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Liceo a Manziana

Sono nato a Roma ed ho vissuto la mia infanzia nell'estrema periferia sud della capitale, in una realtà degradata, dove la droga e la violenza erano compagne di viaggio quotidiane. Ho frequentato le scuole pubbliche in quei quartieri dormitorio, ancora oggi privi di molti servizi sociali e culturali, figuratevi negli anni 70 ed 80. Insomma c'erano tutte le premesse perché andassi ad ingrossare le fila degli spacciatori e dei "magnaccia". Eppure non è stato così. Certo, il merito va ai miei genitori ed al loro esempio, ma quello che mi ha maggiormente spronato è stato l'avere incontrato degli insegnanti meravigliosi. In locali fatiscenti, privi di qualunque supporto didattico, mi hanno insegnato ad amare il ragionamento, a tenere sveglia ed attiva la mia curiosità, a non accontentarmi delle spiegazioni di comodo.
Dunque non è il luogo ove si studia a dare dignità allo studente, è la qualità dei professori e la loro voglia di trasmettere cultura che fa dell'insegnamento l'attività sociale più importante di tutte. La migliore scuola che l'Italia ha mai avuto dal dopoguerra ad oggi si trovava nella sagrestia di una piccola e diroccata chiesa in uno sperduto paesino toscano di 39 anime, Barbiana: era la classe di Don Lorenzo Milani, un grande prete rivoluzionario.
Oggi assisto incredulo alla polemica sulla creazione di classi liceali a Manziana. Non credo alle mie orecchie quando sento alcuni genitori dissociarsi da questa iniziativa, adducendo motivazioni prive di alcun fondamento: molti di questi genitori ritengono che queste classi possano impedire ai propri figli una non ben definita integrazione sociale con realtà abitative più ampie, come quelle realizzate nel comune di Bracciano.
Bracciano non è Las Vegas, anzi, grazie alle scellerate politiche di urbanizzazione selvaggia, assomiglia sempre di più a Nuova Delhi o a Bangkok: spingere i propri figli a Bracciano, invece che farli rimanere comodamente ad un passo dalle proprie abitazioni, non li spinge verso nuove culture od interessanti forme di socializzazione. Li getta in pasto a un quartiere dormitorio che nulla aggiunge o toglie a Manziana o a qualunque altro posto d'Italia.
In realtà i motivi della disputa sono assai più reconditi e al contempo esecrabili. Io non sono un elettore del Partito Democratico ma non per questo non riconosco la bontà delle idee che vengono da chi ha idee politiche diverse dalle mie: costringere i miei figli a sobbarcarsi viaggi su pullman stracarichi, o a viaggiare su ciclomotori su una delle strade più pericolose d'Italia qual'è la Braccianese per frequentare la scuola, solo per fare un dispetto all'attuale amministrazione comunale è una azione indegna di un genitore che ha a cuore la salute e la cultura della prole.
Ma c'è un argomento che più mi indigna. Mandare i propri figli a studiare in luoghi diversi dal proprio paese, magari anche in scuole private, è diventato uno status symbol, un argomento cui pavoneggiarsi al bar con i parenti o con i vicini di casa. Non è importante che essi studino per crescere come uomini e cittadini, non è essenziale che facciano sport per irrobustirsi: quello che conta è poterlo raccontare agli altri, trattando i figli come se fossero dei trofei, delle proiezioni del proprio ego, degli antidoti alle proprie frustrazioni ed ai fallimenti umani e professionali. E poi a che serve comprarsi l'automobile da cinquantamila Euro, se non posso farne sfoggio nella quotidiana passerella delle vanità che è diventato l'accompagnamento dei figli a scuola?
Se i miei genitori avessero ragionato così, avrei forse frequentato le scuole più "in" dell'EUR, tra ricchi figli di papà dalla droga facile. Oggi forse girerei con una SUV di cui a stento potrei pagare le rate e che probabilmente finirebbe nelle mani delle banche; indosserei capi "griffati" ma avrei il frigorifero vuoto; sfoggerei l'ultimo costosissimo ed inutilmente tecnologico telefonino senza avere nemmeno il numero telefonico una persona cara memorizzato nella rubrica. Sicuramente non saprei chi è Dante Alighieri o il Parini e la "Gerusalemme Liberata" per me sarebbe stato il titolo dell'ultimo libro di Moccia, due metri sopra il guano.
Per mia grande fortuna ho frequentato scuole sporche, brutte e cattive in cui però avveniva un miracolo ogni volta che suonava la campanella, il miracolo dell'insegnamento e del trasferimento del sapere. Un miracolo che non si misura in chilometri di distanza dal proprio paese.

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