o buttarli dentro qualche discarica, se sono morti. E poi via, tutti a casa, a lamentarsi dei rom e dei rumeni che portano via il lavoro ai figli. Sì, perché i loro pargoli vorrebbero fare il manovale od il tornitore, ma non possono farlo per colpa di questi extra-comunitari invadenti e pericolosi. Dovranno accontentarsi di fare l'avvocato, l'ingegnere o il medico, una vita di stenti con i soldi e le conoscenze di papà.
Ma il precariato uccide non soltanto gli operai, i manovali o i muratori: uccide i sogni di una generazione di ragazzi cui è precluso il futuro e la speranza non di una vita migliore, ma almeno uguale a quella vissuta dai propri genitori. La casa, il matrimonio e i figli diventano chimere irragiungibili, progetti arditi di una generazione frustrata ed abbandonata oltre ogni limite di sopportazione.
Una nazione che spegne i desideri dei propri ragazzi è una nazione morta, è un deserto preda di scorribande di predoni travestiti da alte cariche dello stato. Non ci sono cure per un paese che perde ogni giorno centinaia di laureati, emigrati verso paesi più civili del nostro, stanchi di vedersi superare dal figlio del politicante, dal nipote del cardinale e dall'amante dell'imprenditore.
Non è qualunquismo, è costatazione del decesso della democrazia e della cosa pubblica. Ma c'è un piccolo segnale di speranza: probabilmente la manovra finanziaria equiparerà gli stipendi dei deputati a quelli dei loro colleghi senatori. Era un'ingiustizia che macchiava la reputazione del nostro paese in maniera indelebile. Dunque dormiamo sonni tranquilli perché, come diceva Ennio Flaiano, la situazione è grave ma non è seria.

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