11/09/11

Il mestiere di vivere

Sapete che vi dico? Che soffro di depressione. E non da ieri o ieri l'altro. Come mai? Vorrei saperlo anche io. Forse perché ne hanno sofferto mia zia e mio padre (all'epoca si chiamava esaurimento nervoso). Forse perché ho un meraviglioso fratello affetto da oligofrenia (ritardo mentale) di cui un giorno dovrò occuparmene a tempo pieno. Ad avercelo il tempo, visti gli orari di lavoro. Forse perché dal 2002 la azienda per cui lavoro ha cercato di indurmi al licenziamento svariate volte, offrendomi 30 denari. Perché le aziende "a la page" non licenziano, ti invitano ad andartene con una buonuscita che andrebbe bene se trovassi un nuovo lavoro dopodomani. Peccato che in Italia (e nel resto del mondo) a 40 anni sei un lavoratore obsoleto.
Nel frattempo, per sopravvivere, ho iniziato ad ingurgitare antidepressivi: fanno bene, come no. Però mi hanno fatto venire il glaucoma, l'ipertensione ed il fegato gonfio come una zampogna. Dunque ho smesso di prenderne e per di più all'improvviso, cosa sconsigliata in qualunque testo di psichiatria. Ma quando devi operarti e stai un mese all'ospedale non si può andare per il sottile: ti danno quello che serve alla sopravvivenza, il resto è un lusso che non puoi permetterti.
Quindi ora sono qui, con la voglia di distruggere i mobili di casa per il nervosismo, l'umore nero di chi vede il domani come una fonte inesauribile di sventure ed il senso di colpa di chi si rende conto che sta rovinando l'esistenza alle persone che gli sono accanto. Alcune meritevoli dell'amore più profondo e della gratitudine più immensa.
Perché lo scrivo? Vorrei dire le solite frasi che fanno belli gli scrittori dei blogger: "Lo faccio per condividere con gli altri le mie esperienze" ed altre cazzate simili. In realtà scrivo perché sono preoccupato e scrivere al momento è l'unica cosa che mi aiuta ad uscire da questo vortice di sensazioni terrifiche. Lo faccio perché ho paura di affrontare il mondo con le mie scarsissime forze e questo foglio di carta virtuale mi aiuta ad esorcizzare i mostri della mia mente per qualche minuto.
Come andrà a finire? E chi lo sa. Potrei uscirne fuori da solo o buttarmi nell'ex biondo Tevere. O forse so benissimo come andrà a finire, perché ho imparato a conoscere le mie spade di Damocle trenta anni fa. E non c'è tortura peggiore che conoscere per filo e per segno quale sarà il proprio destino.

2 commenti:

Lavinia Pucci ha detto...

A volte portiamo sulle spalle pesi che sembrano sopraffare ogni forza.
Altre volte siamo impaludati in spirali di stressor che sembrano non avere mai fine.
Forse diventa difficile modificare certe situazioni ma con un piccolo sforzo è possibile mutare prospettiva. Dovresti cercare di dare un significato diverso alle tue esperienze e prendere consapevolezza che è la visione negativa della vita a darti quel senso di impasse. Le difficoltà quotidiane e future sono inevitabili e bisognerebbe non disperdere risorse preziose in atteggiamenti di pessimismo, piuttosto incanalarle in modo funzionale verso la ricerca di alternative. E queste alternative ci sono, credimi.
Vedi, questa ansia generalizzata, questa tendenza a elaborare ogni cosa in senso negativo, alimenta questa tua condizione depressiva.
Se permetti, noto tra le tue parole (strumento privilegiato della pagina virtuale condivisa)un aspetto importante molto positivo: tua capacità comunicativa di esprimere le sensazioni che ti opprimono. Affidare alle parole le emozioni è un modo per liberarsene e comunque una possibilità di osservarle al di fuori di sé con un diverso coinvolgimento.
Credo anche che l'interruzione improvvisa del supporto farmacologico debba essere riconsiderata perché, come tu stesso dici, non è tollerabile.
Hai descritto bene i tuoi stati d'animo e credo che per te sarebbe terapeutico valutare questo tuo blog come una sorta di diario in cui scrivere con costanza quello che provi. Ci saranno giorni di verve e giorni un po' così, ma il blog crescerà con te e con i tuoi lettori.
Spero di averti dato un pochino di incoraggiamento a prendere in mano la tua vita :-)

Stella ha detto...

Tutto di un fiato. Senza respirare. Immaginando, anche se non li conosco i tuoi occhi, e le tue mani. Dopo mi son sentita schiacciata, nella possibilità che ci sia solo una tastiera che accoglie le tue sensazioni. E quindi, non voglio ripetermi ma, gli orizzonti a fianco sono sempre una fonte di speranza. Anche dal pozzo più profondo, quello che proprio è stato scavato per anni, si può vedere la luce della luna. Perfino da laggiù. L'importante è guardare in alto. In sù.

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