Passa ai contenuti principali

Post

Io volevo una casa piccola

Io volevo una casa piccola, come quelle che facevano una volta. Una cucina piccola, un bagno piccolo e una camera piccola per mangiare, dormire, leggere un libro ed ascoltare la radio. Io volevo una casa piccola, con i muri di pietra grezza, larghi e spessi. E con le finestre piccole, per non fare entrare il freddo d'inverno ed il caldo d'estate. Io volevo una casa piccola con il tetto che si vede dall'interno, sorretto da vecchie travi di legno. E ascoltare il rumore della pioggia che tamburella nelle tegole. Io volevo una casa piccola, con un piccolo camino, e sedermici vicino per riscaldare le mani intirizzite dal freddo. E sobbalzare allo scoppiettio della legna che arde nel fuoco, e seguire le traiettorie impazzite della cenere incandescente. Io volevo una casa piccola, senza poltrone e divano, con un letto in ferro battuto ed un altissimo materasso di lana, che quando ti corichi scompari dentro una nuvola di sogni. Io volevo una casa piccola, con una credenza antica…
Post recenti

Al tappeto

Un pugile suonato, ecco come mi sento. Sì come quei pugili che vanno al tappeto dopo aver preso l'ennesimo gancio tra il mento e la mascella. Quei pugili che non vedono l'ora di cadere per essere contati dall'arbitro. Quando sei al tappeto i pugni sembra che non facciano più male, persino il sangue smette di uscire dalle arcate sopracciliari gonfie e tumefatte. Vedi il pubblico che urla, bestemmia e pretende che tu ti rialzi, perché ha scommesso su di te. Ma a te non importa più niente, sei al tappeto, nessuno può più farti del male. Il guaio è che non si può restare al tappeto per sempre, appena l'arbitro decreta il knock-out arriva qualcuno con i sali che ti rimette in piedi alla meno peggio e ti scaraventa sotto la doccia gelata. Perché domani c'è un altro combattimento da fare, un altro pugile da affrontare, più forte di te, più cattivo e motivato di te. Ormai non picchio più: alzo la guardia e aspetto che arrivi la gragnola di colpi: prima ai reni, per fiaccar…

Il cerchio

La prima volta che sentii parlare di austerità era l'inverno del 1973. In realtà allora si chiamava "Austerity" perché in Italia c'è sempre stata la moda di chiamare le fregature con nomi stranieri. Un po' per gretto provincialismo e un po' per non farci capire fino in fondo il peso reale della mazzata che sta per abbattersi sul nostro groppone. Dopo averci detto per anni che eravamo una delle economie più stabili del mondo ci trovammo improvvisamente a piedi, con la benzina ed il riscaldamento razionato, con i cinema ed i teatri chiusi alle 22:30. Inizialmente sembrò una cosa persino simpatica: le domeniche in bicicletta senza essere seppelliti dalle automobili, le città tramutate in gigantesche isole pedonali. Però scoprimmo di essere tornati poveri e pieni di debiti, con una inflazione degna della peggiore dittatura sud americana. Se invece del pentapartito di Gui e Tanassi avessimo avuto una classe politica decente, la crisi petrolifera del '73 sareb…

L'indimenticabile voce del grande tenore Franco Corelli

La mia ignoranza in fatto di musica classica è ben nota. Ma diventa abissale riguardo la musica lirica. Eppure in questi ultimi giorni, sono rimasto sinceramente folgorato dalla figura del tenore e dell'uomo Franco Corelli. Sentendolo intonare le arie più famose, i cavalli di battaglia dei tenori, da "Nessun Dorma" a "E lucevan le stelle", sono stato rapito dalla sua voce potentissima e dalla sua abilità nel domarla e piegarla alle emozioni e sensazioni. Un'altra sua dote era la grande presenza scenica e la forza interpretativa: era un tenore atipico, dalla figura atletica ed elegante. Era quel che si dice un bell'uomo oltre che un grande tenore. Ma soprattutto era un uomo schivo, forse fin troppo umile, educato e discreto. Mai un pettegolezzo, mai una concessione alla "dolce vita". Una vita vissuta tra la musica e la sua famiglia. Si ritirò dalle scene alla fine degli anni settanta, al primo accenno dell'immancabile invecchiamento della …

Ma quale follia!

Andrea sta molto meglio e difatti il professore che lo ha in cura da ormai molti anni ha diminuito le dosi degli psicofarmaci ed ha eliminato alcuni medicinali. Speriamo bene, forse c'è stato un eccesso di ottimismo. In effetti stamattina Andrea ha iniziato a gridare ed a saltare. Ce l'aveva con i politici che non fanno niente ed era preoccupato perché non sapeva chi votare. Dieci gocce di EN lo hanno calmato.
Voi direte che sarò un povero illuso ma secondo me uno che oggi si incazza per colpa dello stato pietoso in cui versa la politica italiana è più sano di mente di tanta gente che il 4 marzo si metterà in fila per andare a votare i propri carnefici. Caro Andrea, la prossima volta chiamami che mi metto ad urlare ed a saltare anche io. E magari prenderò pure il televisore e lo scaraventerò giù dalla finestra. In un mondo di pazzi la purezza d'animo viene curata con gli psicofarmaci e la disonestà premiata col potere e col denaro.

La peggiore campagna elettorale

Avendo superato i cinquant'anni, e non da poco, ho una certa esperienza di elezioni politiche e campagne elettorali.
Ma ad una cosa ignobile ed insopportabile come questa non mi era mai capitato di dover assistere. Partiti che nascono dal nulla (e nel nulla torneranno dopo il 4 marzo) solo per fare da stampella al #PD e #ForzaItalia. Vecchi volti della prima repubblica che si accasano in partiti che hanno sempre schifato ma che adesso possono assicurare loro una pensione da nababbi. Responsabili del declino economico, morale e politico del nostro paese che si ergono ancora a statisti ed economisti, millantando ricette miracolose e promettendo regalie insostenibili. Il tutto condito da una sequenza di giornalisti adoranti che, dimentichi della loro missione, tentano di mantenersi aggrappati al carro che ha permesso loro di vivere al di sopra dei loro meriti. E' questa l'Italia che ci rappresenta? E' questa l'Italia che ci meritiamo? Se continuerete a votare sempre gl…

Ti voglio bene

Camminiamo, nel selciato del Lungotevere di Roma. Tu, stretta nel tuo cappottino color fucsia ed io a pochi metri da te. Camminiamo in silenzio mentre la luna si specchia nel Tevere ed il traffico di Roma si dirada. Ti fermi e guardandomi negli occhi sussurri: "Mi dispiace". Mi fermo anch'io ma continuo a guardare in terra, come un bambino offeso. "E' successo tutto così in fretta" - aggiungi - "Improvvisamente. Non ho avuto nemmeno il tempo di telefonarti, di scriverti una lettera o di spiegarti. Non avrei mai voluto lasciarti solo". Trovo finalmente il coraggio di guardarti e di risponderti. "Lo so che non è colpa tua, è che mi sei mancata così tanto. Ma non subito, pensavo di poter fare a meno di te e invece sei iniziata a riaffiorare nei miei ricordi come un fiore che spunta dalla neve dopo i lunghi mesi d'inverno. Ti ho cercato in tutti i posti dove siamo stati assieme. Ti ho implorato nelle sere in cui impazzivo dal dolore. Ma nien…