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De profundis

Ieri, 16 gennaio 2006, è venuto a mancare lo Stato italiano. Si era gravemente ammalato quando il cavalier Berlusconi ha bloccato la possibilità di scelta del candidato alle elezioni con il cosiddetto "porcellum"; è entrato in coma con la legge sull'indulto che non ha liberato gli ultimi e i derelitti, ma ha fornito un lasciapassare a tutti i politici che hanno infranto le regole; è spirato ieri, quando la stragrande maggioranza dei senatori e deputati ha applaudito calorosamente uno dei discorsi più indecorosi ed indecenti nei confronti della Magistratura italiana, fatto proprio da chi dovrebbe rappresentarla e difenderla, il Guardasigilli.
Tutti hanno manifestato solidarietà al boss ceppalonico, persino dal Quirinale sono giunti segnali di stima. Se Pertini, socialista vero e non d'accatto come Craxi ed i suoi discepoli emigrati ad Arcore, fosse ancora Presidente della Repubblica, invece di frequentare teatri e salotti buoni come fa Napolitano, sarebbe a Napoli, a controllare di persona l'operato del commissario, del presidente della regione Campania e del sindaco di Napoli.
E che dire di Prodi che, come sempre in ritardo di comprendonio, ha respinto le dimissioni di Mastella cinque minuti prima che anche il ministro della Giustizia fosse iscritto nel registro degli indagati.
Quel fragoroso e vergognoso applauso ha posto l'intero consesso degli "auto-eletti" al di fuori ed al di là del civile e democratico equilibrio tra i poteri sanciti dalla costituzione italiana. L'applauso della classe politica, nella quasi totale interezza, l'ha catapultata contro la Magistratura i cui giudici sono stati sistematicamente messi sotto inchiesta e delegittimati prima dai forzati di Arcore e poi dagli ammiratori dei Capitani Coraggiosi ai tempi delle inchieste Unipol e Banca d'Italia.
E' bene che il mondo intero sappia che la gente per bene, i lavoratori e gli imprenditori onesti che, a capo delle piccole imprese, tengono in vita vegetativa il nostro paese, sono ormai prigionieri politici di un antistato parassita e corrotto e che non è più tempo di mediazioni con chi ha fatto della nostra repubblica un "vil bordello".
Si salvi chi può, dunque: i ragazzi appena usciti dalle moribonde scuole italiane si rechino all'estero a trovare pane, lavoro e dignità prima che il corpo senza vita del nostro stato venga smembrato al nord dagli analfabeti di Bossi, al sud dagli amici degli amici e al centro dallo Stato Pontificio.
Per quanto mi riguarda chiederò asilo politico agli eredi dei Borboni. Furono i primi in tutta Europa a costruire una linea ferroviaria, la Napoli - Portici. Tra la Jervolino e l'ultimo re dei Napoli non ho dubbi: aridatece Franceschiello.

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