Questo blog è dedicato alla professoressa di letteratura italiana e latina, Loredana Rossi Molinaro, donna di grandissima cultura ed infinita umanità.

28/07/08

Democrazia a tempo determinato

Di precariato si muore. Perché nessuna azienda investe su un lavoratore che quest'anno è in libro paga ed il prossimo no. Ai precari non si insegna più come fare il lavoro in sicurezza, come installare un'impalcatura senza che crolli loro addosso, tanto la legge commina pene assai poco dure ai datori di lavoro che spingono colposamente verso la morte i loro dipendenti. Spesso sono extra-comunitari e non sono nemmeno in regola col permesso di soggiorno, ma è meglio così: sono fantasmi che ufficialmente non esistono in Italia, basta scaricarli davanti ad un ospedale, se sono ancora vivi, o buttarli dentro qualche discarica, se sono morti. E poi via, tutti a casa, a lamentarsi dei rom e dei rumeni che portano via il lavoro ai figli. Sì, perché i loro pargoli vorrebbero fare il manovale od il tornitore, ma non possono farlo per colpa di questi extra-comunitari invadenti e pericolosi. Dovranno accontentarsi di fare l'avvocato, l'ingegnere o il medico, una vita di stenti con i soldi e le conoscenze di papà.
Ma il precariato uccide non soltanto gli operai, i manovali o i muratori: uccide i sogni di una generazione di ragazzi cui è precluso il futuro e la speranza non di una vita migliore, ma almeno uguale a quella vissuta dai propri genitori. La casa, il matrimonio e i figli diventano chimere irragiungibili, progetti arditi di una generazione frustrata ed abbandonata oltre ogni limite di sopportazione.
Una nazione che spegne i desideri dei propri ragazzi è una nazione morta, è un deserto preda di scorribande di predoni travestiti da alte cariche dello stato. Non ci sono cure per un paese che perde ogni giorno centinaia di laureati, emigrati verso paesi più civili del nostro, stanchi di vedersi superare dal figlio del politicante, dal nipote del cardinale e dall'amante dell'imprenditore.
Non è qualunquismo, è costatazione del decesso della democrazia e della cosa pubblica. Ma c'è un piccolo segnale di speranza: probabilmente la manovra finanziaria equiparerà gli stipendi dei deputati a quelli dei loro colleghi senatori. Era un'ingiustizia che macchiava la reputazione del nostro paese in maniera indelebile. Dunque dormiamo sonni tranquilli perché, come diceva Ennio Flaiano, la situazione è grave ma non è seria.

05/07/08

La gnocca al potere

Da alcune indiscrezioni sembrerebbe che esistano delle intercettazioni telefoniche molto imbarazzanti che riguardano il Presidente del Consiglio. Si vocifera che il premier abbia favorito l'ingresso di una o più signore nel proprio governo in cambio di prestazioni sessuali. Non so se queste voci siano vere o false né mi interessa molto appurarlo. Di certo non rimarrei affatto sorpreso se si scoprisse che tali dicerie fossero vere: questo atteggiamento nei confronti delle donne appartiene ad una sottocultura provinciale e conservatrice che da anni genera mostri nel nostro paese. Mostri che fanno carriera nella politica e nelle aziende, che trattano le donne come una protesi sessuale da mettere in mostra nei party e nelle occasioni mondane finché non ci si stanca. Ed allora sotto a chi tocca.
Ma la cosa più inquietante è stato l'atteggiamento di Berlusconi in queste ultime ventiquattro ore. Sembrava deciso a far passare con un decreto di urgenza le norme contro le intercettazioni, impermeabile a tutte le opposizioni ed inarrestabile come una Panzer Divisionen. Era già in sala trucco per farsi intervistare dal suo fido Mentana, poi, improvvisamente ed inaspettatamente, il ripensamento: niente Matrix e, soprattutto, niente decreto.
Sarà una coincidenza ma pochi giorni prima l'”Espresso” aveva pubblicato altre e succulente intercettazioni telefoniche tra il cavaliere ed il responsabile di “Rai Fiction”, Agostino Saccà. Ed insistenti si sono fatte le voci su presunti favori sessuali in cambio di un dicastero che riguarderebbero Berlusconi ed una misteriosa “Dama bianca”, assai vicina al cavaliere.
Dunque l'ombra dei ricatti incrociati ritorna sulla scena politica nostrana: come in una partita di poker Berlusconi e D'Alema si tengono stretti i loro assi, pronti a calarli al momento opportuno. Solo che il piatto siamo noi poveri cristi, costretti a vivere in un paese in cui tutti ricattano tutti e nessuno si occupa delle emergenze drammatiche che strangolano la nostra nazione.
Beppe Grillo è convinto che quest'autunno avverrà il “redde rationem” della casta, che la povertà, la precarietà e l'ingiustizia sociale spingeranno gli italiani a chiedere un ripulisti dell'attuale classe politica italiana. Non so se questo scenario apocalittico avverrà così presto, ma è certo che la crisi in cui versa il nostro paese è di difficile soluzione e non saranno certamente questi quattro soloni che risiedono in parlamento a tirare fuori le ricette che servono per dare un po' di sollievo alla povera gente che fatica sempre di più ad arrivare alla fine del mese, mentre il nostro Capo dello Stato festeggia allegramente i suoi primi ottantaquattro anni nei meravigliosi e suggestivi faraglioni di Capri.