Le ultime proteste organizzate dalla "rete" hanno avuto un ottimo riscontro informatico ma hanno lasciato le piazze semi deserte. Addirittura il presidio del Popolo Viola, davanti a Montecitorio, è venuto quasi alle mani con quello dei precari, in un'evidentemente difficile coabitazione.
Molti si sono affrettati nel decretare il "de profundis" della protesta su internet, mettendo a confronto queste ultime manifestazioni con quelle, a dir vero oceaniche, organizzate dalla CGIL e dal PD circa un anno fa. Cosa succede dunque? E' assuefazione da indignazione oppure i partiti e le organizzazioni sindacali si stanno prendendo la rivincita sulla cosiddetta "società civile"?
Il fenomeno è assai più complesso e sfaccettato. Probabilmente si sta passando da una prima fase di indignazione pura, in cui basta il semplice tam-tam informatico per fare scendere in piazza la gente, ad una seconda fase di ancora difficile individuazione.
Si inizia ad avvertire l'esigenza di una fase costruttiva rispetto a quella puramente distruttiva della protesta. Le persone stanno cercando delle strutture di riferimento per iniziare una nuova era, in cui fondare i presupposti di una repubblica più giusta e democratica. Il problema è che, al momento, non vi sono realtà politiche e sociali in grado di soddisfare questa esigenza. C'è una vacanza rappresentativa che, se da una parte lascia nella panchina di internet la maggioranza degli "indignati", potrebbe portare a forme estreme ed incontrollabili di protesta, niente affatto virtuale.
Se la situazione socio-economica del nostro paese non accennerà a migliorare nei prossimi mesi, e tutti gli indicatori purtroppo avvalorano questa triste ipotesi, si potrà assistere a scenari di violenza sociale da parte di tutte quelle persone che non avranno più niente da perdere, perché avranno perso tutto: i risparmi, la pensione, il lavoro. E non basteranno più i post su Twitter o Facebook per placare la loro sete di vendetta. Insomma potrebbe essere questa la classica fase della quiete prima della tempesta.
Farebbero bene le forze politiche e sociali a riflettere attentamente su questo scenario, perché queste sono le fasi in cui iniziano le rivoluzioni. E le rivoluzioni si sa dove iniziano, ma mai si conosce dove andranno a finire.
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