Questo blog è dedicato alla professoressa di letteratura italiana e latina, Loredana Rossi Molinaro, donna di grandissima cultura ed infinita umanità.

30/12/08

Calendario Santi Laici 2009

Voglio augurarvi un felice 2009 ricordando tutti gli eroi che sono morti nella speranza di donarci un'Italia migliore. Speranza resa vana da chi sa promettere e non mantenere, da chi dovrebbe fare opposizione ed invece si accorda sottobanco, da chi crede che per vincere occorra assomigliare alla destra berlusconiana e non alla sinistra di Gramsci e Berlinguer. Auguri, povera Italia.

27/12/08

Garantisti d'accatto

Ricordo a Veltroni ed a Violante, ex magistrato a corto di memoria sull'ordinamento giuridico italiano, che il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) non decide nel merito della sussistenza di un reato ipotizzato da un Pubblico Ministero della Repubblica Italiana (PM), ma soltanto sulla effettiva necessità di mantenere provvedimenti restrittivi della libertà nei confronti dell'indagato. In buona sostanza il GIP è chiamato a verificare se esiste una fondata ipotesi che il reato possa essere reiterato oppure se sia possibile un inquinamento delle prove.
E' a tutti evidente che, essendosi dimesso dalla carica di sindaco di Pescara, la possibilità di riprodurre il reato ascritto all'ex primo cittadino si azzera quasi totalmente, e bene ha fatto il GIP a prendere la decisione che ha effettivamente preso. Ma nessuno dalla Procura ha mai detto o scritto che l'ipotesi di reato esca annacquata od indebolita: spetta ai tre gradi di giudizio della magistratura italiana questa precisa prerogativa.
Dunque i dirigenti del PD hanno poco da gioire o da indignarsi: dovrebbero invece avere la prudenza di aspettare che le indagini facciano il loro corso e magari cercare di capire cosa sta accadendo nelle sedi locali del partito. Ammesso che abbiano veramente voglia di farlo.

09/12/08

La questione morale e la società civile

Latorre passa un pizzino a Bocchino del PDL durante una intervista televisiva; Villari non si dimette dalla carica di presidente della Commissione di controllo della RAI, nonostante sia stato invitato a farlo da tutti e sia stato espulso dal PD. Più che di questione morale la vera questione è chiedersi se esista in Italia un vero Partito Democratico o almeno una opposizione degna di questo nome. E' un inciucio continuo tra PD e PDL, e non da oggi. Anche quando militavano in partiti dal nome diverso da quello odierno, D'Alema e Berlusconi flirtavano a più non posso. La buffonata della bicamerale che nel 1994 ha infossato l'unico tentativio di porre fine al più clamoroso dei mille conflitti di interesse che intasano il nostro paese è stato l'inizio di un lungo amore che anche Violante ha involontariamente sancito in un celeberrimo quanto infelice discorso tenuto in parlamento qualche anno fa. D'Alema pubblica i suoi libri sulla Mondadori, non con l'editore dell'Unità e tantomeno con quello della Repubblica-L'Espresso: quando Crozza osa chiedergli il perchè del deterioramento della classe politica italiana capitan baffetto, lungi da fare un minimo di autocritica sulla mollezza nei confronti del berlusconismo, afferma che la colpa è dell'ingresso nei ranghi della politica della "società civile". Insomma se siamo nella merda la colpa è di chi non fa il politico di professione, di chi non appartiene alla casta oligarchica che si perpetua da padre in figlio. Per D'Alema il popolo ideale è quello che non si impegna nei movimenti, non si incazza, ma affida il proprio destino e quello dei propri figli a questa accolita di eletti, che scalano le banche, che favoriscono le cooperative rosse in barba alla concorrenza ed al libero mercato. Insomma a questa accozzaglia di faccendieri, prestanome e politici di professione che fanno di tutto tranne che far politica.

09/11/08

Bicamerale recidivante

1994: D'Alema suggerisce a Berlusconi una "bicamerale" per risolvere l'annoso (già allora) problema del conflitto di interessi. Fu come chiedere ad un piromane se gli andasse di accendere un falò. Ed in effetti quella bicamerale fallì miseramente, lasciando a Berlusconi tutti i suoi interessi ed alla sinistra italiana i conflitti. Altrove staremmo ancora a prendere in giro quel fesso che propose la bicamerale, che nel frattempo si sarebbe dimesso da ogni incarico e si sarebbe dedicato alla sua vita privata.
2008: D'Alema suggerisce a Fini una "bicamerale" per risolvere il problema (avvertito soltanto dal cavalier Berlusconi) della riforma costituzionale. Viste le premesse, secondo voi come andrà a finire? Chi godrà dei benefici della riforma: il popolo italiano o Berlusconi?
Da Berlusconi mi guardo io, da D'Alema ci salvi Iddio!

L'Obama de' noantri

L'elezione di Obama a presidente degli Stati uniti di America ha suscitato enorme entusiasmo in tutte le parti del mondo. E' indubbio come Obama incarni il sentimento di rivincita della gente di colore ed il desiderio di Marter Luther King di vedere abolite tutte le differenze razziali e religiose nel proprio paese. Ma Obama rappresenta anche il "sogno americano", ossia la convinzione che chiunque in America può raggiungere i propri obiettivi, indipendentemente dalla condizione sociale ed economica.
Tuttavia queste motivazioni sono troppo statunitensi per potere da sole spiegare la più che calorosa accoglienza che l'elezione di Obama ha ricevuto in Europa e nel mondo. La verità è che nella vittoria di Obama sono state proiettate tutte le frustazioni di un popolo, come quello italiano, vessato da politici al servizio dei poteri forti e delle mafie. Prima di lui è toccato a Zapatero l'investitura di salvatore immaginifico e ciò sta a dimostrare come il senso di impotenza e lo scoramento verso l'impossibilità di un cambiamento civile e democratico è ormai a livelli impressionanti.
Ieri ci è toccato leggere, sulle colonne dell'"Unità" il commento sarcastico ed acido di D'Alema che, incalzato dall'intervistatore che gli chiedeva come mai in Italia non sia possibile un ricambio generazionale della classe politica, affermava come lui avesse fatto un passo indietro ma che nessun giovane si sia proposto come suo sostituto. E' bene ricordare al baffuto skipper riformista quale sia la trafila per entrare in politica nel nostro paese, quali livelli di servilismo occorre raggiungere per sperare di diventare un misero portaborse di un sottosegretario di una circoscrizione. Nel PD, ma in qualunque altro partito italiano, Obama avrebbe avuto vita dura, così come Zapatero. Le loro posizioni nette ed inequivocabili sarebbero state interpretate come troppo radicali e pregiudizievoli nei riguardi del "dialogo" con l'esponente del partito a loro avverso. E la lotta contro le lobbies bancarie sarebbe piaciuta ai difensori delle scalate della BNL?
No, nella zattera italiana della politica c'è solo spazio per i figli, le amanti ed i nipoti. Meglio se scemi, così non rompono i coglioni.

27/10/08

Si salvi chi può

Se abitate nel Lazio ed entrate in una farmacia a comprare una medicina prescrittavi dal vostro medico curante avrete la sgradita sorpresa di pagare 3,5 Euro di ticket a scatola. Sappiamo già quale sia l'argomentazione del "governatore", avrà sicuramente ereditato una situazione disastrosa dalle passate gestioni. Tutto vero. Peccato che queste cose erano vere anche quando il buon Marrazzo voleva comprare la compagnia aerea di bandiera Alitalia. Come è possibile che la regione Lazio aveva i soldi per acquisire un baraccone iper-indebitato e non ha i fondi per assicurare ai suoi cittadini il diritto alla salute, sancito, tra l'altro, dalla nostra costituzione? E' evidente come maggioranza ed opposizione stiano combattendo una guerra senza quartiere ed a pagarne il prezzo, come sempre, sono le categorie più deboli, i malati cronici, i portatori di handicap e gli anziani. Ma l'importante è salvare le banche, quel galantuomo pluri-indagato di Geronzi e la Banca Mediolanum, guarda caso di proprietà del Presidente Berlusconi. Personalmente comincio ad augurarmi il peggio. Noi italiani non siamo capaci di guardare il baratro finché non ci cadiamo dentro. Per questo temo che siamo giunti ad un punto di non ritorno. Quando un padre di famiglia non avrà più la possibilità di comprare le medicine al proprio figlio cosa avrà da perdere? Chi potrà impedirgli di imbracciare il fucile e rapinare le farmacie? Ci aspettano tempi duri e feroci e non sarà l'attuale classe politica (maggioranza ed opposizione) a tirarci fuori dall'abisso. Sarà una triste consolazione vederli annegare mentre affoghiamo anche noi.

29/08/08

AliMagna

Se ognuno di voi si presentasse ad un colloquio di lavoro con un curriculum simile a quelo del ragionier Colaninno, verrebbe invitato cortesemente a togliersi dai piedi nel minor tempo possibile.
Nel 1996 viene nominato amministratore delegato della Olivetti, società che dopo poco sparisce dalla circolazione oberata dai debiti e dalle scelte manageriali sbagliate;
Tre anni dopo scatena un'OPA per l'acquisto della Telecom Italia, insieme ad un gruppo di "capitani coraggiosi" (definizione di D'Alema) quali Gnutti e Consorte. Quest'ultimo avrà qualche problemino giudiziario qualche anno dopo quando, da presidente dell'UNIPOL, tenterà di scalare la banca AntonVeneta. Anche l'avventura alla Telecom finisce senza che il ragioniere sia riuscito a fare il suo mestiere di manager: la Telecom passa a Tronchetti-Provera ed il suo stato debitorio con le banche e con i piccoli risparmiatori peggiora di giorno in giorno.
Infine nel 2006 viene condannato dal Tribunale di Brescia per bancarotta preferenziale al termine dell'inchiesta giudiziaria sul crac di Italcase. La sentenza non è mite: 4 anni ed un mese e l'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Non fa nemmeno un giorno di carcere in quanto il tribunale gli ha concesso la sospensione condizionale della pena e l'indulto gli ha "abbuonato" tre dei quattro anni comminatigli.
Ecco chi è il manager che risanerà l'Alitalia: in uno stato civile non otterrebbe nemmeno un portierato di uno stabile di periferia. Ma in uno stato civile non c'è un guitto come Berlusconi a capo del governo.
Comunque non c'è da temere, Alitalia verrà spezzata in due aziende: quella buona (la good company) verrà affidata al suddetto ragionier Colaninno. Quella piena di debiti ed improduttiva (la bad company) all'ex ministro Fantozzi: un nome, un destino.

07/08/08

Florian

Mi chiamo Florian, sono moldavo e non parlo bene la vostra lingua. Ho trentacinque anni, una moglie ed un bambino che vivono a Tiraspol. Sono entrato nel vostro paese tre mesi fa: dovrò pagare 3000 Lei ad un tipo che organizza “trasferimenti” in tutta Europa con i primi soldi che riuscirò a guadagnare. Per questo mi ha preso tutti i documenti e mi ha detto che guarderà da vicino mia moglie e anche mio figlio.
Per me l'Italia vuol dire lavoro: c'è andato mio cugino due anni fa ed ora guadagna bene, ottocento euro al mese. Ha potuto curare sua madre, molto malata, e si è pure fidanzato con una ragazza ucraina che fa la badante a Torino.
Il viaggio è stato brutto, dentro un camion fino a Vienna e in un doppiofondo di un camper fino a Trieste. Qualcuno non c'è la fatta, è morto avvelenato dai gas di scarico: io sono stato fortunato il camion era abbastanza nuovo. A Trieste mi aspettava un bulgaro che mi ha portato in una baracca senza luce ed acqua. Mi ha detto che potevo dormire lì se gli davo cento euro al mese. Gli ho risposto che non avevo un soldo e lui mi ha guardato dentro la borsa, si è preso due maglioni e una camicia e mi ha detto che mi avrebbe preso i soldi che avrei guadagnato. Erano due giorni che non dormivo e non mangiavo, ho abbassato la testa e gli ho detto “Va bene”. Nella baracca, una latrina di trenta metri quadrati, eravamo almeno quindici persone di tutte le nazionalità: tanti bulgari, qualche ucraino e molti moldavi. Tutti ragazzi giovani che dimostravano il doppio della loro età. Uno aveva il braccio fasciato e si lamentava molto. Ho sentito bestemmie in molte lingue quella sera. Ma alle due mi hanno svegliato delle grida forti, delle urla di donna. Ho finto di alzarmi per andare a pisciare ed ho visto cinque uomini ed il bulgaro massacrare di botte una ragazza bellissima.
Lei piangeva, parlava il russo (io un po lo capisco) e pregava di smettere di picchiarla. E invece hanno continuato e poi continuato, e poi continuato finché lei è svenuta. Poi l'hanno caricata su un furgone ed io non l'ho più vista: sono sicuro di questo, perché ragazze così belle non si possono dimenticare.
Alle quattro il bulgaro ci è venuto a svegliare a calci e pugni. Non capivo bene cosa stava succedendo ma ho fatto quello che facevano tutti gli altri. Siamo usciti dalla baracca ed abbiamo cominciato a camminare ai bordi della strada. Dopo qualche minuto ci siamo fermati tutti su una piazzetta. C'era una nebbia fitta: ogni tanto le luci di un camion provavano ad infilarsi in questo muro impalpabile ma poi proseguivano oltre, lasciandoci nella gola il sapore acre del biossido di carbonio che usciva dai tubi di scappamento. Poi sono arrivati dei pulmini e da uno di essi è sceso un tipo vestito bene, un italiano. Ci ha guardato, poi si è girato verso il bulgaro e gli ha detto: “Forse non ci siamo spiegati, ti avevo chiesto quindici manovali e tu mi porti 'sti cazz' e fetienti muort' e suonno?”. E mentre diceva queste cose ha presoi il bulgaro per il bavero del giubbotto ed ha cominciato a sbatterlo addosso al muro. “Devi scusare, capo. Polizia fatto controllo, arrestato molti uomini. Io giuro, capo, io giuro!”. Il bulgaro tremava e non dal freddo. L'italiano smise di scuoterlo, gli assestò una testata che gli spaccò tre denti. "Statt'accuorto, piezz' e mmierda, statt'accuorto!” . Lo lasciò cadere in terra come un sacco di sterco, poi si girò verso di noi e disse: “Trasite vuie, facimme 'mpresso!”. Tutti si alzarono ed iniziarono ad entrare dentro i pulmini. Io cominciai ad avere paura, non volevo entrare, ma uno degli sventurati che erano vicino a me disse: “Munci! Lavoro! Muoviti!”. Cominciò così la mia prima giornata di lavoro, lavoro nero.
Inizialmente sembra che nessuno possa fare il manovale a quindici metri di altezza, col sole che brucia la pelle e la calce che spezza la schiena. Poi ci si abitua, vengono i calli alle mani e la pelle diventa scura. Il mestiere si impara con gli occhi: vedi come si muovono i muratori più anziani e tu fai le stesse cose. Io avevo già fatto qualche piccolo lavoretto in Moldavia, ma non avevo mai costruito un palazzo di cinque piani. E' come passare dalla bicicletta all'aeroplano: in fondo tutti e due si muovono, il problema è come imparare a fermarsi. Avevo iniziato a mettere da parte qualche euro: il bulgaro, dopo il pestaggio, era sparito e nessuno mi ha chiesto i cento euro per l'affitto della topaia in cui dormivo di notte. Forse per voi cento euro sono pochi: noi in Moldavia ci viviamo anche un mese con quella cifra. Spesso sono la sottile linea di demarcazione tra la vita e la morte. E quando li ho spediti a casa ho pensato che finalmente mio figlio può mangiare un po' di carne e crescere sano, robusto. Quando sono stanco e ho voglia di piangere, allora penso che tutto quello che sto facendo lo faccio per il mio bambino. Sogno ad occhi aperti, sogno che ha già ventiquattro anni ed è laureato, magari è ingegnere edile. E costruisce case bellissime, col giardino, e d'estate va in vacanza e nessuno lo scambia per un ladro od uno stupratore solo perché puzza e non ha i soldi, come suo padre. Già, perché lo vedo come mi guardate e sento quello che dite, ma non mi importa niente: io vivo per il mio bambino e per lui posso sopportare tutto.
Ma non bisogna sognare ad occhi aperti quando si cammina sui tetti alti quindici metri. Io non mi sono accorto di niente: ad un certo punto ho visto il mio corpo steso in terra in un lago di sangue. Poi è venuta una macchina a tutta velocità e mi ha caricato dentro. “Meno male!”, mi sono detto: adesso mi portano all'ospedale. Magari non è grave, magari sono solo in coma e poi mi risveglio. Ma non andarono all'ospedale. Portarono il mio corpo in una discarica abusiva, lo gettarono in una fossa e lo ricoprirono di terra e di calce. Io iniziai a gridare, ma nessuno poté vedermi o sentirmi. Rimasi lì, accanto al mio corpo per alcune ore, oppure giorni, non lo so. Poi mi alzai e tornai alla baracca. E tutti i giorni mi alzo alle quattro e mi siedo sul marciapiede della piazzetta: forse qualcuno un giorno riuscirà a vedermi, forse avranno bisogno di un fantasma per finire prima una casa. Io non posso arrendermi perché mi chiamo Florian, ho trentacinque anni ed ho una moglie ed un figlio che mi aspettano a Tiraspol.

02/08/08

IO BOICotto PECHINO 200otto III

La Repubblica Popolare Cinese è una delle dittature più feroci che esistano sul nostro pianeta. Non esiste libertà di stampa, di parola e di qualsivoglia forma di espressione; ha invaso un paese civile e non violento come il Tibet costringendo la più alta figura religiosa del paese, il Dalai Lama, all'esilio in India. Ogni forma religiosa è osteggiata se non soppressa. I processi contro i dissidenti sono rapidi e sommari e spesso si concludono con la pena di morte, eseguita con un colpo di pistola alla nuca. Non esistono sindacati, i contadini e gli operai vengono massacrati di lavoro e sottopagati. La mafia cinese ha ormai soppiantato in brutalità e spietatezza la malavita organizzata italiana ed un oligarchia di malviventi stà accumulando ricchezze, potere politico ed economico in maniera spaventosa.
Quel bel comitato di affari che è il CIO (Comitato Olimpico Internazionale) ha deciso qualche anno fa che tutto questo non merita alcuna riflessione, anzi, sotto la pressione di quel galantuomo di George W. Bush, ha regalato alla dittatura pechinese una finta vetrina di rispettabilità che prende nome di Olimpiadi. Sono prevalse le logiche di potere e di mercato su tutti quei principi morali e sportivi che sono il fondamento delle olimpiadi.
Ovviamente la servitù italiana del CONI si è prontamente adeguata, anzi ha razzolato un congruo numero di sponsor felici e paganti, elettrizzati all'idea che il loro piccolo marchio possa essere visibile alla sterminata massa cinese.
Per quindici giorni gli atleti di tutto il mondo saranno costretti a gareggiare tra lo smog ed i ricordi dello sterminio di piazza Tien An Men col beneplacito di marchi prestigiosi. Dunque elenchiamoli questi sponsor, almeno quelli della nostra nazionale: a voi la scelta, se continuare a comprare i loro prodotti oppure no. Personalmente mi guarderò bene dal farlo e da seguire un olimpiade che si svolge sopra il sangue e il dolore di migliaia di uomini e donne.
Sponsor della rappresentativa italiana del CONI:
  • Freddy
  • Intesa San Paolo
  • Edison
  • Kinder
  • Parmigiano Reggiano
  • Lavoro.doc
  • Fassi
  • Radio Italia
  • Il Sole 24 Ore
  • La Gazzetta dello Sport
  • Monopoli di Stato
  • Ministero delle Politiche Agricole e Forestali

28/07/08

Democrazia a tempo determinato

Di precariato si muore. Perché nessuna azienda investe su un lavoratore che quest'anno è in libro paga ed il prossimo no. Ai precari non si insegna più come fare il lavoro in sicurezza, come installare un'impalcatura senza che crolli loro addosso, tanto la legge commina pene assai poco dure ai datori di lavoro che spingono colposamente verso la morte i loro dipendenti. Spesso sono extra-comunitari e non sono nemmeno in regola col permesso di soggiorno, ma è meglio così: sono fantasmi che ufficialmente non esistono in Italia, basta scaricarli davanti ad un ospedale, se sono ancora vivi, o buttarli dentro qualche discarica, se sono morti. E poi via, tutti a casa, a lamentarsi dei rom e dei rumeni che portano via il lavoro ai figli. Sì, perché i loro pargoli vorrebbero fare il manovale od il tornitore, ma non possono farlo per colpa di questi extra-comunitari invadenti e pericolosi. Dovranno accontentarsi di fare l'avvocato, l'ingegnere o il medico, una vita di stenti con i soldi e le conoscenze di papà.
Ma il precariato uccide non soltanto gli operai, i manovali o i muratori: uccide i sogni di una generazione di ragazzi cui è precluso il futuro e la speranza non di una vita migliore, ma almeno uguale a quella vissuta dai propri genitori. La casa, il matrimonio e i figli diventano chimere irragiungibili, progetti arditi di una generazione frustrata ed abbandonata oltre ogni limite di sopportazione.
Una nazione che spegne i desideri dei propri ragazzi è una nazione morta, è un deserto preda di scorribande di predoni travestiti da alte cariche dello stato. Non ci sono cure per un paese che perde ogni giorno centinaia di laureati, emigrati verso paesi più civili del nostro, stanchi di vedersi superare dal figlio del politicante, dal nipote del cardinale e dall'amante dell'imprenditore.
Non è qualunquismo, è costatazione del decesso della democrazia e della cosa pubblica. Ma c'è un piccolo segnale di speranza: probabilmente la manovra finanziaria equiparerà gli stipendi dei deputati a quelli dei loro colleghi senatori. Era un'ingiustizia che macchiava la reputazione del nostro paese in maniera indelebile. Dunque dormiamo sonni tranquilli perché, come diceva Ennio Flaiano, la situazione è grave ma non è seria.

05/07/08

La gnocca al potere

Da alcune indiscrezioni sembrerebbe che esistano delle intercettazioni telefoniche molto imbarazzanti che riguardano il Presidente del Consiglio. Si vocifera che il premier abbia favorito l'ingresso di una o più signore nel proprio governo in cambio di prestazioni sessuali. Non so se queste voci siano vere o false né mi interessa molto appurarlo. Di certo non rimarrei affatto sorpreso se si scoprisse che tali dicerie fossero vere: questo atteggiamento nei confronti delle donne appartiene ad una sottocultura provinciale e conservatrice che da anni genera mostri nel nostro paese. Mostri che fanno carriera nella politica e nelle aziende, che trattano le donne come una protesi sessuale da mettere in mostra nei party e nelle occasioni mondane finché non ci si stanca. Ed allora sotto a chi tocca.
Ma la cosa più inquietante è stato l'atteggiamento di Berlusconi in queste ultime ventiquattro ore. Sembrava deciso a far passare con un decreto di urgenza le norme contro le intercettazioni, impermeabile a tutte le opposizioni ed inarrestabile come una Panzer Divisionen. Era già in sala trucco per farsi intervistare dal suo fido Mentana, poi, improvvisamente ed inaspettatamente, il ripensamento: niente Matrix e, soprattutto, niente decreto.
Sarà una coincidenza ma pochi giorni prima l'”Espresso” aveva pubblicato altre e succulente intercettazioni telefoniche tra il cavaliere ed il responsabile di “Rai Fiction”, Agostino Saccà. Ed insistenti si sono fatte le voci su presunti favori sessuali in cambio di un dicastero che riguarderebbero Berlusconi ed una misteriosa “Dama bianca”, assai vicina al cavaliere.
Dunque l'ombra dei ricatti incrociati ritorna sulla scena politica nostrana: come in una partita di poker Berlusconi e D'Alema si tengono stretti i loro assi, pronti a calarli al momento opportuno. Solo che il piatto siamo noi poveri cristi, costretti a vivere in un paese in cui tutti ricattano tutti e nessuno si occupa delle emergenze drammatiche che strangolano la nostra nazione.
Beppe Grillo è convinto che quest'autunno avverrà il “redde rationem” della casta, che la povertà, la precarietà e l'ingiustizia sociale spingeranno gli italiani a chiedere un ripulisti dell'attuale classe politica italiana. Non so se questo scenario apocalittico avverrà così presto, ma è certo che la crisi in cui versa il nostro paese è di difficile soluzione e non saranno certamente questi quattro soloni che risiedono in parlamento a tirare fuori le ricette che servono per dare un po' di sollievo alla povera gente che fatica sempre di più ad arrivare alla fine del mese, mentre il nostro Capo dello Stato festeggia allegramente i suoi primi ottantaquattro anni nei meravigliosi e suggestivi faraglioni di Capri.

19/06/08

Stupor mortis

Non è passato nemmeno un mese dall'insediamento del governo Berlusconi ed il premier è riuscito già a promulgare una serie di leggi e decreti "ad personam" che probabilmente gli faranno dormire sonni tranquilli per il resto della sua vita. Il PDL ha fatto incassare alla nostra traballante democrazia provvedimenti liberticidi quali il divieto di intercettazioni giudiziarie per ipotesi di reato la cui pena è inferiore a dieci anni ed il congelamento dei processi istituiti prima del 2002 a carico delle più alte cariche dello stato (Berlusconi, ad esempio).Nulla di strano o di particolarmente sorprendente: il cavaliere sta continuando lo sporco lavoro che aveva iniziato sei anni or sono e che era stato interrotto dal biennio prodiano. Non occorreva essere il mago di Arcella o Frate Indovino per capire come Berlusconi non ha pensieri se non per se stesso e per i suoi possedimenti: invece tutto l’organigramma del PD, da D’Alema a Veltroni, è caduto dal pero. Addirittura il giornale “La Repubblica” di Ezio Mauro, quotidiano affine alle posizioni del Walter oppositore, ha titolato la prima pagina con i seguenti caratteri cubitali: “Il cavaliere getta la maschera”. Come se l’avesse mai indossata.
Giova ricordare come l’indomani della fallita “spallata” al governo Prodi, ordita da Berlusconi a suon di campagna acquisti di senatori, il “conducador” di Mediaset era un uomo politicamente isolato. Gianfranco Fini scrisse una lettera di fuoco Al “Corriere della Sera” in cui prendeva le distanze dal modo di condurre la politica dell’attuale premier, seguito a ruota da Casini. Il neonato PD avrebbe potuto prendere la palla al balzo, prospettare una riforma elettorale vicina alle posizioni di AN e dell’UDC e forse l’Italia si sarebbe disfatta per sempre di un personaggio tra i meno necessari della nostra storia repubblicana.
Ed invece no, il buon Walter ha deciso che era più importante disfarsi della sinistra che del cavaliere e lo ha resuscitato come Gesù di Nazareth fece con Lazzaro: ha cominciato a parlare di dialogo con la maggiore forza di opposizione, di fine del periodo storico delle contrapposizioni, come se davanti avesse un partito conservatore e non una azienda in regime di semi monopolio. Ha servito a Berlusconi in un piatto d’argento la riforma presidenziale quando nessuno osava parlarne nemmeno alla “bouvette” di Montecitorio. E su questa cifra è stata condotta la campagna elettorale del PD, con i risultati che tutti sappiamo: dalle parti di Arcore ancora rimbombano le grasse risate di Berlusconi e dei suoi luogotenenti e lo stridore dei cingolati di AN, costretta a fare una clamorosa inversione “ad U” ed a tornare ad Arcore con la coda tra le gambe ed il capo cosparso di cenere.
Delle due l’una: o i dirigenti del PD sono degli sprovveduti oppure esiste un legame tra PD e PDL, tra Berlusconi e D’Alema, iniziato da quest’ultimo nel 1994 ai tempi della bicamerale, oscuro ed innominabile. Forse le leggi “ad personam” volute da Berlusconi non sono utili soltanto al cavaliere: le intercettazioni non sono di destra o di sinistra, bloccarle fa comodo a tutti, così come fa comodo a destra ed a sinistra avere le liste elettorali inaccessibili al volere degli elettori, per vomitarci dentro amici degli amici, amanti, ricattati e ricattatori.
Il problema del nostro paese non è tanto Berlusconi, è la sua incapacità cronica di fornire una classe dirigente alternativa a quella sclerotizzata, tronfia ed arrogante che indegnamente risiede sugli scranni parlamentari italiani ed europei. La gente è stanca di votare i “meno peggio”, sempre più simili ai “peggiori”, sempre più ricchi e vicini alle lobbies di potere.
La nostra è una nazione alla deriva, morale ed economica; è una zattera di “migranti” che vaga nel mare Mediterraneo, priva di un nocchiero e di quel minimo sindacale di dignità che fa di una penisola a forma di stivale un paese democratico.

28/05/08

Liceo a Manziana

Sono nato a Roma ed ho vissuto la mia infanzia nell'estrema periferia sud della capitale, in una realtà degradata, dove la droga e la violenza erano compagne di viaggio quotidiane. Ho frequentato le scuole pubbliche in quei quartieri dormitorio, ancora oggi privi di molti servizi sociali e culturali, figuratevi negli anni 70 ed 80. Insomma c'erano tutte le premesse perché andassi ad ingrossare le fila degli spacciatori e dei "magnaccia". Eppure non è stato così. Certo, il merito va ai miei genitori ed al loro esempio, ma quello che mi ha maggiormente spronato è stato l'avere incontrato degli insegnanti meravigliosi. In locali fatiscenti, privi di qualunque supporto didattico, mi hanno insegnato ad amare il ragionamento, a tenere sveglia ed attiva la mia curiosità, a non accontentarmi delle spiegazioni di comodo.
Dunque non è il luogo ove si studia a dare dignità allo studente, è la qualità dei professori e la loro voglia di trasmettere cultura che fa dell'insegnamento l'attività sociale più importante di tutte. La migliore scuola che l'Italia ha mai avuto dal dopoguerra ad oggi si trovava nella sagrestia di una piccola e diroccata chiesa in uno sperduto paesino toscano di 39 anime, Barbiana: era la classe di Don Lorenzo Milani, un grande prete rivoluzionario.
Oggi assisto incredulo alla polemica sulla creazione di classi liceali a Manziana. Non credo alle mie orecchie quando sento alcuni genitori dissociarsi da questa iniziativa, adducendo motivazioni prive di alcun fondamento: molti di questi genitori ritengono che queste classi possano impedire ai propri figli una non ben definita integrazione sociale con realtà abitative più ampie, come quelle realizzate nel comune di Bracciano.
Bracciano non è Las Vegas, anzi, grazie alle scellerate politiche di urbanizzazione selvaggia, assomiglia sempre di più a Nuova Delhi o a Bangkok: spingere i propri figli a Bracciano, invece che farli rimanere comodamente ad un passo dalle proprie abitazioni, non li spinge verso nuove culture od interessanti forme di socializzazione. Li getta in pasto a un quartiere dormitorio che nulla aggiunge o toglie a Manziana o a qualunque altro posto d'Italia.
In realtà i motivi della disputa sono assai più reconditi e al contempo esecrabili. Io non sono un elettore del Partito Democratico ma non per questo non riconosco la bontà delle idee che vengono da chi ha idee politiche diverse dalle mie: costringere i miei figli a sobbarcarsi viaggi su pullman stracarichi, o a viaggiare su ciclomotori su una delle strade più pericolose d'Italia qual'è la Braccianese per frequentare la scuola, solo per fare un dispetto all'attuale amministrazione comunale è una azione indegna di un genitore che ha a cuore la salute e la cultura della prole.
Ma c'è un argomento che più mi indigna. Mandare i propri figli a studiare in luoghi diversi dal proprio paese, magari anche in scuole private, è diventato uno status symbol, un argomento cui pavoneggiarsi al bar con i parenti o con i vicini di casa. Non è importante che essi studino per crescere come uomini e cittadini, non è essenziale che facciano sport per irrobustirsi: quello che conta è poterlo raccontare agli altri, trattando i figli come se fossero dei trofei, delle proiezioni del proprio ego, degli antidoti alle proprie frustrazioni ed ai fallimenti umani e professionali. E poi a che serve comprarsi l'automobile da cinquantamila Euro, se non posso farne sfoggio nella quotidiana passerella delle vanità che è diventato l'accompagnamento dei figli a scuola?
Se i miei genitori avessero ragionato così, avrei forse frequentato le scuole più "in" dell'EUR, tra ricchi figli di papà dalla droga facile. Oggi forse girerei con una SUV di cui a stento potrei pagare le rate e che probabilmente finirebbe nelle mani delle banche; indosserei capi "griffati" ma avrei il frigorifero vuoto; sfoggerei l'ultimo costosissimo ed inutilmente tecnologico telefonino senza avere nemmeno il numero telefonico una persona cara memorizzato nella rubrica. Sicuramente non saprei chi è Dante Alighieri o il Parini e la "Gerusalemme Liberata" per me sarebbe stato il titolo dell'ultimo libro di Moccia, due metri sopra il guano.
Per mia grande fortuna ho frequentato scuole sporche, brutte e cattive in cui però avveniva un miracolo ogni volta che suonava la campanella, il miracolo dell'insegnamento e del trasferimento del sapere. Un miracolo che non si misura in chilometri di distanza dal proprio paese.

17/05/08

L'ombra dell'opposizione

In questi ultimi giorni stiamo assistendo ad una deriva xenofoba che lascia stupefatti. Le ronde di cittadini, l'assalto ai diversi, sia che portino il codino, sia che appartengano alla stirpe dei Rom, non sono fenomeni nati ieri ma sono frutto di una pericolosa latitanza dell'etica, della tolleranza e della coscienza civile. Questi valori non sono mai stati il propellente dei programmi delle destre e dei partiti conservatori, ma sono sempre stati appannaggio dell'azione dei partiti di sinistra, vere e proprie coscienze critiche della società e della politica. Tuttavia, dopo l'avvento di D'Alema al vertice del centro-sinistra italiano, il più grande partito progressista nazionale ha cambiato completamente rotta, iniziando a cercare il consenso tra i moderati, quelli che una volta venivano chiamati dispregiativamente i "borghesi". Costoro sono una massa variegata ma hanno un minimo comune denominatore che li accomuna: hanno bisogno di certezze, di sentirsi al riparo dentro le loro abitazioni. Non amano le novità, i cambiamenti, non si inoltrano in ragionamenti che mettono in discussione le loro pavide e fugaci certezze. Amano la quotidianità fatta di riti abitudinari, di code sulla tangenziale, di vacanze al mare e di settimane bianche, di automobili costose pagate a rate e di telefonini sempre più inutilmente tecnologici. Per conquistare questo elettorato intimamente conservatore il centro-sinistra si è spostato sempre di più a destra, abbandonando quelle posizioni di frontiera, scomode ma moderne, che hanno sempre contraddistinto i partiti progressisti. Ha banalizzato il proprio pensiero, omologandolo ed appiattendolo sulle posizioni del centro-destra; ha lasciato soli gli operai, i lavoratori, i precari ed i disoccupati per strizzare l'occhio alla confindustria ed alle banche. Ed i lavoratori li hanno abbandonati, votando la Lega o astenendosi in massa dal voto. Ma venendo meno alla propria vocazione critica e sociale, il centro-sinistra ha contribuito alla deriva verso atteggiamenti razzisti e xenofobi di una gran massa di gente che, pur sentendosi elettori progressisti, trova normale criminalizzare un intero popolo, come i rumeni, o un'intera razza come i Rom. Molte persone potevano essere civilmente indirizzate verso quegli alti valori di solidarietà e cooperazione, conquistati con secoli di lotte, di evoluzione culturale e giuridica: ma anche loro sono stati lasciati al proprio destino e sono andati ad ingrossare le fila del girone degli ignavi. L'operazione scientifica di eliminazione della sinistra, voluta dal management del PD e realizzata grazie all'insipienza dei dirigenti della Sinistra Arcobaleno, non è solo un errore politico: significa la creazione del pensiero unico, la morte della dialettica ed il trionfo del consociativismo. Se il sonno della ragione genera i mostri, l'oblio della sinistra provocherà un pericoloso abbassamento della soglia minima di senso civico che stiamo già sperimentando in questi nostri giorni e che, se non verrà fermato grazie all'esercizio di un'opposizione seria e non transigente sui valori fondamentali della tolleranza e della democrazia, porterà verso un regime di odio, di egoismo e di intolleranza che, in ogni periodo storico, ha provocato la nascita delle più odiose e feroci dittature.

20/04/08

Le latitudini del PD

Al nord stravince la Lega, e questo evento consente al centro-destra di vincere le elezioni. Invece di interrogarsi sui motivi politici e sociali che hanno portato a questa situazione, le menti sopraffine del PD decidono quella che, secondo loro, è la strategia migliore per contrastare la metastasi xenofoba ed egoista portata dal partito di Bossi: creare il PD del nord.
Bene, in questi ultimi venti anni di storia politica italiana credevo di aver sentito tutte le fesserie possibili ed immaginabili, ma questa del PD del Nord è la peggiore di tutte, o la migliore, a seconda dei punti di vista. Vi immaginate Fassino ai piedi della collina di Superga inneggiare al prode Gianduia e al re Carlo Alberto, fondatore del regno Sabaudo? O Cacciari, che aizza il popolo veneto ricordando gli antichi fasti dei Dogi e della Repubblica di Venezia?
Viene da piangere se si pensa che questi sono gli eredi della sinistra riformista di Nenni e Pertini, ma non ci si può stupire. I partiti hanno smesso di favorire il ricambio generazionale ormai da molti anni. Gli organigrammi sono pieni zeppi di figli, di amanti, di nipoti e pronipoti: tutta gente che si tramanda il seggio ed i voti per volontà divina. Poi quest'ultima legge elettorale ha accelerato ulteriormente l'arroccamento dei dirigenti e dei quadri: guardando la lista elettorale del PD nel mio collegio sono stati eletti personaggi che hanno distrutto i DS prima e l'Ulivo dopo e non sarebbero stati votati nemmeno dalle loro madri se fosse stato possibile scegliere le preferenze. Invece sono ancora lì, nel loro feudo, forti del loro consenso comprato dai voti di scambio, dai favori e dai ricatti.
I DS, RC, i Verdi, i Comunisti Italiani hanno avuto due anni per cambiare la legge elettorale e dare un segno di discontinuità forte nei confronti del Cavaliere e della sua accolita di servi in lista paga. Non l'hanno voluto fare, dimostrando di essere la brutta copia di Forza Italia ed Alleanza Nazionale. Oggi, con il PD del nord hanno deciso di scimmiottare anche la Lega e ancora si chiedono come mai Berlusconi abbia avuto la maggioranza dei voti dal 1994: il popolo italiano preferisce votare gli originali, piuttosto che degli ologrammi stupidi e privi di autonomia politica e intellettuale.

18/04/08

Divieto di svolta a sinistra




Non sono d'accordo con quei commentatori politici che si sono affrettati a seppellire la "sinistra" italiana. Non è sparita affatto, sono soltanto stati cacciati via dal parlamento i "sinistri", ovvero la classe dirigente che ha combinato una serie inenarrabile di disastri.
Come commentare il voto in favore dell'indulto? Anche il più sprovveduto dei politicanti si sarebbe accorto che quella legge serviva soprattutto a salvare le terga di Previti e dei furbetti del quartierino: gli strateghi della sinistra radicale hanno abboccato con tutte le scarpe, fingendo di credere che l'indulto avrebbe resole carceri meno affollate.
Hanno perso il rapporto con la gente e con i lavoratori. Nel tentativo di capire come funziona la stanza dei bottoni (senza ovviamente riuscirci) si sono dimenticati di andare nelle fabbriche, nelle periferie disagiate, tra gli inquilini sfrattati dagli immobiliaristi. E al posto loro si sono insediati la Lega al nord e la Destra nel resto d'Italia, col loro bagaglio populistico e xenofobo.
Non hanno nemmeno l'alibi del voto utile: il PD non è cresciuto nemmeno di un voto (in termini assoluti) rispetto alla somma dei voti che l'Ulivo, l'Italia dei Valori e i Radicali hanno raggranellato nelle politiche del 2006. E' aumentato l'astensionismo, a dimostrazione che gli elettori di sinistra, schifati dal comportamento dei loro rappresentanti, hanno preferito disertare le urne elettorali o annullare la scheda.
Occorre un azzeramento dei vertici della sinistra arcobaleno per tentare una "rifondazione" reale e non di facciata. Le dimissioni di Bertinotti non possono bastare a placare il malcontento di una base che chiede di tornare a far sentire la propria voce.
E' necessario riformulare una proposta politica basata su valori irrinunciabili come la difesa della dignità dell'uomo e del lavoratore dagli attacchi ormai globali che arrivano dai poteri forti, dalle "lobby" affaristiche e finanziarie che decidono la vita e la morte di milioni di persone con un batter di ciglia.
La sfida è improba, visto l'imbarbarimento etico e culturale generato da anni di distorta informazione mediatica, tutta o quasi nelle mani del Cavaliere. Se le sezioni di partito verranno aperte a tutti, se finalmente torneranno ad essere dei democratici laboratori di idee non tutto sarà perduto. Se continueranno ad essere dei trampolini di lancio per politici di carriera, sempre gli stessi, non solo dovremo sopportare Berlusconi ed i suoi discendenti per moltissimi anni: cominceremo ad avere difficoltà a distinguere gli uni dagli altri, scivolando lentamente in una morbida, soporifera e devastante dittatura.

11/04/08

Elogio dell'inutilità

L'utilitarismo è una corrente filosofica etica, che si occupa di stabilire quali comportamenti umani siano corretti e quali siano riprovevoli. In particolare i filosofi aderenti a questa branca definiscono "utile" ciò che arreca piacere e felicità.
Dunque essere costretti a votare due sole persone, Berlusconi o Veltroni, per giunta senza poter nemmeno esprimere la propria preferenza, non fa parte del libero arbitrio, non può quindi essere considerata cosa piacevole e quindi utile.
La nostra società ha completamente stravolto il concetto di utile, lo ha trasferito dalla sfera della soddisfazione morale a quello del raggiungimento degli obiettivi meramente materiali. Tutto oggi è mercificato: nel mercato globale anche i sentimenti ed i valori etici sono quantificati economicamente. Tutto quello che non contribuisce alla crescita del prodotto interno lordo, del fatturato e degli scambi economici è privo di valore, non esiste alcun indice macroeconomico che misuri la solidarietà, l'istruzione e la salute di un popolo.
Tutti gli errori della nostra generazione sono racchiusi in questa migrazione dal piacere alla ricchezza: solo chi confonde la felicità con il denaro può definire moralmente accettabili le guerre, la pena di morte, gli inceneritori e le centrali nucleari. Può accettare che migliaia di esseri umani vivano in condizioni miserevoli per di alimentare la differenza di potenziale tra paesi industriali e quelli del terzo mondo, che consente di avere forza lavoro a costi infinitesimali.
Gli uomini politici, seppure con diversi gradi di libertà, hanno sposato questa concezione materiale dello sviluppo, sono essi stessi frutto dell'aberrazione etica impostaci da chi ha accumulato enormi ricchezze.
Ecco perché occorre un grande gesto di inutilità in questa sessione elettorale, un' azione rivoluzionaria che ci affranchi da questi antichi fantasmi, retaggio di una politica sepolta dalle rovine della storia: votate secondo la vostra coscienza di uomini liberi e felici, non come servi sciocchi, indottrinati da pifferai pazzi ed insensati.
Io voterò per la lista civica "Per il bene comune" di Rossi e Montanari, per il coraggio delle loro scelte di programma e per la totale assenza di compromessi con chi ha fatto del mondo una pattumiera ed una prigione. La mia rivoluzione inizia da qui, con un gesto inutile ma felice.

07/04/08

IO BOICotto PECHINO 200otto II

Il Tibet è un paese occupato con la forza da più di cinquant'anni dalla Repubblica Popolare Cinese. I soldati di Mao ed il governo cinese hanno impedito al popolo tibetano di poter liberamente praticare il proprio culto e di esercitare il diritto all'autodeterminazione dei popoli. Tutto questo è avvenuto sotto il silenzio compiaciuto e compiacente dei paesi occidentali e degli organismi politici ed economici internazionali: la Cina è un mercato di dimensioni enormi e a nessuna potenza industriale conviene inimicarsi il governo cinese. Anche il nostro paese ha fatto la sua parte: delegazioni della Confindustra, accompagnate immancabilmente dal Presidente del Consiglio di turno, sono accorse nel paese della Grande Muraglia a magnificare gli enormi incrementi del loro prodotto interno lordo, trascurando alcuni dettagli etici trascurabili, come le torture che vengono comminate ai dissidenti, come l'applicazione sistematica della pena di morte, eseguita in maniera orrenda, con un colpo di pistola alla nuca del condannato, legato mani e piedi ed inginocchiato come un agnello sacrificale.
Il Comitato Olimpico Internazionale è da tempo un comitato di affari, gestito da personaggi che non hanno nulla a che fare con lo sport e che assomigliano sempre di più a finanzieri d'assalto e privi di scrupoli. Il CIO subisce di continuo le pressioni politiche degli stati membri: la Cina non ha chiesto di organizzare le Olimpiadi del 2008, lo ha preteso. Ha capito di poter sfruttare la vetrina internazionale dei giochi olimpici per dare una parvenza di legalità ad un governo dittatoriale che tratta i lavoratori come animali da soma, che consente ai propri dirigenti ed alle mafie locali un accumulo di ricchezze di dimensioni inimmaginabili. Così fece Mussolini, ai mondiali di calcio organizzati in Italia nel 1934, e così fece Hitler nelle Olimpiadi del 1936.
Nessuno ha avuto il coraggio di opporsi a questa auto candidatura, nemmeno gli Stati uniti, alle prese con una crisi economica drammatica che ricorda per molti aspetti quella del 1929. George Bush sarà presente a Pechino come ultimo atto di una carriera nefanda e distruttrice, per il popolo americano e per il mondo intero.
Questi sono i risultati di una visione della politica e dell'etica in termini esclusivi di mercato e di finanza. Le direttive non vengono individuate in base ai doveri morali e sociali ma alle convenienze economiche ed alle pressioni di gruppi di potere monopolistici che hanno la capacita di condizionare l'informazione e l'intera classe politica di molti paesi.
Per questi uomini è normale mandare a gareggiare un gruppo di atleti a pochi metri dalle carceri in cui non vengono rispettati i più elementari diritti umani, in nome del profitto e del mercato.
Per me è più importante la vita di un sol monaco tibetano che di tutti i dirigenti del CIO, di tutti i governanti accecati dalla corruzione del dio denaro, di tutti i pavidi "ma anch-isti", sempre attenti a non prendere posizione per poter cadere sempre in piedi.
Io boicotto queste olimpiadi macchiate di sangue, non vedrò alcuna trasmissione televisiva e cercherò di non acquistare i prodotti che sponsorizzano questo evento mediatico. Se lo faremo in tanti daremo un colpo mortale all'unica parte sensibile di questa congregazione di affaristi privi di scrupoli. Ecco il link dei siti che sponsorizzano la comitiva italiana a Pechino. IO BOICotto PECHINO 200otto

29/03/08

Il partito che non sai

Vogliono farci credere che per le ormai mortali spoglie italiche l'unica salvezza sia il duopolio di cartapesta costruito con certosina pazienza dai fidanzatini d'Italia D'Alema e Berlusconi. E' indubbio che il nostro paese abbia bisogno di stabilità e di programmi politici a lungo respiro, ma siamo sicuri che queste armate Brancaleone siano così solide e non si sfaldino come neve al sole dopo pochi mesi dalle elezioni?
Quando il trippone del Foglio tirerà in ballo la questione dell'aborto la Binetti ed i radicali staranno sullo stesso lato dello schieramento? E Fini e Buttiglione? Non ci saranno allora i soliti comunisti o quei scavezzacollo dei leghisti a far da alibi.
L'importante è che queste cose la gente non le sappia e quindi, dopo anni di litigi col cronometro alla mano, Berlusconi e Veltroni hanno deciso che la "par condicio" non s'ha da fare, alla faccia di tutti gli altri schieramenti.
Tuttavia non provo alcuna pena per la Sinistra Arcobaleno, per i Socialisti e per la Destra di Storace: sono carrozzoni ben foraggiati dalla legge sul finanziamento pubblico dei partiti. Inoltre tutti questi sodalizi hanno almeno una testata giornalistica che li difende e che a sua volta gode di altri finanziamenti pubblici. Soldi nostri, sottratti alla sanità, alle scuole ed ai trasporti pubblici.
Invece stanno nascendo sodalizi di persone perbene, che non hanno dietro alcuna cordata di malaffare, né banche e tanto meno cooperative: uno di questi è "Per il bene comune", lista civica nazionale rappresentata dal dott. Stefano Montanari.
Per i più distratti ricordo che Montanari è ricercatore sulle nanopatologie, e direttore scientifico della Nanodiagnostics. Ma non voglio anticiparvi niente, leggete il programma nel loro sito e fatevi liberamente la vostra opinione: io mi sono convinto della loro buona fede, della valentia delle loro idee e per questo li voterò alla prossima tornata elettorale.
E' inutile tentare di cambiare musica se i suonatori sono sempre gli stessi: basta con le navi lussuose di Berlusconi e di D'Alema. E' ora di un po' di Montanari.

25/03/08

Liberisti d'accatto

In Italia gli imprenditori, specialmente quelli prestati alla politica, sono tutti liberisti. Amano le economie in cui lo Stato si faccia da parte e lasci spazio alla libera iniziativa ed al libero mercato. A parole. Nei fatti sono degli sciacalli, pronti a rilevare imprese decotte con i soldi pubblici: massimo risultato col minimo rischio. Anche il re dei "self made man", Silvio Berlusconi, appartiene alla razza accattona, pardon, padrona che si mette in campo lasciando gli oneri ed i rischi d'impresa allo Stato. Dopo ben quattordici anni di disonorata carriera politica si accorge che Alitalia ha bisogno di aiuto: e chi se non lui, tramite i suoi amatissimi figli, può salvarla, con una cordata di famiglia. Peccato che il nano di Arcore abbia deciso che a pagare questa nobile transazione siano tutti i cittadini, tramite un "prestito ponte" che il governo dovrebbe regalargli. E meno male che il suo partito-azienda propugna lo slogan "meno tasse": chissà dove pretende che il governo vada a reperire i soldi per questo prestito. Quello che spiace è che la maggioranza dei cittadini ascolti queste cose non da un ubriacone in procinto di essere gettato fuori dall'osteria, ma dal probabile prossimo presidente del Consiglio e, successivamente, dal futuro presidente della Repubblica. Se tanto mi da tanto, preferisco votare Vanna Marchi o nonno Ugo: almeno questi, quando ti rapinano, non pretendono anche che gli dici grazie.

11/03/08

Ciarrapico ed il Lodo Mondadori

Il caso "Ciarrapico fascista" in realtà nasconde una verità più grave e mira ad alzare un polverone affinché la gente non ricordi i trascorsi giudiziari dell'ex re delle acque minerali. Cito testualmente da Wikipedia:
Ciarrapico è stato condannato a quattro anni e mezzo di reclusione[1], ridotti in cassazione a 3 anni[2], per gli sviluppi della vicenda «Casina Valadier». Il 18 marzo è stato spiccato nei suoi confronti un mandato di custodia cautelare. E' entrato a Regina Coeli il 21 marzo e il 24 aprile gli sono stati concessi gli arresti domiciliari.
L'11 maggio viene revocato il mandato di custodia cautelare ma la libertà è breve perché Ciarrapico è di nuovo arrestato e trasferito a Milano, con l'accusa di finanziamento illecito ai partiti. Dopo sette anni, quindi nel 2000, l'affarista fu definitivamente condannato. Tuttavia venne affidato in ragione della sua età, ai Servizi Sociali.
Condannato anche nel processo relativo al crack del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, in primo grado a 5 anni e mezzo di reclusione, ridotti in appello a 4 anni e mezzo[3]. Successivamente gli sono stati condonati 4 anni, e condannato a scontare gli ultimi 6 mesi in "detenzione domiciliare" per motivi di salute[4]. La condanna è stata confermata dalla Cassazione[5]. Non ha mai risarcito i danni alle parti civili cambiando continuamente residenza.
Mi chiedo e chiedo a tutti voi: ma come si fa a votare un partito, il PDL di Berlusconi, che candida nelle proprie liste un personaggio del genere? Come si fa a credere ancora alle promesse di una classe politica siffatta? Ahi serva Italia!

01/03/08

Oggi sposi

Dopo un lunghissimo fidanzamento, nato nel 1994 ai tempi della finta bicamerale D'Alema - Berlusconi, si sta per consumare il matrimonio tra il PD e il PDL. In fondo li separa solo un lettera, la elle, ma per il resto tutto si somiglia.
Se si leggono i programmi dei due schieramenti verrebbe la voglia di fare una denuncia per plagio, anche se, ad onor del vero, non è ben chiaro chi abbia copiato l'altro.
Alla fine ha vinto D'Alema ed il suo progetto di "normalizzazione" del centro-sinistra. C'è poco da fare: il baffetto si è sempre fidato di più del cavaliere che non degli uomini della sinistra più o meno radicale. Ha preferito lasciare per 14 anni una rete a Berlusconi, evitando di combattere il conflitto di interessi, anziché darla vinta a Bertinotti sull'estensione dell'articolo 18 ai lavoratori delle piccole imprese o ai verdi sulla gestione della raccolta differenziata dei rifiuti.
Il risultato di questo patto scellerato è sotto gli occhi di tutti: il paese è sfibrato da una classe politica cristallizzata, ricattata e ricattabile, serva delle caste e casta essa stessa, incapace ad affrontare i problemi reali del paese o, peggio ancora, negletta.
Forse domani sapremo i nomi dei politici che hanno portato i soldi a Vaduz, ma state tranquilli: saranno solo mezze calzette, presta nomi e lacchè. I ladri, quelli veri, sono saldamente in sella e ci resteranno a lungo. Faranno bella figura nelle loro poltrone, venerati da giornalisti in libro paga, strapagati grazie al gettito delle nostre tasse. Altolà, dunque, don Abbondio. Questo matrimonio s'ha da fare.

10/02/08

Voto a perdere

Poche cose chiedevano gli italiani onesti ad una classe politica sordomuta ed esosa: una riforma elettorale per poter scegliere liberamente il candidato di fiducia; una legge contro i conflitti di interesse che bloccano il nostro paese, imbavagliato da una serie di caste e corporazioni di cui quella berlusconiana è la più visibile ma non la più eclatante; la riduzione dei costi della politica ed, in generale, degli sprechi del carrozzone statale, per poter redistribuire tali risparmi verso le classi sociali più deboli. Invece, in questi pochi mesi di governo Prodi, dobbiamo registrare la legge sull'indulto, che ha consentito ad eminenti uomini politici ed alle loro consorti di risparmiarsi un congruo periodo di riposo forzato nelle patrie galere. E mentre il cartello dei petrolieri tiene in ostaggio la collettività alzando i prezzi dei carburanti a proprio piacimento, dimenticandosi sistematicamente di ridurli quando le quotazioni del greggio iniziano a calare, Bersani si è scatenato contro i tassisti e si è speso, in perfetta armonia col palazzinaro Casini, per riempire le nostre città ed i nostri paesi di inceneritori, senza incentivare in alcun modo la raccolta differenziata dei rifiuti.
Ora siamo chiamati di nuovo alle elezioni, con la stessa legge elettorale che consente ai partiti di inserire nelle proprie liste condannati per reati anche gravi, piduisti e mafiosi. Siamo obbligati ad andare a votare partiti nuovi composti da volti antichi.
Parlando con la gente, alla fermata del tram o in ufficio, due sono le alternative che si ascoltano più frequentemente: la prima consiste nel non andare a votare; la seconda nell'antica prassi di turarsi il naso e votare il meno peggiore, come Montanelli suggeriva ai tempi della DC. Gli italiani non sono affatto stupidi, hanno capito che, con la mossa di Veltroni di correre da solo e con quella più populistica di Berlusconi di fondere FI con AN, votare partiti di dimensioni modeste equivale a fare il gioco degli avversari politici. Sanno anche che l'astensionismo è un grande favore a chi interpreta la cosa pubblica come un affare privato. Ma, ad oggi, quali alternative ci sono e quali obiettivi occorre porsi dentro la cabina elettorale?
Non andare a votare è una cosa riprovevole. Non è solo un diritto, cui si può rinunciare a proprio piacimento. E' un dovere civico, sancito dalla costituzione. Chi si disinteressa delle elezioni manca di rispetto alle centinaia di uomini e di donne che, durante il fascismo e la seconda guerra mondiale, hanno sacrificato la propria vita per la libertà e la democrazia. Chiedete alle madri dei "desaparecidos" argentini, o ai nipoti degli uomini uccisi nei "gulag" se rinuncerebbero ad andare a votare. La nostra generazione, abituata agli agi, considera la democrazia come un dato di fatto, da poter trascurare ma non è affatto così. Basta poco per perderla, un po' di populismo condito con la xenofobia ed il razzismo: ingredienti che sono ben radicati in larghi strati della società italiana e che hanno consentito l'ascesa a Mussolini prima e ad Hitler poi. Chi non va a votare si rende complice della dittatura prossima ventura, strisciante e melliflua, che non ha bisogno di uccidere o di dichiarare guerre, ma che esporta la democrazia con le bombe, che controlla tutti i mezzi di informazione e droga il mercato impedendo la libera concorrenza.
Votare a destra, questa nostra destra italiana "ad personam", tutta incentrata sugli arroganti voleri e sulle laute convenienze del pluri-prescritto Silvio Berlusconi è l'esemplificazione dell'egoismo e della cecità del nostro paese. Sono ormai 14 anni che Berlusconi è sulla scena politica e ha sulle sue spalle almeno due disastrose legislature che hanno distrutto la magistratura ed i conti nazionali, grazie al ricorso alla cosiddetta "finanza creativa" di Tremonti. Se i governi di centro sinistra hanno commesso errori per la loro eterogeneità, per incapacità di alcuni ministri e sottosegretari, per l'arroganza di chi crede di essere il più intelligente di tutti, quelli di centro destra hanno fallito scientemente, per la loro attitudine a smantellare lo stato sociale e ad interpretare le istanze dei potentati e delle corporazioni. Donare una cosa così preziosa ed elevata come lo Stato, con le sue leggi e le sue regole, a costoro è come dare perle ai porci. E nessuno può trincerarsi nell'alibi "mettiamoli alla prova": li abbiamo già provati e siamo sopravvissuti a stento.
Dell'inefficacia dei governi di centro-sinistra si è già accennato. Molti dei componenti del PD sono gli stessi che si sono fatti battere svariate volte da Silvio Berlusconi nelle varie tornate elettorali. Gli stessi uomini che oggi consigliano Veltroni sono quelli che due anni fa hanno consentito al centro-destra di rimontare ben otto punti percentuali, facendo parlare Prodi quando doveva star zitto e viceversa. Il "nuovo" vice Veltroni , Dario Franceschini, è stato membro effettivo del collegio sindacale dell'Eni nei primi tre anni della privatizzazione, quella privatizzazione che ha consegnato ingenti risorse pubbliche nelle mani di pochi monopolisti privati. Per non parlare degli ottuagenari componenti del comitato etico del PD tra cui spicca il nome dell'emergente Ciriaco De Mita.
Non resterebbe che aggrapparsi a quel mare magnum che si alloca alla sinistra del PD e che, a meno di due mesi dalle elezioni, non ha ancora un nome e tanto meno un leader. Ma troppe sono le distanze che si frappongono tra i protagonisti della "cosa rossa", troppi i rancori, i personalismi e gli ancoraggi a dogmi ed ideologie che già trent'anni fa avevano mostrato la corda. Ma, ammesso e non concesso che in poche settimane Diliberto, Bertinotti, Pecoraro Scanio, Bobo Craxi, Rossi e Turigliatto riescano a trovare uno straccio di accordo elettorale, i voti che a fatica riusciranno a razzolare saranno tutti regali a Berlusconi, vista la cervellotica e poco costituzionale legge elettorale che tutti criticano ma che nessuno vuole seriamente cambiare.
L'obiettivo primario di queste elezioni è la difesa della democrazia e dello stato sociale, senza infilare la testa in terra come gli struzzi e senza regalare voti ai servi di Berlusconi. Ci vorrebbe un miracolo, gente nuova, perbene e credibile, non inquinata da decenni di frequentazioni della politichetta nostrana. No, non sto pensando a Beppe Grillo o a Marco Travaglio, né alla Boccassini o al fratello di Borsellino. Sto pensando a qualcuno di quei 300.000 firmatari del referendum contro i condannati al parlamento, a qualcuno di quegli operai che si alzano tutti i giorni all'alba per 1500 €, rischiando la morte tutti i giorni. E' un'utopia? Forse sì, chi può dirlo. Ma che bello sarebbe poter votare il signor Antonio Rossi, impiegato; Serena Bianchi, casalinga; Marta Verdi, studentessa. Che bello vederli sedere a Montecitorio con il maglione comprato ai grandi magazzini durante i saldi, ma con le idee chiare di chi sa di essere venuto dal popolo e di tornarci dopo due sessioni elettorali. E che bello vedere D'Alema, Veltroni e Berlusconi far la fila agli uffici di collocamento, ad elemosinare quei contratti a tempo determinato che loro hanno voluto. C'è poco tempo ma si può fare. Yes, we can. Surely.

23/01/08

Lapide ad ignominia

Lo avrai
Clemente Mastella
il governo che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.




Liberamente tratto da "Lapide ad ignominia" di Pietro Calamandrei, padre della Costituzione Italiana.

17/01/08

De profundis

Ieri, 16 gennaio 2006, è venuto a mancare lo Stato italiano. Si era gravemente ammalato quando il cavalier Berlusconi ha bloccato la possibilità di scelta del candidato alle elezioni con il cosiddetto "porcellum"; è entrato in coma con la legge sull'indulto che non ha liberato gli ultimi e i derelitti, ma ha fornito un lasciapassare a tutti i politici che hanno infranto le regole; è spirato ieri, quando la stragrande maggioranza dei senatori e deputati ha applaudito calorosamente uno dei discorsi più indecorosi ed indecenti nei confronti della Magistratura italiana, fatto proprio da chi dovrebbe rappresentarla e difenderla, il Guardasigilli.
Tutti hanno manifestato solidarietà al boss ceppalonico, persino dal Quirinale sono giunti segnali di stima. Se Pertini, socialista vero e non d'accatto come Craxi ed i suoi discepoli emigrati ad Arcore, fosse ancora Presidente della Repubblica, invece di frequentare teatri e salotti buoni come fa Napolitano, sarebbe a Napoli, a controllare di persona l'operato del commissario, del presidente della regione Campania e del sindaco di Napoli.
E che dire di Prodi che, come sempre in ritardo di comprendonio, ha respinto le dimissioni di Mastella cinque minuti prima che anche il ministro della Giustizia fosse iscritto nel registro degli indagati.
Quel fragoroso e vergognoso applauso ha posto l'intero consesso degli "auto-eletti" al di fuori ed al di là del civile e democratico equilibrio tra i poteri sanciti dalla costituzione italiana. L'applauso della classe politica, nella quasi totale interezza, l'ha catapultata contro la Magistratura i cui giudici sono stati sistematicamente messi sotto inchiesta e delegittimati prima dai forzati di Arcore e poi dagli ammiratori dei Capitani Coraggiosi ai tempi delle inchieste Unipol e Banca d'Italia.
E' bene che il mondo intero sappia che la gente per bene, i lavoratori e gli imprenditori onesti che, a capo delle piccole imprese, tengono in vita vegetativa il nostro paese, sono ormai prigionieri politici di un antistato parassita e corrotto e che non è più tempo di mediazioni con chi ha fatto della nostra repubblica un "vil bordello".
Si salvi chi può, dunque: i ragazzi appena usciti dalle moribonde scuole italiane si rechino all'estero a trovare pane, lavoro e dignità prima che il corpo senza vita del nostro stato venga smembrato al nord dagli analfabeti di Bossi, al sud dagli amici degli amici e al centro dallo Stato Pontificio.
Per quanto mi riguarda chiederò asilo politico agli eredi dei Borboni. Furono i primi in tutta Europa a costruire una linea ferroviaria, la Napoli - Portici. Tra la Jervolino e l'ultimo re dei Napoli non ho dubbi: aridatece Franceschiello.

16/01/08

200 milioni di euro per “curare” i morti della centrale di Civitavecchia

Gruppo Consiliare del PRC alla Provincia di Viterbo.

COMUNICATO STAMPA

200 milioni di euro per “curare” i morti della centrale di Civitavecchia.

200 milioni di euro per assistere le persone destinate a morire per le emissioni della futura centrale a carbone di Civitavecchia. Il dato sconcertante viene da un software dell'Unione Europea liberamente utilizzabile via internet sul sito istituzionale www.externe.info.it.
L'UE infatti mette a disposizione di tutti un programma, nel quale si possono immettere i dati relativi a centrali di varia entità. Il software a questo punto elabora una serie di proiezioni sulle conseguenze economiche e sanitarie a carico delle popolazioni che ospitano tali impianti.
Inserendo i dati ufficiali (certo non sovrastimati) della Valutazione di Impatto Ambientale per la riconversione a carbone di Civitavecchia, ipotizzando un periodo di funzionamento di 25 anni, ne risulta l'amaro conto di 200 milioni di euro che verranno spesi per accompagnare alla morte i futuri terminali, ma anche 100 milioni per chi sarà colpito da patologie meno gravi. Risulterebbero poi circa 500 milioni di euro che il popolo italiano dovrà pagare sotto forma di sanzioni, per il relativo sforamento del protocollo di Kyoto.
Abbiamo una legislazione a “tutela” della salute che consente di mettere in conto un certo numero di morti in nome del profitto. Ciò permette dunque ad una ristretta platea di padroni (politici ed economici) la singolare facoltà di cancellare altri esseri umani per legge di mercato, senza per questo essere riconosciuti come assassini.
Nel caso del carbone a TVN , la Provincia di Viterbo ha dimostrato di essere un istituzione “resistente” alla logica del profitto sopra la salute, un'istituzione della quale stavolta possiamo ben dire di essere orgogliosi.
Sono passate due mozioni che assieme segnano la condanna netta della linea energetica seguita dal centro-destra e dal centro-sinistra, che si alternano alla guida del Paese. La richiesta di dimissioni formulata dal Consiglio di Viterbo farà senz'altro sorridere Bersani, sempre che questi trovi buffo essere un ministro senza popolo, tanto nella Tuscia, quanto a livello nazionale visto che non rispetta il vincolo contratto con gli elettori tramite il famoso programma dell'Unione.
Il Consiglio Provinciale ha ufficialmente condannato la condotta del governo Berlusconi, e del attuale sindaco di Civitavecchia Moscherini (di centro destra), contro i quali si sono espressi unanimemente gli stessi consiglieri del centro-destra a Palazzo Gentili dei quali abbiamo stimato il coraggio. Lo stesso senatore Marini, in veste di consigliere provinciale, ha votato un emendamento di Rifondazione anche contro il suo attuale gruppo nazionale e non ci pare poco.
Di fronte ad un vero attentato alla salute pubblica, dei piccoli amministratori, quali sono i consiglieri di Palazzo Gentili, hanno creato le condizioni perchè sulla vicenda del carbone di Civitavecchia, fosse formalmente respinto il principio di affiliazione/padrinaggio colle coalizioni politiche nazionali. Per una volta degli eletti dai cittadini hanno dimostrato di comprendere bene a chi debbano obbedienza.
Bersani, Prodi, Berlusconi, Matteoli sorridano pure, sorridano anche i vertici dell'ENEL. Noi invece sorrideremo quando la nostra gente sarà al sicuro dalla loro politica energetica.
Difendiamo la nostra terra, difendiamo le nostre vite.

I consiglieri provinciali

Riccardo Fortuna
Massimo Miccini

La provincia di VT sfiducia Bersani

Viterbo - Palazzo Gentili - Pd in imbarazzo - Rifondazione vota con la minoranza - La maggioranza va sotto

Carbone, la Provincia sfiducia Bersani - 15 gennaio 2008 - ore 1,20 http://www.tusciaweb.it/notizie/2008/gennaio/15_7provincia.htm

La Provincia sfiducia il ministro Bersani e rispedisce al mittente il carbone.

La Befana non c'entra. Si tratta della riconversione a carbone della centrale di Torre Valdaliga Nord a Civitavecchia, per la quale ieri a palazzo Gentili c'è stata una seduta straordinaria di consiglio, dove con la partecipazione anche in questo caso straordinaria di Rifondazione Comunista, l'opposizione è riuscita a far approvare una mozione di sfiducia al ministro per lo Sviluppo economico Pier Luigi Bersani.
Rifondazione non solo ha votato ma addirittura il consigliere provinciale Riccardo Fortuna è entrato gamba tesa dicendo: "Chiedo un'integrazione alla mozione. Che venga sottolineato che la linea portata avanti da Bersani è quella che intraprese Berlusconi".
A presentare la mozione era stato il consigliere Udc Francesco Bigiotti. "C'è un solo responsabile per il carbone a Civitavecchia - ha detto il capogruppo Udc - ed è Bersani".
Il ministro è stato giudicato colpevole di non aver voluto riaprire la conferenza dei servizi. Una mozione che ha mosso qualche dubbio anche a chi dalle posizioni del ministro è lontano da sempre.
"Non ha effetti concreti - spiega Bengasi Battisti (Pd) - mentre i lavori vanno avanti. Occorre capire come fare per invertire la rotta, tutelando la salute dei cittadini". Battisti alla fine si è astenuto e la mozione è passata con dodici voti favorevoli (opposizione e Rc) e dieci contrari. Come dire che la maggioranza è andata sotto.
In una sala di consiglio gremita di comitati arrivati non solo da Tarquinia, ma anche da Civitavecchia. Tra i presenti, anche il commissario Arpa Carruba che ha messo in discussione la valutazione d'impatto ambientale dell'opera.

11/01/08

Smorfia napolitana: 11 'e Suricille e 38 'e Mmazzate

Ricordo molto bene le battaglie fatte dal presunto centro-sinistra contro le nomine di personaggi "in odore" di inchiesta giudiziaria. Da molte parti del Partito Democratico si sono levati cori in favore delle dimissioni del presidente della regione Sicilia, Totò Cuffaro, per le presunte contiguità con personaggi vicini alla mafia che sarebbero emerse da intercettazioni ambientali condotte dalle forze dell'ordine.
Oggi gli abatini del PD nominano come commissario "a tempo determinato" per la gestione dei rifiuti campani l'ex capo della polizia De Gennaro, indagato nell'inchiesta sul G8 di Genova con l'ipotesi di reato di istigazione alla falsa testimonianza. Alla faccia della coerenza e, soprattutto, della trasparenza.
Voglio fare la più semplice e banale delle previsioni: i 120 giorni del commissario non riusciranno affatto a risolvere il problema dei rifiuti campani, ma forniranno una giustificazione al centro-sinistra per silurare definitivamente l'ormai scomodo De Gennaro ed il codazzo di agenti segreti e/o giornalisti che fanno il tifo per lui. Inoltre forniranno lo spunto a Bersanetor "The inceneritor man" per dare il via alla costruzione di inceneritori che, senza una adeguata politica di raccolta differenziata dei rifiuti, serviranno a far aumentare leucemie, linfomi non Hodgkin agli sfortunati che abiteranno nel raggio di oltre 100 km da questi siti e fatturati alle ditte di costruzione degli inceneritori stessi.
Perché il vero problema dei rifiuti, in tutta Italia e non solo a Napoli, non è la mancanza di inceneritori ma l'assurda politica di ostracismo nei confronti della raccolta differenziata. Se il governatore Bassolino, che farebbe assai bene a dimettersi, avesse incentivato ed obbligato la raccolta differenziata 14 anni or sono, oggi non esisterebbe quel mare di merda cancerogena che circonda Napoli e dintorni: una buona parte andrebbe negli impianti di riciclaggio per la carta, per le plastiche e per i metalli; la parte umida andrebbe negli impianti di compostaggio e soltanto una bassa percentuale finirebbe nei forni crematori tanto cari ai "progressisti del Sì" ed ai "politicastri del fare".
Ma una politica del genere ha due grossi difetti: il primo è che non consente alla camorra di guadagnare ingenti somme dalla gestione clandestina dei rifiuti tossici, stoccati in aree assolutamente non protette, inviati da ditte dislocate in quelle regioni del nord che oggi si rifiutano di dare solidarietà ad i napoletani, con enorme danno per la salute dei cittadini. Il secondo difetto è che impedisce il business delle costruzioni delle centrali di termovalorizzazione gestite dagli amici degli amici: i nuovi capitani coraggiosi. Ed anche qui la camorra vedrebbe decurtato uno dei suoi affari più redditizi: l'inserimento di ditte gestite da propri prestanomi all'interno delle gare di appalto per l'aggiudicazione della costruzione degli inceneritori.
Chi se la prende con i Verdi, con gli ambientalisti e con chi, come me, ha semplicemente a cuore il territorio e la salute dei cittadini, mente sapendo di mentire e copre le vere responsabilità politiche e giudiziarie di una classe politica incompetente e debole, per non pensar di peggio, nei confronti della criminalità organizzata. Una classe politica che non sa far di meglio, per combattere la camorra, che mandare un'indagato dalla Procura della Repubblica per presunto depistaggio ed induzione alla falsa testimonianza. Con tanti ringraziamenti da parte della criminalità organizzata.

P.S.: Notizia della buona notte.
"Rifiuti: De Gennaro puo' aprire altre discariche oltre alle 4 gia' previste."
Garbage macht frei.