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Stupor mortis

Non è passato nemmeno un mese dall'insediamento del governo Berlusconi ed il premier è riuscito già a promulgare una serie di leggi e decreti "ad personam" che probabilmente gli faranno dormire sonni tranquilli per il resto della sua vita. Il PDL ha fatto incassare alla nostra traballante democrazia provvedimenti liberticidi quali il divieto di intercettazioni giudiziarie per ipotesi di reato la cui pena è inferiore a dieci anni ed il congelamento dei processi istituiti prima del 2002 a carico delle più alte cariche dello stato (Berlusconi, ad esempio).Nulla di strano o di particolarmente sorprendente: il cavaliere sta continuando lo sporco lavoro che aveva iniziato sei anni or sono e che era stato interrotto dal biennio prodiano. Non occorreva essere il mago di Arcella o Frate Indovino per capire come Berlusconi non ha pensieri se non per se stesso e per i suoi possedimenti: invece tutto l’organigramma del PD, da D’Alema a Veltroni, è caduto dal pero. Addirittura il giornale “La Repubblica” di Ezio Mauro, quotidiano affine alle posizioni del Walter oppositore, ha titolato la prima pagina con i seguenti caratteri cubitali: “Il cavaliere getta la maschera”. Come se l’avesse mai indossata.
Giova ricordare come l’indomani della fallita “spallata” al governo Prodi, ordita da Berlusconi a suon di campagna acquisti di senatori, il “conducador” di Mediaset era un uomo politicamente isolato. Gianfranco Fini scrisse una lettera di fuoco Al “Corriere della Sera” in cui prendeva le distanze dal modo di condurre la politica dell’attuale premier, seguito a ruota da Casini. Il neonato PD avrebbe potuto prendere la palla al balzo, prospettare una riforma elettorale vicina alle posizioni di AN e dell’UDC e forse l’Italia si sarebbe disfatta per sempre di un personaggio tra i meno necessari della nostra storia repubblicana.
Ed invece no, il buon Walter ha deciso che era più importante disfarsi della sinistra che del cavaliere e lo ha resuscitato come Gesù di Nazareth fece con Lazzaro: ha cominciato a parlare di dialogo con la maggiore forza di opposizione, di fine del periodo storico delle contrapposizioni, come se davanti avesse un partito conservatore e non una azienda in regime di semi monopolio. Ha servito a Berlusconi in un piatto d’argento la riforma presidenziale quando nessuno osava parlarne nemmeno alla “bouvette” di Montecitorio. E su questa cifra è stata condotta la campagna elettorale del PD, con i risultati che tutti sappiamo: dalle parti di Arcore ancora rimbombano le grasse risate di Berlusconi e dei suoi luogotenenti e lo stridore dei cingolati di AN, costretta a fare una clamorosa inversione “ad U” ed a tornare ad Arcore con la coda tra le gambe ed il capo cosparso di cenere.
Delle due l’una: o i dirigenti del PD sono degli sprovveduti oppure esiste un legame tra PD e PDL, tra Berlusconi e D’Alema, iniziato da quest’ultimo nel 1994 ai tempi della bicamerale, oscuro ed innominabile. Forse le leggi “ad personam” volute da Berlusconi non sono utili soltanto al cavaliere: le intercettazioni non sono di destra o di sinistra, bloccarle fa comodo a tutti, così come fa comodo a destra ed a sinistra avere le liste elettorali inaccessibili al volere degli elettori, per vomitarci dentro amici degli amici, amanti, ricattati e ricattatori.
Il problema del nostro paese non è tanto Berlusconi, è la sua incapacità cronica di fornire una classe dirigente alternativa a quella sclerotizzata, tronfia ed arrogante che indegnamente risiede sugli scranni parlamentari italiani ed europei. La gente è stanca di votare i “meno peggio”, sempre più simili ai “peggiori”, sempre più ricchi e vicini alle lobbies di potere.
La nostra è una nazione alla deriva, morale ed economica; è una zattera di “migranti” che vaga nel mare Mediterraneo, priva di un nocchiero e di quel minimo sindacale di dignità che fa di una penisola a forma di stivale un paese democratico.

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