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Bulli 2.0

Il bullismo c'è sempre stato, sin dalla notte dei tempi. Fa parte di quella assurda alchimia che si chiama appartenenza al branco condita con le aberrazioni della fase adolescenziale. Chi vi scrive ne è stato vittima oltre quarantanni fa e ne posso testimoniare tutta la pesantezza ed atrocità. La mia autostima ne è uscita duramente minata e fino a pochi anni fa, quando sentivo due persone ridere tra di loro, mi giravo terrorizzato convinto che fossi io il protagonista dei loro lazzi. La differenza con i tempi odierni è che allora non esistevano i social ed era difficile se non impossibile testimoniare l'accanimento fisico e psicologico dei "bulli" nei confronti delle loro vittime predestinate. E, non vedendo, anche chi sapeva ed avrebbe potuto intervenire si girava dall'altra parte, nascondendo la cenere sotto il tappeto. Genitori, insegnanti, presidi e talvolta anche le forze dell'ordine avrebbero potuto porre un freno ma era più comodo far finta di niente. …
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La democrazia ai tempi della pulizia dei cessi

Molti esponenti della politica italiana ci hanno abituati a dichiarazioni quantomeno sconcertanti. Ricordo come qualche tempo fa la Senatrice Finocchiaro (PD) rispose ad un giornalista che le domandava se gli stipendi dei politici non le sembrassero spropositati che, in fondo, lei non faceva mica il lavoro della "bidella". E' invece di ieri la dichiarazione del condannato Berlusconi che, secondo lui, i politici del Movimento Cinque Stelle non son buoni nemmeno per "pulire i cessi". Al di la delle proprie convinzioni politiche e della perenne campagna elettorale che vige nel nostro paese dal 1948 ad oggi è evidente come queste frasi siano il segnale dell'estremo scollamento della politica dalla vita reale e, quel che è peggio, del disprezzo che hanno i politici per chi si guadagna il pane facendo lavori considerati ingiustamente umili.
Ci sono migliaia di persone che la mattina si alzano all'alba per tenere puliti i nostri luoghi di lavoro, le strade, g…

Buona partita, Sauro

Ieri è venuto a mancare Sauro Tomà, un arzillo signore classe 1925. Dov'è la notizia? Sauro Tomà era l'ultimo ancora in vita dei pochissimi scampati alla tragedia di Superga del 1949, ove perì la quasi totalità della squadra del Torino. Che da allora fu chiamata, giustamente, il Grande Torino. Tomà era la riserva del meraviglioso terzino sinistro Maroso: nelle ultime stagioni di vita del Grande Torino, giocò abbastanza spesso, a causa di problemi fisici del titolare, ed ebbe sempre modo di far bella figura. Pochi mesi prima dello schianto di Superga anche lui subì un brutto infortunio al ginocchio: a quei tempi era quasi una sentenza definitiva per un calciatore professionista e difatti tutta la sua carriera ne verrà pesantemente compromessa. Ma quella che al momento sembrò una disgrazia, salvò invece la vita a Sauro, che non fu convocato per l'amichevole contro il Lisbona.  Tutta la squadra titolare partì per la Lusitania, assieme agli allenatori e ad una nutrita schiera…

"Pensa alla salute"

Pensa alla la salute. Già, è vero. Senza la salute non si può vivere, non si può essere felici, non ci si può innamorare o uscire di casa a fare quattro chiacchiere con gli amici. Ma la salute non basta, non è tutto. Esiste qualcosa di intangibile, che non ha peso o valore economico che tuttavia rende la vita degna di essere vissuta. Ed aiuta anche la salute a rimanere solida e florida. Questa cosa così impalpabile eppure così preziosa si chiama soddisfazione. Ognuno di noi trae nutrimento non solo dal pane che mangia ma dal ritagliare quei piccoli spazi, a volte infinitesimi oppure lunghi tutta la giornata, che riempiono il cuore e l'intelletto della gioia di una soddisfazione. C'è chi ama la lettura, chi fare lo sport, chi preferisce dedicare la vita al lavoro, alla politica, alla scienza, alla cultura o alla famiglia: tutti hanno il proprio giocattolo da tener custodito come il bene più raro. Ecco perché una vita in cui tutto è architettato per sopprimere le soddisfazioni …

L'ingegnere della mia prigione

Non posso lamentarmi. Molte, se non tutte, delle situazioni in cui mi trovo oggi e sono fonte di frustrazione e tristezza le ho cercate io. Le ho volute io, in quella che io chiamo la mia vita precedente. Raccolgo i frutti amari dei miei errori, delle mie debolezze, dei miti rincorsi lungamente e che poi si sono rivelati effimeri e vuoti. Non cerco alibi o attenuanti: avrei potuto e dovuto capire, ragionare, chiedere a me stesso se quello che stavo scegliendo era ciò che mi appagava o non il male minore. Per cercare di sopravvivere ai miei sbagli ho dovuto erigere un muro invalicabile attorno a me, un isolamento a metà strada tra l'eremitaggio e la prigione. Sono muri spessi, imperforabili che chi mi ama ha imparato a non poter nemmeno scalfire. Spesso urlo e nessuno ascolta, ma la colpa non è degli altri: io sono l'ingegnere della mia prigione, di questa inquieta solitudine che non trova sazietà.

Un po' di umiltà.

Stavo partecipando ad una discussione civile sulla mafia in una bacheca di una persona che stimo e seguo su Facebook. In particolare si parlava di Ostia e del suo degrado, dei recenti fatti che hanno coinvolto il clan della famiglia Spada e delle lotte che alcuni giornalisti stanno portando avanti per gettare una luce sulle mafie che attanagliano Roma e le sue periferie. Immancabile è arrivato il commento di un utente che ha tentato di strumentalizzare politicamente gli eventi, gettando fango sul #m5s e paragonandolo a CasaPound. E' fin troppo ovvio che l'utente sia di area #PD o di uno di quei tanti partiti apparentemente alla sua sinistra, che poi confluiscono di fatto nel #PD alla prima votazione alla Camera o al Senato. Avrei voluto rispondergli ma, non essendo nella mia bacheca, non mi è sembrato opportuno approfittare dell'ospitalità altrui. Gli rispondo qui, a casa mia, con maggior libertà. Innanzi tutto non è con la polemica politica che si sconfiggono le mafie, m…

Sempre se ti va

"Sempre se mi va." "Sempre se ti va." Da quando abbiamo iniziato a fare a modo tuo, fratello mio caro, la vita è diventata un posto bello da vivere. Almeno nei tuoi paraggi.  Vicino a te le mie paure svaniscono e le ansie si dissolvono come le nubi nei caldi giorni di primavera. Al domani penseremo domani: tu sarai la forza e la bontà che ho sempre cercato in me, invano. Oggi mi siedo accanto a te, sul divano. E mentre ascolti la musica sul tuo tablet chiudo gli occhi e poggio la mia testa sulla tua spalla. E finalmente sorrido.