Non è una questione di destra o di sinistra. E forse non c'è nemmeno da tirare in ballo la questione morale. In verità schierarsi con Marchionne significa solamente far parte del passato, essere incapaci di capire cosa è successo in questi ultimi due terribili anni. Marchionne è il prototipo del manager-finanziere: il suo obiettivo non è quello di produrre un bene che sia in grado di affermarsi sul mercato e nemmeno quello di strappare fatturato alla concorrenza. Il suo compito primario è quello di ottenere il più alto valore possibile per i dividendi da consegnare agli azionisti. E lui, da buon commercialista, sa bene come fare: spezzare l'azienda in diverse entità da ricollocare sul mercato azionario e iniziare una drastica riduzione del costo della forza lavoro tramite nuovi contratti, cessioni di ramo d'azienda e licenziamenti.
Novanta volte su cento il mercato paga queste strategie: le azioni salgono, i dividendi si incrementano ma poi le aziende muoiono e con loro migliaia di posti di lavoro. Ma questo interessa poco ai manager stile Marchionne: tra un paio d'anni sarà altrove a fare le stesse cose, a far ancor più ricco chi già lo è ed a gettare sul lastrico centinaia di famiglie.
Sono stati i tanti Marchionne in giro per il mondo a creare la terribile bolla speculativa che ha fatto piombare i cosiddetti paesi sviluppati in una crisi che pochi hanno il coraggio di dire che è peggio di quella del 1929; finanzieri privi di cultura aziendale, incapaci di appassionarsi al bene che essi stessi devono produrre. Ecco perché dico che Marchionne e tutti i politici di destra e di sinistra che lo adulano sono dei dinosauri che appartengono ad un era industriale superata dalla storia perché fatalmente dannosa. E, di contrasto, si spiega invece la modernità assoluta di chi vuole impedire che si continui a fare scempio del lavoro e della produzione. Sono assai più moderni gli operai che domani diranno no al ricatto di Marchionne. Perché questi operai, attraverso la difesa della dignità del loro operato, hanno in mente una FIAT diversa, una FIAT che faccia tornare al centro dell'universo produttivo l'automobile, il prodotto finale.
E non è difficile riuscirci, basta investire sulla ricerca che miri a prodotti tecnologicamente avanzati anche dal punto di vista della sostenibilità ambientale: il motore a scoppio ha più di cento anni, il primo che riuscirà a sostituirlo con altre forme motrici più efficienti termodinamicamente avrà mille anni di prosperità. Basta tornare ad investire sul design: non si vendono in Europa e nel mondo macchine brutte, prive di qualunque "appeal" e senza alcun "family feeling".
Certo, occorrono investimenti per effettuare queste politiche aziendali: le risorse ci sarebbero se Marchionne decidesse di spostare in nuove tecnologie parte dei suoi lauti guadagni e di quelli del consiglio di amministrazione. Ma un avido ed insensibile commercialista come Marchionne queste cose non le può capire: come un vecchio dinosauro ferito a morte può soltanto continuare a distruggere tutto quello che lo circonda, prima di finire distrutto anche lui.

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