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Adios, companeros!

Oggi ai funerali degli operai torinesi deceduti mentre lavoravano nella fabbrica della TyssenKrupp sarà sicuramente presente una nutrita delegazione di personalità politiche locali e nazionali. Indosseranno la faccia da funerale, cercheranno di mettersi seduti accanto ai familiari e in posti ben coperti dalle telecamere e dalle macchine fotografiche. Questi eterni farisei contano sulla smemoratezza delle persone, sul fatto che la gente ha dimenticato che la stragrande maggioranza di questi galantuomini ha votato in Parlamento a favore dell'indulto e che tra i reati compresi in questa bonifica è compresa la pena di omessa sicurezza nei luoghi di lavoro. In parole povere chi ha contribuito a minare la sicurezza del luogo di lavoro, mettendo a repentaglio la vita degli operai e dei lavoratori, non si farà nemmeno un giorno di carcere se questo reato è stato commesso nel 2006.
Con che coraggio questi signori si rivolgeranno alle vedove, ai figli delle vittime? In nome di chi parleranno: del popolo italiano che indegnamente rappresentano o in nome delle loro prebende e cadreghini? Se queste parole sono l'esemplificazione dell'"antipolitica" ebbene allora sono orgoglioso di appartenere ad una categoria antitetica a quella frequentata da Berlusconi, D'Alema, Casini, Fini e compagnia cantando.
Quando, fra trecento anni, i ragazzi leggeranno sui libri di scuola le sorti del nostro paese all'inzio del terzo millennio, increduli alzeranno lo sguardo, come oggi facciamo noi quando pensiamo alle condizioni di vita durante il feudalesimo ed il medioevo.
E ringrazieranno quei pochi che oggi hanno il coraggio di uscire dal coro gaudente del partito democratico e del popolo di Berlusconi, dalle colonne codarde ed infami che infauste ci conducono all'abisso dell'etica.

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